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il CORRIERE FEDERALE |
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| Organo periodico di informazione della FEDERAZIONE | ||
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n. 19 del 26 ottobre 2010
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I FORUM IN OSSERVAZIONE I forum in osservazione sono forum i cui admin ci hanno chiesto di entrare in Federazione. Purtroppo il loro numero di visite non ha ancora raggiunto il minimo necessario per poter entrare. Ma sono forum che riteniamo abbiano tutte le caratteristiche per essere dei nostri e ci dispiacerebbe perderli. Li terremo quindi in osservazione sicuri che, anche con l'aiuto di tutti i confederati, raggiungeranno al più presto il necessario numero di visite. Qui di seguito vi presentiamo i due candidati. |
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SCRIPTA MANENT |
ABILITA' |
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"Scripta Manent" è un forum culturale nato dalla volontà di discutere fra esperti, appassionati o semplicemente curiosi riguardo una moltitudine di argomenti. Il forum spazia tra storia, arte, filosofia, letteratura, religione, politica, attualità, scienza, musica, libri e film. Ciascuno può esprimere il proprio parere purchè nel rispetto degli altri utenti. Non esistono inoltre posizioni di privilegio: amministratori e moderatori sono cariche accessibili ed esclusivamente burocratiche che servono a mantenere vivo il forum, non caste privilegiate come da altre parti purtroppo succede. Karma Negativo. |
Questo forum è nato dalla passione per le cose artigianali infatti vi sono numerose sezioni in cui si parla di varie tecniche di lavorazione, tra le quali decoupage, swarovsky, pittura in genere e tutte le novita' che riguardano la manualita'. in piu' vi sono altri spazi dedicati al tempo libero. Giadyna93 |
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Le interviste di Rolley Karma Negativo Ciao, Karma Negativo, e grazie di esserti reso disponibile a sottoporti alle pagliacc... ehm, alle interviste di Rolley! ![]() Di niente. Anzi, è un piacere per me aver l'onore di essere intervistato. Spero di aver occasione di mettere in chiaro molte cose riguardo a me e al mio forum, di modo che chi legga l'intervista possa essere ben disposto nei miei confronti e soprattutto nei confronti di "Scripta Manent". "Scripta manent", nato da pochissimo, sembra un forum molto interessante, soprattutto perchè le sue tante sezioni spaziano dai più svariati interessi culturali (storia, letteratura, filosofia, cinema...) ad argomenti di politica e di attualità: com'è nato o, meglio, da cosa è nata l'idea di creare un nuovo forum sostanzialmente culturale? L'idea di un forum culturale è nata molto tempo fa, nel lontano 2007. In quel periodo iniziai a frequentare vari forum la cui gestione spesso lasciava a desiderare, e ben presto mi venne l'idea di crearne uno mio. Nacque così "La Storia", un forum dove appunto l'argomento principale era la storia, ma nel tempo (durò in tutto un paio d'anni) si aggiunsero sempre più sezioni riguardanti ambiti come l'arte, la filosofia, la religione, il cinema, lo sport, la scienza... bene o male tutte quelle che ora sono le sezioni che si ritrovano in "Scripta Manent", forse anche di più. Varie cause hanno portato all'estizione di quel forum, fra cui specialmente dissidi interni ed un progressivo spopolamento. Da poco mi è tornata la voglia di discutere su forum, e ho pensato di lasciarmi il vecchio alle spalle. Così è nato "Scripta Manent", più bilanciato rispetto al forum precedente, ma che ne eredità i tratti essenziali. Certo, creare un forum da zero, anche con una certa esperienza sulle spalle, è sempre una sfida, soprattutto se gli argomenti trattati sono di un certo spessore ed è difficile trovare utenti in numero abbondante, ancor più diffile mantenerli una volta trovati. Come ogni buon amministratore mi piacerebbe dar vita ad una comunità florida, un'area di dibattito e soprattutto scambio. Non ho ancora avuto tempo di spulciare per bene tutto il forum, ma mi pare che manchi una sezione dedicata al cazzeggio o simil-tale: è una scelta consapevole o, più intelligentemente, preferite spalmarlo un