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TERZA PAGINA
dechirico
SCRITTORI EMERGENTI
Sabrina Calzia
lameta

C'è una domanda, nella vita di Perseo. Che attende una risposta.
La risposta non può arrivare subito, occorre Tempo. Ma il Tempo è un nemico e, per vincerlo, Perseo ha solo la memoria. I ricordi sono lanterne. Che lui può accendere, nel buio della notte.
Cosa sarebbe il suo oggi, senza i ricordi?
Nulla. E mai.
Per fortuna loro ci sono. A zittire, per un attimo, l'insopportabile ticchettìo.
A bloccare, per un po', le instancabili lancette...

"Per arrivare all'alba, non c'è altra via che la notte." (Kahlil Gibran)

Questo è forse uno dei libri più difficili che io abbia mai recensito. Le mie sono semplici opinioni, commenti a caldo fatti dopo aver chiuso il libro. Ma questa volta mi trovo in difficoltà.
(dalla prima pagina)

Dal 6 marzo al 2 giugno 2010, alle Scuderie del Castello Visconteo di Pavia si terrà la mostra Giorgio de Chirico. La suggestione del Classico, promossa dal Comune di Pavia e dalla Provincia di Pavia, prodotta e organizzata da Alef – cultural project management, in linea con il progetto di valorizzazione delle Scuderie del Castello Visconteo, condotto attraverso una costante programmazione di elevato profilo culturale.

Come afferma Gian Marco Centinaio, Assessore al Marketing territoriale e Cultura del Comune di Pavia, “Dopo il grande successo dell’esposizione Da Velazquez a Murillo, le sale del Castello Visconteo di Pavia hanno l’onore di ospitare la mostra La suggestione del Classico di Giorgio de Chirico. Si tratta di un appuntamento particolarmente importante e di prestigio, frutto della sinergia che questa amministrazione ha subito instaurato con la

 

dechirico2

 Provincia di Pavia e che rientra nel progetto di valorizzazione delle Scuderie del Castello Visconteo.
Con la mostra dell’Ermitage si è toccato un livello molto elevato e l’amministrazione vuole continuare su questa strada con altri appuntamenti di prestigio: l’esposizione di de Chirico è solo il primo passo di un percorso che intende porre Pavia al centro dell’attenzione culturale internazionale, come è giusto che sia”.


La mostra presenterà 40 opere di de Chirico - tra dipinti e sculture realizzati tra gli anni Trenta e gli anni Settanta del Novecento - selezionate da Victoria Noel-Johnson e Sabina D’Angelosante per la Fondazione Giorgio e Isa de Chirico di Roma, da cui provengono tutti i lavori.
A questo nucleo si affiancherà una serie di reperti provenienti dai Musei Archeologici della Provincia di Salerno, selezionati da Matilde Romito, che evidenziano la suggestione esercitata dal classico nell'arte del maestro della Metafisica.


Rici
de L'angolo dell'Archeologo.



archeo
Sabrina Calzia è l'unica esordiente (non me ne vogliano gli altri, perché ognuno ha il suo stile) che scrive con il cuore. Mi sono commossa. Leggendo il racconto della vita di Perseo, mi si sono inumiditi gli occhi. E non capita spesso di commuoversi di fronte alle pagine di un libro.
"La metà di credere" non è un testo facile. Non si tratta di avventure, di gesta eroiche, di fantasia, di vampiri... Se cercate un testo con il quale trascorrere un pomeriggio spensierato prendete la Troisi. Questo libro ci invita a riflettere, a riflettere su un dramma che tutti potremmo vivere nella nostra vita: quello di perderCi, quello di svegliarci una mattina e scoprire di non sapere chi siamo, di non essere in grado di riconoscere la realtà da una realtà fittizia. Perseo è l'unico protagonista del romanzo, e la sua non è stata una vita facile. Eppure egli trova la cura contro il Tempo, la cura contro la Morte. Perseo ritrova se stesso nei ricordi. E' buffo, ma qualche giorno fa ritrovai un mio vecchio diario datato 1999. Esattamente 10 anni fa. Ne ho letto alcune righe, e non immaginate la mia sorpresa quando ho trovato scritto (e non ricordavo neppure di averlo fatto) "che cosa ci sto a fare io qui? sono forse nata per scrivere?". Ho sorriso leggendo quelle parole. E mi sono sentita Perseo in quel momento, che ripercorrendo il proprio passato, trova il suo futuro. Il Tempo così si inganna, imparando da esso. Sabrina ce lo insegna con una semplicità unica e rara. Io un testo così, se fossi un'insegnante, lo farei leggere a scuola.
Ripeto che è difficile parlare di questo libro senza parlare di sé stessi.
 
