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il CORRIERE FEDERALE |
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| Organo periodico di informazione della FEDERAZIONE | ||
| Pagina 3 | Ritorna in prima pagina | Pagina 2 Pagina 4 | Numero 12 del 24 aprile 2010 |
| TERZA PAGINA | |||
Un
team composto da fisici, chimici e restauratori collabora per conoscere
l'effettivo stato di salute di questi due capolavori riaffiorati dalle
acque quasi quarant'anni fa: grazie al contributo delle diverse
discipline coinvolte e con il supporto delle tecnologie più avanzate si
potrà così rilevare la presenza di eventuali danni finora ignorati e
valutare l'intervento di restauro più adeguato. |
IL PACCO BOMBA |
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La prima fase di queste indagini è partita con le analisi Gammagrafiche
condotte dai fisici dell'Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro
di Roma. Questa tipologia di analisi, utilizzata per la prima volta sui Bronzi,
si spera possa sciogliere anche quei nodi sui quali gli studiosi di archeologia
e di arte antica dibattono ancora oggi.
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È stata infatti inaugurata lo scorso 12 marzo una mostra che ospita i più
importanti esemplari di Pìnakes in tutto il mondo, ex voto offerti dalle giovani
future spose al tempio della dea Persefone. Anche i più piccoli possono raccontare le proprie emozioni suscitate dall'incontro con i lavori esposti che, da oggetti lontani e misteriosi si trasformano in opere cariche di significato che mettono in relazione l'antico passato con il nostro presente quotidiano. In collaborazione con Editalia – Gruppo Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, è stata realizzata una pubblicazione che, attraverso dodici fotografie, un DVD-intervista ai protagonisti dell'operazione e una serie di testi, racconta il senso culturale e storico di quest'opera di restauro. L'intervento di restauro testimonia il risultato di un'azione congiunta e sinergica che vede nella collaborazione tra il Laboratorio di restauro del Museo, la Soprintendenza per i Beni Archeologici, il Consiglio Regionale della Calabria il valore di un'operazione che ha già segnato i primi traguardi in termini numerici. In soli due mesi i visitatori del laboratorio di restauro hanno raggiunto quota 4200, superando di gran lunga gli stessi visitatori del museo che si aggiravano in media intorno al migliaio. A curare l'intervento di valorizzazione comunicativa e didattica è la società milanese Trivioquadrivio, che ha affiancato l'operazione fin dai suoi esordi. «In una regione come la Calabria, che ha parecchi problemi noti a tutti – spiega la soprintendente Simonetta Bonomi - la valorizzazione dei Beni Archeologici, che sono così numerosi e diffusi su tutto il territorio regionale, ha un ruolo importante, un grande risvolto sociale. I visitatori hanno il diritto di arrivare in un luogo in cui possano fare un'esperienza gradevole oltreché formativa, educativa, di informazione, di curiosità e di emozione». Rici di L'angolo dell'archeologo. |
Quando s’era presentato davanti allo
sportello postale con la ricevuta gialla in mano per il ritiro della
raccomandata, Stefano aveva pensato alla solita multa. L’attesa in coda
l’aveva innervosito, sprecare così un’ora del sabato mattina per poi
dover pure pagare una sanzione davvero lo irritava. In più, rimuginava
nella testa maledizioni contro la sua portiera. Perché non l'aveva