po' su tutte le sezioni? Io sono sempre ben disposto al cazzeggio, all'humor e alla libera espressione personale. Creare sezioni apposite per queste cose significherebbe limitarle e convogliarle tutte in un determinato spazio, quando palesemente devono essere spontanee, espresse là dove sono concepite. Volendo ci sarebbe l' off topic, una sezione vastissima dove far rientrare di tutto e di più, ma è molto meglio se certe facezie le si fanno durante il corso delle normali discussioni. Rende gli argomenti meno astratti e aiuta la coesione del gruppo. Ho sempre odiato quei forum dove i topic sono asettici, nozionistici. Penso che in ogni discussione i protagonisti non dovrebbero essere gli argomenti elencati nel titolo, ma gli utenti che ne discutono. Si tratta di portare le cose ad un livello personale. Perchè "Karma Negativo"? Per scaramanzia? ![]() E' assai contorta la storia di questo nome. Quando iniziai a girare sui forum questo era il nick creato tempo prima da mio fratello, di fatto usammo questo account in comproprietà per un sacco di tempo. E' per questo che di solito con "Karma Negativo" si crea confusione, difatto anche se ora esisto solo con questo nick, per molto tempo siamo stati in due. Ho pensato svariate volte di creare un account mio, ma ormai tutti mi conoscono come "Karma Negativo", anche se questo nome non l'ho mai scelto io. Tanto vale tenersi questa identità ![]() Questo nick, comunque, non mi è nuovo: mi pare cioè di averti già incrociato su qualche altro forum prima che "Scripta manent" nascesse. Se è così, dato il genere di forum che negli ultimi anni mi è capitato di frequentare e sui quali eventualmente potrei appunto averti incrociato, ti chiedo: cosa pensi delle dinamiche forumistiche che, immancabilmente (dove in modo più evidente, dove in modo più sotterraneo), conducono a una costante competizione tra gran parte degli utenti? C'è innanzitutto da sottolineare che il circuito forumfree-forumcommunity rimarchia molto l'aspetto di competitività con classifiche basate sulle visite, voti, punti bonus e simili. Io stesso non nascondo una certa felicità quando vedo che le mie discussioni entrano nei primi risultati dei motori di ricerca e portano molte visite. Certo poi la competizione si sente anche fra gli stessi utenti all'interno di uno stesso forum, anche se per le mie esperienze più che di competizione parlerei di difesa della propria identità. Molto spesso infatti mi è capitato di postare su un forum e vedere risposte maligne da parte di utenti che su quel forum ci scrivono da molto più tempo, e che lasciano sottointeso un messaggio simile a "vattene, sei l'ultimo venuto, non abbiamo bisogno di te". C'è molta gente che sui forum ha raggiunto posizioni carismatiche di ampio prestigio, una sorta di privilegio all'interno di una comunità che li spinge al conservatorismo: non vogliono mettersi in discussione per paura di scoprirsi non all'altezza, di essere declassati. Quando non c'è un rapporto diretto fra le persone, ma ci si limita a scriversi a vicenda è molto più facile perdere la propria identità. E' questo, a parer mio, che sta alla base della "costante competizione tra gran parte degli utenti". E ora veniamo a te. Preparati al terzo grado attraverso una serie di pensieri miei che ti sottopongo come fossero domande: sta a te rispondere solo "sì", "no" o qualcosa di più, se lo vorrai. Quella reale è solo una dimensione del nostro essere: ce ne sono molte altre, e tutte molto più vere di quella. Tutto ciò che esiste, in quanto esistente, è reale. In questa ottica anche un pensiero è reale, anche una vaga percezione. Reale è anche la scala personale con la quale ciascuno valuta il grado di realtà delle proprie esperienze. Ci sono tante realtà quanti sono i punti di vista, ciascuna a sua volta frammentata a vari gradi. Far rientrare in uno stesso disegno tutte le realtà è poi cosa impossibile, ciascuno può conoscere solo la propria e al limite presupporre l'esistenza di quella altrui. Di fatto siamo chiusi in noi stessi. Il vero problema quindi sarebbe l'incomunicabilità. L'ambizione è la negazione del sogno: il sogno autentico non aspira mai a diventare reale. Per riprendere il saggio Leopardi, la realizzazione del sogno non da mai gli esiti sperati. Di