  E quando Sabrina affronta il discorso degli "Altri", io mi sono chiesta: e io con il mio "Altro" che rapporto ho? L'ho trovato? L'ho perduto? Dov'è adesso? La risposta è venuta da sé quando ho letto il mio vecchio diario: l'Altro per me è la scrittura. E non l'ho mai perso, né ora e né in passato. Se smettessi di scrivere allora si che il mio Altro scomparirebbe, anche io dovrei partire alla ricerca di Priscilla perché mi sentirei perduta. E devo ringraziare Sabrina per avermi aiutata nella scoperta di una cosa che in realtà avevo sempre di fronte agli occhi.
La sua narrativa è scorrevole, forse intervallata troppo dalla punteggiatura. Ma se questo è un suo espediente allora ben venga. E' elegante e semplice allo stesso tempo. Descrittiva e intuitiva. E anche la scelta di intitolare ogni capitolo con il nome delle stelle della costellazione di Perseo e Andromeda è molto originale e degno di nota.
L'unica pecca del libro forse è la copertina; troppo banale per un libro di questa levatura. No?
Grazie Sabrina per avermi fatto commuovere con questo tuo libro che consiglio vivamente a tutti. Complimentissimi!

ALESSANDRA PAOLONI

Segnalato da Collaborare
di Scrittori d'Italia
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sorpasso2

Il sorpasso
Perla cinematografica degli anni sessanta per la regia del compianto Dino Risi, in bianco e nero, con un cast molto valido: Vittorio Gassman, Jean-Luis Trintignant e Catherine Spaak.

 Tratta una vacanza in macchina di due “freschi” amici, Bruno e Roberto. Protagonisti molto diversi, Bruno, interpretato da Vittorio Gassman, ultra-trent’enne presuntuoso, narcisista, quasi infantile e trascinatore, Roberto, interpretato da Jean-Luis Trintignant, studente universitario dal carattere timido e introverso.

I due si incontrano per caso, o meglio, Bruno suona alla porta di Roberto e gli chiede se può fare una telefonata (cult!). A quel punto, una volta che Bruno entra nella casa di Roberto, comincia a fare velocemente amicizia e lo studente si lascia condurre dal carattere più forte di Bruno, il quale, in poche ore riesce a convincere Roberto a partire per un piccolo viaggio in macchina. “Non bevi, non fumi, non sai nemmanco guidare la macchina, ma che te godi della vita, tu?”, con questa frase Bruno commenta lo stile di vita di Roberto, caratterizzata dallo studio che lo porta a rinchiudersi dentro il proprio appartamento.

 I due partono e la piccola scampagnata diventa una sorta di “Odissea di ferragosto” gestita nel più dei casi da Bruno che con la sua spider bianca sfreccia per le vie d’Italia.

 Il personaggio Bruno a lungo andare diventa pure simpatico, perché la sua gioia e il suo entusiasmo sono reali e non mascherati, lui sta bene con se stesso e vuole rendere partecipe del suo stile di vita anche Roberto, il quale, quasi ammaliato da quest’uomo, nonostante si tiri sempre indietro a primo impatto, lo segue a destra e a manca, tra giardini, bar, spiagge e tutti quei luoghi che si possono visitare durante un giro in macchina.