fatto il sogno è irraggiubgibile, mal si concilia con la realtà, genera frustrazione, aliena l'uomo. Io credo che il sogno sia un'imperfezione, una mancanza verso cui è impossibile non tendere... si cercherà sempre di realizzare i propri sogni, quando se ne ha l'occasione. Magari con un po' di dinamismo, ridimensionando le proprie aspettative si riuscirà anche ad essere soddisfatti dai risultati raggiunti. Un sogno che non aspira a diventare reale vuol dire che è già perfetto così com'è, ma gli manca la dimensione della concretezza per essere davvero perfetto. Ci fu un tempo in cui trasgredire era il modo migliore per imporre la propria autonomia: oggi la forma più alta di trasgressione sta nell'assoluta integrità. Trasgredire è sintomo di autonomia solo quando le leggi e la logica della società oltre che regolare l'uomo, lo opprimono. Quando però le convenzioni sociali iniziano ad essere messe da parte, e ciascuno esce dagli schemi, si diventa molto più diversi dalla massa se le si continuano a seguire. Certo, mentre una volta si guardavano di mal occhio gli atei spergiudicati che insultavano Dio, adesso si fa lo stesso con chi si presenta puntuale tutte le domeniche a messa. E' il problema anche di quanto e fino a che punto siano giuste le convenzioni e gli obbligi morali e civici. Con la caduta delle categorie assolute avvenuta nel secolo scorso è ben difficile creare e mantenere una comunità compatta e sempre di comune accordo. Schierarsi contro ha senso solo contro un comportamento e non contro chi lo mette in atto: schierarsi contro una persona è fonte quasi certa di incoerenza. In effetti una persona ha molti comportamenti, schierarsi ciecamente contro ciascuno di essi non è facile e non è produttivo. Se c'è poi un'altra persona con le stesse abitudini di costui ma alla quale noi non ci opponiamo, ecco che l'incoerenza non tarda a uscire allo scoperto. Il modo migliore per mandare fuori di testa chi ha bisogno di insultare per cercare di colpire, è rispondergli con la più composta lucidità argomentativa, anche se questo comporterà un aumento esponenziale del numero di insulti. Lo so bene, ho avuto esperienze anche di questo. Vogliono il litigio. E' il famoso trascinarti al loro livello e poi batterti con l'esperienza. Ma non si fermano, il numero esponenziale di insulti crescerà finchè tu non ti abbasserai al loro livello. Una vera sconfitta per tutti costoro, è trovare qualcuno più esperto: non devono più potersi attaccare a nulla. L'amicizia è il contrario dell'alleanza: solo chi ti è davvero amico sa lasciarti completamente libero. L'amicizia non è una cosa premeditata o stupulata, con un contratto ben preciso. L'amicizia è una cosa che nasce spontanea, e durà finchè questa spontaneità sopravvive. La libertà fra amici non sta nel non ostacolarsi a vicenda (questo è proprio delle alleanze) ma appunto nel sapersi preoccupare l'uno dell'altro, anche ostacolarsi se necessario e saper essere ostacolati. Un amico è una persona da tutelare, purchè se ne mantenga sempre un buon grado di rispetto. Karma Negativo è un giovane studente che in questo momento si chiede dove io l'abbia comprata e se gliene vendo un po'. Si, non un giovane studente che effettivamente si sta chiedendo questo... Dove l'hai comprata? Me ne vendi un po'? ![]() Un articolo di Karma Negativo. Cambise e l'esercito scomparso "Le
milizie inviate contro gli Ammoni erano partite da Tebe utilizzando
delle guide; risulta che siano arrivate fino a Oasi, città abitata da
Sami appartenenti, si dice, alla tribù Escrionia; Oasi dista da Tebe
sette giorni di cammino attraverso il deserto sabbioso: la zona, in
lingua greca, è chiamata Isole dei Beati. Sin qui si ha notizia che
arrivassero le truppe; cosa sia successo dopo soltanto gli Ammoni sono
in grado di dirlo, o quanti l'abbiano saputo da loro, e nessun altro;
perché non raggiunsero gli Ammoni e neppure fecero ritorno. Secondo gli
Ammoni mossero da Oasi per marciare contro di loro attraverso il
deserto, ed erano già quasi a metà strada (fra Oasi e l'oracolo di
Ammone), quando un gran vento da sud si abbatté su di loro mentre erano
intenti a mangiare, un vento tanto impetuoso che li seppellì tutti
quanti sotto immensi cumuli di sabbia. Così scomparve un'intera armata.