 Bruno è sposato e separato e la sua famiglia può fare anche a meno di lui, quindi, si sente completamente libero da ogni preoccupazione. Nel film, appariranno comunque sia l’ex moglie che la figlia, Lilly, interpretata da Catherine Spaak che si sta per sposare con un vecchio industriale.

I due viaggiatori incontreranno Lilly in una delle tante tappe a cui si sottopongono, precisamente in una spiaggia marittima.
Il viaggio sta diventando sempre più stanco, Bruno continua ripetutamente a far provare nuove emozioni a Roberto, il quale appare decisamente più aperto e spigliato rispetto ad inizio film.

Ma per lui la sorte ha riservato una brutta sorpresa…

Frase di chiusura del vincente Bruno, sopravvissuto al triste evento, commenterà al vigile arrivato in soccorso “Si chiamava Roberto, il cognome non lo so, l’ho conosciuto ieri mattina…”

Skarabocchio di

La soffitta 2000

diciotto

IO SONO DIO
GIORGIO FALETTI


iosonodio


Editore: BALDINI CASTOLDI DALAI
Prezzo: 20.00 €

Non c'è morbosità apparente dietro le azioni del serial killer che tiene in scacco la città di New York. Non sceglie le vittime seguendo complicati percorsi mentali.

 Non le guarda negli occhi a una a una mentre muoiono, anche perché non avrebbe abbastanza occhi per farlo. Una giovane detective che nasconde i propri drammi personali dietro a una solida immagine e un fotoreporter con un passato discutibile da farsi perdonare sono l'unica speranza di poter fermare uno psicopatico che nemmeno rivendica le proprie azioni.

Un uomo che sta compiendo una vendetta terribile per un dolore che affonda le radici in una delle più grandi tragedie americane. Un uomo che dice di essere dio.

faletti1

Giorgio Faletti racconta "Io sono Dio":
non si riferisce né a me né a Berlusconi

«E' un thriller duro e puro, torno al mio vecchio amore»

«Ho scritto una parte del libro in un periodo in cui la salute non era al cento per cento. Ci sono stati momenti a New York in cui mi guardavo allo specchio e mi chiedevo: ma dove cavolo vuoi andare?» e sorride. Davanti a qualche centinaio di fans e curiosi lo scrittore esordisce sul palco con una battuta: «Innanzitutto voglio precisare – dice riferendosi al titolo del libro – che non si tratta di una biografia di Berlusconi né di una mia autobiografia. Sono sempre onorato quando qualcuno abbandona Carlo Conti e l’eredità o chi vuol esser milionario per venirmi ad ascoltare»

«Sono tornato al mio vecchio amore, il thriller duro e puro. I protagonisti sono due persone comuni che un pochino si sono perse e nel corso dell’indagine riescono a ritrovarsi. Una giovane detective del 13° distretto di New York e un reporter dal passato turbolento alla caccia di un terrorista psicopatico con il vizio di far esplodere palazzi. Per l’ambientazione mi sono ispirato alla guerra del Vietnam, la guerra curiosa e nefasta della mia adolescenza che non ha creato eroi ma soltanto vittime». 

lara

Gli strani viaggi di Lara Croft

Racconto semifantastico delle avventure di una forumista

Quarta puntata

appendice
Il romanzo d'appendice

Snerva e la diàspora zatterofila 

Il buco di Squinzio/a (seguito)