Questa secondo gli Ammoni fu la sorte toccata alla spedizione".
Erodoto (Storie, libro III, 26).Questo è quanto racconta lo storico Erodoto riguardo la sfortunata spedizione persiana che nel 524 a.C. partì da Tebe egizia (dopo la conquista dell'Egitto da parte dell'imperatore Cambise II) e volta alla conquista dell'oasi di Siwa, attualmente situata in mezzo al deserto al confine fra l'Egitto e la Libia. Sempre Erodoto racconta che l'esercito persiano in questione era composto da 50'000 uomini, forse esagerando un po', ma come è possibile che un esercito composto da diverse migliaia di uomini si perda nel nulla senza lasciare alcuna traccia per secoli e millenni? Sono tre i dubbi su cui gli storici e gli archeologi hanno e stanno tuttora lavorando, ovvero come sia possibile che un esercito venga completamente sterminato da una tempesta di sabbia, come è possibile che non sia stato mai rinvenuto nulla di un esercito tanto vasto, e perchè distaccare un dispiegamento di uomini così vasto per conquistare una oasi che tutto sommato non è poi così vasta. Il terzo dubbio, sul perchè impiegare così tanti uomini, può essere risolto mettendo in dubbio le fonti, infatti Erodoto era solito esagerare in quanto a numeri (ricordiamo il milione di uomini che contava l'esercito persiano alle termopili contro i soli 300 spartani del re Leonida). Il numero di uomini andrebbe quindi ridotto, non si sa però di quanto, ma conoscendo le abitudini megalomani dei Persiani sarebbe comunque verosimile pensare che quell'esercito contasse se non proprio 50'000, comunque diverse migliaia di uomini. Il motivo della spedizione contro un'oasi così sperduta poi, è sicuramente la volontà di Cambise di soggiogare l'Egitto non solo politicamente, ma anche culturalmente. Infatti Siwa era famosa per l'oracolo di Amon, il più importante dio egizio ai tempi della spedizione. Per rendersi conto dell'importanza di questo posto basti pensare al fatto che allo stesso oracolo, qualche secolo dopo fece tappa persino Alessandro Magno, per farsi proclamare Faraone d'Egitto, di modo da essere da quel momento in poi riconosciuto dal popolo della valle del Nilo come sovrano legittimo, figlio stesso del dio. Certo, l'idea di Cambise una volta preso il potere sull'oasi doveva essere ben diversa da quella del grande Alessandro. E' probabile infatti che il Grande Re di Persia volesse l'oracolo per raderlo al suolo, annientando così ogni residuo dell'identità nazionale egizia come dimostrano anche altri episodi quali l'avvelenamento dell'ex legittimo faraone Psammetico, la distruzione della salma di suo padre Amasi e la pugnalazione in pubblico di Api, il toro sacro. (continua a pagina 3) |
AMORI E BICICLETTE - Che ne dici di arrivare fin lassù?.- Lassù?...ma-... Sei... Sei proprio sicuro? - Sì, certo. Perché non tentare?...in fondo, non abbiamo proprio niente da fare, siamo rimasti soli. Sarà una bella avventura, credimi. Era vero. Erano rimasti soli. Lui e lei. E lei era contentissima. Perché era quello che aveva sempre immaginato. Notti intere a sognare, a sperare che le cose, un giorno, potessero andare esattamente nel modo in cui le vedeva lei. A sperare che lui potesse, un giorno, capirla. E chiederle di vivere un’avventura insieme. Nella quale potesse accadere di tutto. Ma il bello era che erano insieme, pronti ad affrontare qualunque pericolo, qualunque avversità il destino avesse loro presentato. La vennero in mente le parole della sua canzone. Ma non trovava la voce. Eppure doveva provarci, doveva