Espressi i miei dubbi direttamente a Snerva, ma lei non confermò ne smentì i miei sospetti, non perché non volesse o non potesse, ma perché ogni volta che qualcuno menzionava il giudice Regresso lei assumeva un'aria trasognata, e perfino i suoi occhi sembravano cambiar forma, non ci metterei la mano sul fuoco, ma ebbi la netta sensazione che si fossero tramutati in due cuoricini pulsanti. Un po' come in un famoso cartone, succedeva al cagnolino Spank, per farvi comprendere meglio, vi mostro una sua foto:

image

Fu il capitano Giango a replicare:
Giango: - Finalmente qualcuno che usa il cervello. Snerva ha cominciato a recitare poesie dopo essersi fidanzata col giudice Regresso. -

Lara: - Quindi, se ho capito bene, Snerva sarebbe stata manipolata da lui, ma per quale motivo avrebbe fatto questo? - chiesi incuriosita, cercando di non fare commenti sul presunto fidanzamento tra i due, pur sforzandomi non riuscivo ad immaginare il giudice in una veste 'romantica'.

Giango: - Si è voluto vendicare di tutti noi della zattera, perché non lo abbiamo mai invitato a mangiare il pesce arrosto con noi. Se non l'abbiamo
fatto è perché lui voleva farci arrestare tutti quanti... -

Lara: - Ah sì? E come mai? -

Giango: - Diceva che avevamo commesso un reato gravissimo: l'ipocrisia. -

Chissà come mai, la cosa mi suonava alquanto familiare, ma non indagai oltre su questa mia sensazione; se da una parte appariva chiaro che qualcosa o qualcuno avesse scatenato la rabbia e il furore di Snerva, dall'altra gli zatterofili non erano certo dei bimbetti candidi, puri e innocenti.

Feci del mio meglio per far capire a Snerva che, se pure aveva avuto dei validi motivi per reagire in maniera così dura, non era più il caso di continuare su quella strada, anche perché le offese e le provocazioni, che continuarono a pioverle addosso, sembravano causarle una certa sofferenza.

Fu irremovibile e anzi cominciò ad attaccare anche me, invitandomi a non impicciarmi (più facile a dirsi che a farsi) di affari che non mi riguardavano.

Era più o meno la fine di Agosto del 2008, ormai erano passati diversi mesi dall'uragano, e la zattera sembrava destinata a perdersi tra le onde, senza più nessuno a bordo, capitano a parte (un po' come nel Titanic).
In tutto questo gran pasticcio, l'unico a godere come un riccio, manco a
dirlo, era Squinzio, che si dichiarò ufficialmente 'nonna' di Snerva e suo protettore, e questo nonostante il giudice Regresso cercò di mettere in guardia la sua amata nei riguardi del filibustiere, adducendo che fosse un grande ipocrita.
Ancora oggi mi chiedo come mai non sia riuscito a convincerla a non fidarsi, l'accusa che gli aveva mosso era così insolita da parte sua.

Secondo alcune mie infallibili fonti, che non rivelerò, ciò che fece scoccare la scintilla tra Snerva e il giudice Regresso fu un Tango. Ebbene sì: pare che i due si fossero incontrati casualmente in una balera dove si esibirono in un ballo appassionato con tanto di rosa rossa tra i denti.

Lasciamo da parte Snerva e il suo principe per adesso.

In seguito, entrò nel buco Volphix con tanto di proposta estesa a chiunque avesse voglia di andare in un posto tranquillo, pieno di amore, affetto e amicizia nonchè totalmente privo di cattiveria, a bordo della sua Fenicottera.


Ciò nonostante, in tanti continuarono a recarsi nel buco della nonna, ma non saprei dirvi cosa avvenne con precisione, dato che partii per una nuova avventura e rimasi lontana per qualche mese.

In quel periodo avevo parecchie gatte da pelare, qualcuno aveva dato fuoco a Villa Croft, e in più il mio fedele collaboratore Allister, venne assassinato da una donna che mi assomigliava moltissimo. Gli indizi che riuscii a raccogliere prima che le fiamme divorassero ogni cosa, mi portarono in Grecia nel tempio di Venere, dopo recuperai tre potentissimi talismani.
(continua)

Fu proprio dopo che riuscii a trovare l'ultimo, superando innumerevoli pericoli, che udii una voce provenire da molto lontano (e non mi riferisco al regno di Shrek).
Qualcuno mi stava cercando, ma in quel frangente non capii chi fosse nè da dove mi chiamasse, una cosa però era certa: dovevo tornare.