assolutamente approfittare di quella occasione per dimostrargli quanto lei lo amasse. Già, perché proprio di amore si trattava, non c’era altro modo per definirlo. Un amore che, finora, si era mantenuto segreto, come un fiore che vorrebbe sbocciare ma non ha l’occasione per farlo. A volte, quello che basta, è solo una goccia d’acqua. E il bel tempo. Così c’è più voglia di fare le cose. Quella goccia d’acqua era arrivata. Nemmeno lei lo avrebbe mai creduto. Stava a lei, adesso, ricreare il bel tempo. La condizione perfetta. Cominciò a pensare alla sua chitarra. Si ricordò che era con quella che aveva composto la sua canzone d’amore per lui. Giorno dopo giorno, guardandolo da lontano, sentendosi una reclusa, perché non aveva la forza, il coraggio (ammesso che fossero davvero queste, le ragioni) di dichiarare il suo amore. Si mise, per un istante, a riflettere. Proprio mentre corre con la sua bicicletta a pochissima distanza da lui, per raggiungere il luogo indicato. Pensa a quanto sia veloce, a quanto sia in gamba, a come riesca a mantenersi sempre davanti a lei. E pensa che questo amore, finora, non è stato altro che una corsa. Una corsa che, almeno finora, l’ha vista stare sempre dietro, a rincorrere. Ma una corsa, se è davvero tale, prima o poi deve finire. Non si può correre in eterno. Così, come loro riusciranno, prima o poi, a raggiungere la meta che si sono prefissata, allo stesso modo, acquisteranno consapevolezza che non possono stare che insieme. Di questo è convinta. È fiduciosa. Tuttavia, in questo vortice di pensieri positivi, non può fare a meno di domandarsi perché, spesso, esista un freno dinanzi alla forza dell’amore. Perché, pur provando tantissime cose per lui, non se l’è mai sentita di fare il primo passo? Se non fosse stato lui a chiederglielo, adesso, mentre stavano insieme, uno accanto all’altra, ognuno sul sellino della propria bicicletta, probabilmente quel fiore non sarebbe mai sbocciato. Sarebbe rimasto chiuso, ancora per chissà quanto tempo, in attesa della sua goccia d’acqua, pur sapendo che quella goccia era vicinissima, e che sarebbe bastato un lieve spostamento per andarle incontro. Ma non si può cambiare il destino. E, per i fiori, il destino è quello: stare fermi e in attesa, per sempre. Finché qualcuno arriverà a fornirgli ciò di cui hanno bisogno. Certo, con l’acqua è facile. Basta un po’ di pioggia, ed è fatta. Ma se la natura, per una volta, decidesse, improvvisamente, di fermarsi? No, si rende conto che ciò non è possibile. Però i timori lei li ha avuti lo stesso. A volte, quello che basta è solo un po’ di fiducia in più in se stesse. E il miracolo si compirà. Così ripensa alla canzone. Alla sua chitarra. Al fatto che deve farlo, non può tirarsi indietro. Avrebbe dovuto farlo anche prima, ma adesso, per lei, la cosa più difficile sarà riuscire a tirar fuori la voce migliore per accompagnare le sue parole. Parole che sa a memoria, tante volte le ha cantate chiusa nella sua stanza nella casa di campagna. Magari guardando il prato, fuori, per cercare l’ispirazione, quando lui non era nei paraggi. E lei se lo immaginava. Pensava a lui mentre faceva qualcosa. E, magicamente, le sembrava di ritrovarselo davanti. A pochi passi da lei. Attento, ad ascoltare la sua esibizione. Certo, adesso lei non aveva con sé la chitarra. Né avrebbe potuto essere diversamente, dato che stava in bicicletta, in piena corsa, e quella non era certo la condizione ideale per mettersi a suonare. Ma, forse, nemmeno per cantare. Pensò al