Messi al sicuro i tre talismani, assieme a tutti i miei reperti che fortunatamente avevo spostato in un posto sicuro prima dell'incendio, scoprii che il richiamo proveniva dal buco di Squinzio, e con mia grande sorpresa anche da chi mi era stato inviato:
CITAZIONE (Zio Pivone @ 19/11/2008, 19:13)
Lara per me e' un mito.

Sento la sua mancanza.

Come spara cazzate lei su cose di cui non conosce una emerita fava e' ineguagliabile.

Dopo aver sentito le
puttanate di snerva, okalisca, crazyjo, volphix, lisaflop, pantera rosa, Solidad, pampubi e alcuni altri, mi aspettavo le cazzate abissali di larotta.

E invece niente... :cry:

Mi vuole male... :cry:
:( :( :cry:


Naturalmente colse l'occasione per invitarmi ancora una volta al villaggio, ma ero reduce da un'impresa faticosa, e volevo godermi un meritato riposo.
Non tornai più da Volphix nella terra promessa, sembrava proprio non ci fosse più un posto per me, ma ben presto un nuovo luogo, per lungo tempo rimasto inaccessibile, avrebbe aperto le sue porte a Lara Croft e a pochi altri "eletti".

Il caveau di Greta Garbury

Dopo l'affaire Snerva/zattera e il fallimento dell'esperimento "Fenicottera", ricevetti l'invito ufficiale da parte di "Lei": la più grande Diva del paese, ovvero Greta Garbury, a visitare il suo inaccessibile caveau. Reso tale da ella stessa perché pare che all'interno vi custodisse il suo più grande tesoro, ma all'epoca non sapevo di cosa si trattasse esattamente.
Ero certa non facesse parte di quel tipo di tesori che interessano a me, anche perché stava dentro ad un caveau e non ad una tomba.

Ho sempre pensato che declinare un invito, specie se proviene da una personalità così in vista, fosse sintomo di grande maleducazione, così accettai di entrare nel salotto buono di Garbury, a conversare segretamente con lei di questioni che avrebbero potuto salvare il mondo.
Prima di raccontarvi cosa avvenne all'interno del caveau, vi parlerò un po' di questa Diva, che ebbi la fortuna di incrociare per la prima volta al C4.

Dovete sapere che tra Garbury e crazyjo non correva buon sangue, e questo da anni. Non so in che modo una sempliciotta come crazyjo fosse venuta a contatto con una persona così distinta, famosa, intelligente, fine ed elegante come la Garbury, immagino si tratti di uno di quei casi sfortunati della vita che nemmeno una Diva può evitare.

Un giorno, mentre discutevo animatamente con crazyjo, apparve lei in tutto il suo splendore, e lo dico in senso letterale perché vi assicuro che in quel cielo grigio, la mia attenzione fu catturata da uno strano, potente bagliore. Solo pochi secondi dopo mi accorsi che era Garbury ad emanarlo.

Rimase soltanto un attimo, il tempo di dirmi quanto condivideva ciò che stavo dicendo (e lo disse bene, lo disse così bene...), allora non sapevo il vero motivo che l'aveva spinta in un luogo così angusto e inospitale, lo appresi più tardi proprio per bocca di crazyjo, ed è una bocca molto grande, almeno quanto è lunga la sua lingua, vi assicuro. Praticamente prima spuntava la bocca, e poi il resto del suo corpo.

Non so bene in che rapporti fossero inizialmente le due donne, se buoni o cattivi, quello che so è che crazyjo cominciò ad odiarla dal giorno in cui ella le regalò un fiocco marrone.
Dovevate sentirla: urlava e strepitava, inveendo contro Garbury con ferocia inaudita:

- TU. Mi hai ragalato un fiocco marrone, villana. TU. Sapevi benissimo che io lo volevo bordeaux! BORDEAUX. Vergognati! Mi fai schifo! -

Ora, non so come la pensiate voi, ma può capitare a chiunque di non indovinare i gusti della persona a cui si vuol fare un regalo.
Ma a crazyjo bastava pochissimo per dare in escandescenza, per cui, se vi capitasse di incontrarla, fate molta attenzione. Non canticchiate, non fate smorfie, non ridete, non mandatele sms con degli smiles finali e non regalatele videocassette nè indumenti marroni, solo bordeaux! O a limite, viola...
Se invece desiderate guadagnarvi la sua stima, fate pure uscire l'aria dal vostro intestino in tutta tranquillità, poiché lei lo fa costantemente, e talvolta le sfugge perfino qualcosa di più... consistente.
In caso contrario vi guadagnerete il suo odio perpetuo.

Ed è proprio quello che accadde a Garbury, ma lei non era certo il tipo che si lasciava intimidire o offendere senza reagire.
Così ne scaturì una guerra annosa e difficile, e come voi tutti saprete, i conflitti si lasciano dietro strascichi lunghi e dolorosi.
Questo rese la magnifica Garbury piuttosto insofferente, non riusciva più ad avere contatti sereni con le persone, sembrava che facessero a gara per irritarla. Da lì la grave decisione di rinchiudersi in un caveau, il suo Regno, la sua casa, la sua fortezza, dove nessuno avrebbe potuto minacciare il suo 'tesoro'.
Nonostante ella fosse profondamente convinta della bontà della sua decisione, la solitudine talvolta diveniva un fardello troppo pesante da portare. E allora decideva di uscire, e fu proprio in una di quelle occasioni che capitò al villaggio.

(continua)

Lara Croft
di
Frammenti
ftammenti
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POLPETTONE
sesta puntata

Seguì la corrente del traffico, che sembrava dirigersi tutta in un’unica direzione e, dopo una diecina di minuti, sbucò in una grandissima piazza: era effettivamente enorme, tutt’intorno correva in circolo una strada lastricata, lo spiazzo centrale, in terreno battuto, era punteggiato qua e là da pozzanghere e cumuli di immondizie dove pascolavano liberamente i porci.

Alla sua sinistra si aprivano una serie di stradine che portavano al fiume del Lavinaio. Le case erano in muratura e piuttosto basse, ad uno o due piani, con al piano terreno una fila interminabile di botteghe, ingombre delle merci più svariate.

L’esposizione continuava all’esterno, protetta dalle pennate e, al povero Gennaro, abituato alla campagna, sembrò di essere giunto nel paese di Bengodi: sacchi e sacchi di grano, orzo, ceci, fagioli, fave e un assortimento di sementi che non aveva mai neppure immaginato potesse esistere.

Più avanti un centinaio di carri carichi di botti di vino e numerosissimi facchini, con i barili in spalla ad aspettare i compratori. Più avanti ancora, una vasta zona era dedicata ai lini di Agnano. E poi ancora porci, asini, capre, agnelli, buoi, e sporte e panieri di frutta: mele, pere, uva, pesche, fichi, melloni.

E più il giovane avanzava, più era incantato: enormi mucchi di noci, nocciole, castagne verdi e secche, ed ancora cavalli, giumente, galline, oche, anatre, galli. E tele e stoffe multicolori.
 
Considerò che questa piazza doveva essere almeno dodici moggia, più della terra che la sua povera famiglia coltivava. Al centro, su di un palco rialzato si ergeva la forca e, poco distante, una trave con una corda, adoperata per la punizione dei reati minori.