vento. Al fatto che è uno dei fattori naturali che possono influire sull’impollinazione dei fiori. Una folata di venticello, ed ecco che una manciata di polline può raggiungere, delicatamente, anche il pistillo più riluttante. A volte, è necessario farsi forza grazie alla natura. Andarle incontro, e lasciarsi trasportare. Pensò ad una battuta che aveva letto su un libro, anni prima. Era un libro che parlava di un tale che faceva un cammino di vita per ricercare la conoscenza. Quel tale del libro si chiamava Siddharta. E, a un certo punto, diceva parole come: “se voi mi spingete, io mi lascio cadere”. Parole che le erano rimaste impresse, per la loro forza espressiva. Molto spesso, nella vita, non c’è nemmeno bisogno di sforzarsi troppo per fare qualcosa. L’importante è esserci, poi tutto verrà da sé. E, non appena un’occasione si presenta, non bisogna far altro che coglierla. “Lasciarsi cadere”, proprio come diceva Siddharta, in quel libro. Così si concentrò e , con quanto fiato aveva in gola, proruppe in un canto. Anche se sapeva che lui era qualche metro davanti a lei, e che, nello sforzo della corsa in bicicletta, poteva non accorgersi subito delle sue parole. Dammi, dammi la voce Dammi la forza per cantare Dimmi cosa devo fare Per dirti quello che penso Dimmi cosa devo fare Per parlarti dei miei sogni Per vederti affacciare a quella finestra Il tuo sguardo sopra il mio A parlarti dell’amore Il mio sguardo il mio brivido del cuore Sono pallidi in confronto dell’amore Dell’amore del quale ti voglio raccontare Con una voce più ampia E insieme a te divagare Divagare sulle note dell’amore Dell’amore solo di quello e basta Non c’è nient’altro di cui possano parlare Due persone che si vogliono bene Questa è l’unica cosa che conta Ti prego dimmi come fare Girati dove mi illumina il sole E anche in pieno giorno fammi sognare… Cantava. Non ci credeva nemmeno lei. Le sue parole, calde e immense, rompevano il silenzio che si era venuto a creare dopo le ultime battute che lui e lei si erano scambiate, prima di iniziare la corsa. |
Un silenzio che era rotto solo dal vento, che però procedeva leggero, e
sembrava persino spingerli, nella loro corsa in bicicletta, quasi
volesse contribuire a facilitarla. A farli arrivare prima. Per scoprire chissà che cosa. Quando il vento soffia, la cosa migliore da fare è metterci qualcosa in mezzo. Lei ci aveva messo le sue parole, aveva canticchiato quella canzone. Senza musica, a parte il soffio del vento. Senza l’accompagnamento della chitarra. Ma non le importava. E lui si era girato. Molto prima di quando lei avesse immaginato. Non aveva avuto nemmeno il tempo di finire la prima strofa della sua canzone, che già lui la guardava. E lei se ne era accorta. Perché non aveva fatto altro che guardare lui, fino a quel momento. Lui la guardava, e lei, per un istante, ha avuto un cedimento. Temeva di non farcela a continuare la canzone. Di non riuscire a reggere il suo sguardo. Temeva persino di cadere dalla bicicletta. Ma così non è stato. Anzi, una volta di più, il destino le è venuto incontro. Lei si era messa a cantare, proprio quando erano appena arrivati al luogo previsto. Così lui aveva potuto girarsi senza problemi, rallentare la sua corsa in bicicletta, mentre lei, stupita dalla manovra, continuava a pedalare. Era arrivata persino più avanti di lui, sorpresa della sua interruzione. Ma poi, in breve, anche lei era riuscita a fermarsi. Senza mai smettere di cantare, però. E lui era lì, stavolta dietro di lei, ma poteva