- Guagliò! – Il richiamo veniva da un giovane pescivendolo che, sotto una pennata, spruzzava acqua su una spettacolare esposizione di pesce.
- Dici a me?
- E a chi allora? A ‘o cazzo che te va ‘nculo?
- Cosa vuoi?
- Puort stu pesce a ‘o cardinale. Quando tuorne te regalo.
- Mi dispiace... Non so dov’è... Sono appena arrivato in città.
- Nun cunusce ‘o palazzo Filomarino?
- Nun cunosco niente!
- E allora vaffanculo!

Gennaro si allontanò mortificato, ma poi pensò che aveva assoluto bisogno di aiuto: non aveva un soldo, non sapeva come fare per mangiare qualcosa o dove andare a dormire da qualche parte.
Si fece forza e tornò indietro:

- Senti per favore...
- Stai nata vota ‘cca?
- Ho bisogno di un lavoro. Non conosco nessuno...
- E vuò arricchì proprio a ‘mme? Ma vaffanculo va...

Che poteva fare? Si allontanò di alcuni passi e restò a guardare il giovane pescivendolo che intanto si era impegnato in una laboriosa trattativa con una anziana donna.
Nonostante i modi scostanti, quel ragazzo gli piaceva: aveva uno sguardo fermo e limpido, non poteva essere cattivo.
 
Rimase parecchio tempo a guardarlo, fino a quando il giovane, conclusa la vendita alla donna, raccolse due sporte di pesce dal retrobottega e si avviò, evidentemente per fare personalmente la consegna alle cucine del cardinale. Senza sapere perché, Gennaro lo seguì a breve distanza.

Il pescivendolo, con le due sporte in testa, lasciò la piazza e si inoltrò in un vicolo dalla parte settentrionale: procedeva sicuro e spedito, sempre seguito da Gennaro, in un dedalo di stradine puzzolenti.

- Guagliò, addo vaie cu stu pesce? –
Due loschi figuri avevano abbordato il giovane e si avvicinavano minacciosi.
- Chisto è ‘o pesce d’o cardinale…
- ‘O cardinale tene che magnà. Stu pesce ce lo strafucammo nuie.

Il giovane però non aveva nessuna intenzione di cedere: si mise ad urlare chiamando gente tentando di sottrarsi ai due.
Gennaro, da lontano, assisteva allibito alla scena. Poi, nella mano di uno dei due delinquenti, comparve un coltello... E la fionda entrò in azione.
 Colpito dritto in fronte, l’uomo perse i sensi e lasciò cadere il coltello. Prontamente il pescivendolo si liberò delle sporte e lo raccolse...
L’altro uomo realizzò subito che le cose si mettevano male e scappò a gambe levate.

Sacramentando il ragazzo si infilò il coltello nella cintura e si dedicò a raccogliere i pesci da terra risistemandoli nelle sporte. Gennarino lo raggiunse e si mise ad aiutarlo.
- Grazie, m’hai salvato ‘a ‘na brutta situazione…
- Figurati… quando ho visto il coltello… che dovevo fare?
- Aviva fuì, comme tutte ‘e persone cu nu poco ‘e cervelle ‘ncape!
- Così quello ti avrebbe ammazzato…
- Eh nun ce vo niente ‘cchiù… Ma me piaci guagliò… Comme te chiamme?
- Mi chiamo Gennaro e tu?
- Veramente io me chiammasse Tommaso Aniello, ma tutte me chiammano Masaniello.
- Viene, accumpagname a cunzignà stu pesce, po’ vedimme si te pozzo dà ‘na mano.
Si caricarono una sporta per uno e ripresero la strada.