essere anche davanti, adesso che la corsa era finita, non c’era più nessuna necessità di stabilire una posizione. Ma, in verità, quella necessità non c’era mai stata. Non erano mica in gara, loro. Semplicemente, erano diretti verso un certo luogo insieme. Era stata lei ad immaginare tutto il resto, a vedersi con lui persino in una gara, ad esaltarlo perché riusciva a starle sempre davanti, con la bicicletta. Ed adesso era lì, fermo, ad ascoltarla. Per tutto quel tempo, non aveva sbagliato neanche una parola. Tutto stava andando perfettamente. E lei non si preoccupava nemmeno del luogo in cui si trovavano, del fatto che ne avesse un po’ paura. Già, quella era una collinetta, posta proprio al di sopra del villaggio, sulla quale circolavano strane voci. Si diceva che ci fossero i fantasmi. Difatti, tutti, nel villaggio, se ne tenevano alla larga. I bambini ne parlavano come di un tabù, e nessuno ci si era mai avventurato, nemmeno per gioco. Eppure, come spesso succedeva per luoghi dl genere, la fama, falsa o vera che fosse, aveva accresciuto i miti, i racconti di fatti avvenuti su quella collina. E non si poteva negare che, sebbene tutti ne avessero paura, nel caso qualcuno si fosse deciso ad avventurarsi fin lassù, sarebbe stata una gran rivelazione per tutto il villaggio. L’indomito che avesse voluto tentare la cosa, sarebbe stato acclamato a lungo. Come un eroe. E lei non poteva credere che lui glielo aveva chiesto davvero. Quando si erano ritrovati, insieme, quella mattina, e lui le aveva chiesto di salire con le biciclette fin lassù, sulla collina dei misteri, lei non poteva credere che lui dicesse sul serio. Non poteva credere che la loro conoscenza doveva avvenire in quel modo così singolare. Non si erano mai parlati, prima, e adesso che succedeva, si infrangeva un vero e proprio tabù. E lo si faceva insieme. Peccato che non ci fosse nessuno a guardarli, in quel momento. Erano soli, in questa impresa. Ma era meglio così. Perché l’amore sincero non ha bisogno di nessuna compagnia. Solo di buone intenzioni. E, del resto, era questo il suo destino. Il destino di chi ha passato tanto tempo ad immaginare qualcosa di bellissimo. Ed il destino è che, quando quella cosa bellissima si verifica, ci dovrà per forza essere qualcosa di diverso dal copione, qualcosa che lei non aveva mai immaginato. Altrimenti, se tutto, se ogni singolo dettaglio fosse prevedibile, non ci sarebbe vita. Non ci sarebbe piacere nello scoprire la bellezza dei propri sentimenti. Aveva immaginato un luogo dorato e affascinante per il suo primo incontro d’amore con lui. Invece, adesso, si trovavano su una collina infestata dagli spettri. Eppure, non gli sembrava così brutta, quella collina. E continuava a cantare. Cantava, finché lui, ad un certo punto, proprio mentre lei pronunciava le ultime parole della sua canzone (e intanto avrebbe desiderato tantissimo che quella canzone durasse ancora, che procedesse oltre, quasi avesse paura di quello che sarebbe potuto accadere dopo), scese dalla sua bicicletta e, lentamente, si avvicinò a lei. La prese per la mano, poi la strinse forte fra le braccia. E scoprirono, insieme, finalmente, l’amore. E lei capì che quello era il luogo più bello del mondo. Non aveva importanza quello che la gente diceva su quella collina. Non avevano nessuna importanza le voci che circolavano. Quello era il simbolo stesso dell’amore, era il luogo in cui avevano scoperto, insieme, di essere inseparabili. E continuarono a lungo, chissà per quanto tempo. Mentre lei continuava a cantare, perché non poteva farne a meno, era troppo contenta, per quello che stava accadendo. E non cantava sempre la stessa canzone. Quella mattina, lì, su quella collina, lei ne compose un’altra, e un’altra ancora, infinite canzoni, infinite varianti di un unico, irripetibile, insostituibile canto d’amore. Ma la parte più bella di quella mattina fu quando lui le si avvicinò e, con la sua voce ferma e decisa, le disse all’orecchio che quel luogo lo aveva scelto apposta, perché voleva che il loro incontro fosse il più speciale possibile. Lo aveva scelto perché anche lui aveva sempre provato per lei le stesse cose che lei aveva provato per lui. Ma nemmeno lui aveva avuto mai il coraggio di farsi avanti. E avevano vissuto per tantissimi giorni, immaginando entrambi qualcosa per l’altro, immaginando entrambi qualcosa sul loro primo incontro. E alla fine, nella maniera più semplice possibile, era avvenuto davvero. Lei ci aveva messo la volontà, la fantasia di trovarsi in un luogo incantato. Aveva lasciato scoprire tutte queste cose, con le sue canzoni. E lui ci aveva messo il luogo, l’iniziativa. Aveva aggiunto la parte che mancava, aveva completato il tutto. Perché una buona storia d’amore non può venire da una parte sola, ma ha bisogno del valido contributo di entrambi, per funzionare. E furono insieme, furono l’uno per l’altra, finché di loro non restò altro che un riflesso nell’acqua, e i loro due volti che vi si specchiavano, a lasciarsi trasportare dalla corrente. Alessandro Oresti da Abilità |
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IL
FIOCCO DI NASCITAAvete bisogno di realizzare un fiocco di nascita? vi piace questo? allora seguite questo tutorial e realizzatelo con le vostre mani! io l'ho realizzato in rosa, ma ovviamente può essere realizzato anche in celeste. |
Prepariamo
il modello su carta. Come potete vedere è composto da tre cerchi, uno
più grande, da cui va tolto un quarto, e due più piccoli per le ruote.![]() Nella parte bassa io ho realizzato un ricamo a punto croce. Su tela Aida, ho ritagliato mezzo cerchio e quindi l'ho ricamato. |
Ora
bisogna riportare il modello sulla stoffa per due volte, uno per il
davanti e uno per il retro. Ci aiutiamo con degli spilli![]() Entrambe le sagome vanno trapuntate e imbottite come vedete in foto. |
Si
uniscono poi le due sagome imbottite, mettendole dritto contro dritto,
si cuce tutto il contorno, lasciando 7-8 cm per poterlo rovesciare.Una volta rovesciato, si cuce l'apertura con dei punti nascosti, si applica poi, sempre con puni nascosti il ricamo, i fiocchi ed i nastrini. Ecco fatto, la coccarda è terminata! E' stato facile? Tiziana V. di Non solo decoupage |
CUCINALLEGRA![]() Tante buone ricette con un pizzico d'allegria.... Vi aspettiamo. |
LUCE DELL'ANIMA![]() Luce dell'Anima il forum dove conoscere e giocare |
ANNA TATANGELO FAN FORUM![]() |
FRAMMENTI![]() |
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Ringraziamenti La redazione ringrazia per la gentile collaborazione Alessandro Oresti di Abilità Giadyna93 di Abilità Karma Negativo di Scripta manent klaus26 di Non solo decoupage Graziella 53 di Creatività Lara Croft di Frammenti Nanni di Il Villaggio Rolleyes di Frammenti Viridiana Camelia del Deserto di Luce dell'anima |
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IL TRENINO DEI CONFEDERATI PASSA SU TUTTI I FORUM CHE HANNO ADERITO ALL'INIZIATIVA. ![]() VUOI SALIRE ANCHE TU? CLICCA QUI |
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