Dopo pochi minuti giunsero al palazzo del cardinale. Gennaro rimase a bocca aperta di fronte alla grandiosità della costruzione: entrarono in un grande cortile sul quale si aprivano le porte delle stalle e delle rimesse per le carrozze. Nella parete centrale, di fronte al portone di ingresso, si apriva un vano da dove partiva una grandiosa scalinata di marmo che saliva dividendosi in due direzioni, per poi riunirsi ad ogni piano su di uno spazioso pianerottolo, dove si aprivano due porte alte quanto quattro uomini e larghe in proporzione.
Consegnarono il pesce in una grande cucina ad una signora che doveva essere la cuoca ma, da come era vestita, Gennaro pensò che fosse una regina.

Andando via e, mentre ancora scendevano le scale, Il giovane domandò:
- Ma non ti hanno pagato?
- Pavà? Ma tu ‘o sai chi è ‘o cardinale Filomarino? E’ l’ommo ‘cchiù putente ‘e Napule, pure o vicerrè adda fa chello che dic’isso.
- Si, ma tu il pesce lo paghi…
- E che vo’ dicere? Ma tu ‘o saie ca ‘cca o’ cummercio nun se po' fà si nun tiene ‘na bona prutezione? Tasse, gabelle, dazio, se magnassero tutte cose ‘lloro.

 Primma nun era tanto male, ma mo’ che ‘a Spagna sta facenno a guerra, le servono sorde e spremme a ‘o vicerrè. E ovicerrè c’adda fa? Spremme a nuie. ‘E nobile s’a cavano sempe. E o populo pava.
- E il cardinale che fa, non ti fa pagare le tasse?
- No, ‘e tasse se pavano sempe.  Mo te spiego: Pe’ pruteggere ‘o popolo (dic’isso) o Vicerrè ha fatto ‘na legge ca nuie avimma tenè esposto ‘na lista cu ‘e prezze (se chiamma l’assisa), ma ‘e prezze nun so chille ca dicimmo nuie, so chelle ca diceno ‘lloro. E cu chilli prezze non se po’ campa’.

Allora io, ‘o posto e l’assisa, ce metto nu' cartiello: “Fornitore ufficiale di Sua Eccellenza il cardinale Filomarino”, accussi ‘e ‘gguardie girano a largo.
- Ma non mi pare onesto.
- Ue’ scetate guagliò! Vuò essere onesto o vuò essere vivo?
- Va bene, va bene ho capito.

Ormai erano tornati nella piazza del mercato e Gennaro fu colpito da una grande chiesa.
- E quella che chiesa è?
- Moronna... Si proprio gnurante. Chella è a chiesa della Madonna del Carmine.Lu vidi quel recinto tutt’attuorno? ‘lla dinto le guardie nun ce ponno trasì; si tu fai nu delitto e po’ fuie ‘lla dinto, sì salvo. Se chiama “tiritto d’asilo”.
- E quelle colonne diroccate che sono?
- Chillo aveva essere ‘o spitale ‘e Cola. Ma poi nun s’è fatto ‘cchiù.
- E come mai?
- Mo te conto pure stu fatto: Cola era un uomo molto ricco e, per pietà verso la povera gente, si mise a costruire quest’ospitale. Un giorno andò alla preta del pesce perché si voleva fare una bella mangiata. Ma trovò solo un cefaro. Però nun s’accordò con lu piscatore per lo prezzo. Intanto arrivò un ferraro malvestito, e subito s’accordò con lu piscatore, e si pigliò il cefaro. Cola rimase molto ammirato e chiese al ferraro che arte faceva, e quanto tempo ci voleva per guadagnare i denari di quel cefaro. Il ferraro rispose che ci era stato due o tre giorni. Il Cola allora dimandò: “E come ti governerai se ti accadrà alcuna infermità?” Il ferraro rispose che, al presente voleva godere e che se poi gli fosse venuta qualche infermità, non gli sarebbe mancato l’ospedale di Cola.

Sentendo questo Cola si disse: “Adunque io faccio l’ospedale per i poltroni!” E accussì l’ospedale non fu mai finito.

Solitario.
(continua al prossimo numero)

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