ritirata lei? Quella, quando serve, non c'è mai. − È un pacco – sentenziò atona l’impiegata. Come un pacco? Lui non aspettava mica pacchi. L’imballo, del tutto anonimo, l’aveva incuriosito. Così, rientrato in macchina, s’era affrettato a scartare. − Oh cavolo! − aveva esclamato. E gli era venuta una risatina. Aveva rimosso proprio tutto, com’è strano il cervello. Si affrettò a coprire alla bell’e meglio la scatola, la mise sul sedile del passeggero e partì. Rientrò in casa con aria furtiva cercando di non farsi vedere dai condomini, e soprattutto da quella pettegola della portiera, con quella roba in mano. Anche se l’involucro nascondeva perfettamente tutto, in lui montava un senso di imbarazzo e di colpa. Si sedette sul divano, poggiò il pacco davanti a sé, scrollò la testa e rise. Prese il cellulare e chiamò Marco. − È arrivata − disse all’amico senza manco salutarlo. − Cosa? − fece l’altro, che ovviamente non poteva capire. − La bomba. − La bomba? Che bomba? − L’hai rimossa anche tu, vero? − Ste’, ma che dici? − Dai… la bomba sexy… La bomba sexy. Così l’avevano chiamata per giorni. La bomba sexy era una bambola gonfiabile che avevano ordinato su Internet e che sarebbe stata il loro regalo, scherzoso, a Flaminio per il suo addio al celibato. A casa di Stefano, una sera passata con gli amici a vedere una partita di Champions League, bere birra e ruttare, quando Flaminio li aveva lasciati ben prima del fischio finale, − Per ritornare a fare da schiavo a quella… per cosa poi? l’ennesima cazzata! Ma che non vede come ci siamo ridotti noi, chiusi qua dentro? − qualcuno aveva avuto la brillante idea della bambola di gomma. − Che poi Ste’, caduto Flaminio ci sei rimasto solo te a tenere alta la bandiera dell’uomo libero! − Io non cederò mai − aveva promesso lui a tutti. Così avevano ordinato quel gingillo, dopo una ricerca accurata su google ed ebay che era durata fin oltre la mezzanotte. Avevano infine optato per un modello deluxe, in fondo cinquanta euro a testa gli consentivano comunque di mettere insieme un bel budget. − Naturalmente Ste’, consegna a casa tua. − Era logico, nessuna moglie avrebbe dovuto sapere. Così erano passate le settimane, ma quel pacco non era mai arrivato. Flaminio s’era sposato senza poter fare la mitica esperienza del sesso sintetico, e loro sulla mancata consegna ci avevano scherzato un po’ su, ridendoci, dicevano che avevano “preso l’inculata” e che “essere inculati da una bambola di gomma” non era stato divertente. Comunque, ci avevano messo una pietra sopra. Erano passati tre mesi dall’ordine e nessuno ci pensava più. − Allora Marco, domani sera tutti da me per il posticipo di campionato. Così diamo un’occhiatina alla bomba. Tu invita tutti, e soprattutto Flaminio. E non dire niente a nessuno, che a fine partita tiriamo fuori la sorpresina. − Vabbè, ma tu non t’avvantaggiare nel frattempo… − precisò Marco. L’indomani sera la partita filò via liscia per la loro squadra, una vittoria più facile del previsto |
Dopo il triplice fischio Stefano servì il caffè, per cinque, solo Marco
non lo prendeva. Ma invece di portare le tazzine su un normale vassoio
le poggiò sopra la scatola, rivestita per l’occasione con una carta
rossa lucida. − Ta-dah! M’è arrivato questo… Lo guardarono senza capire. Solo Marco ridacchiò. − È per Flaminio − sentenziò. − Nooo… − fece Giacomo che fu il primo ad avere l’illuminazione. − Eh già − confermò Marco dando un’occhiatina furba agli altri. A quel punto Flaminio era l’unico all’oscuro del contenuto del pacco. − Per me? − fece lui sospettoso. − Sì. Tranquillo, è solo un pacco bomba. − Scemi… Ma che cazzo c’è qua dentro? − No, quello proprio no! Flaminio scosse la scatola. − Inutile smuovere, tanto non gli viene l’erezione! − Ilarità collettiva. Così Flaminio scartò e le sei teste subito si affollarono sulla scatola. − Nooo, fa troppo ridere! − Ammazza però, che look aggressivo. − Guarda Flami’, questa non è una moglie: da qui non protesta mica… − disse Stefano indicando la bocca spalancata della bambola, pronta ad accogliere qualsiasi argomento maschile senza obiezioni. − Scemi! Ma perché ‘sta roba? Qualcuno gli spiegò la storia, mentre qualcun altro iniziava a dare forma alla bambola, gonfiandola. − Oh, però c’ha delle belle tette, eh? − Ma troppo grosse, dai! Una caricatura. − E il sedere? Bello sostenuto… − A me impressiona la consistenza… voglio dire, sembra proprio giusta. − Certo, è il modello deluxe! Naturalmente le maggiori attenzioni furono riservate a una specifica parte del corpo, davvero inutile precisare quale. − Flaminio: adesso come ti presenti da tua moglie stasera? Con questa qui sottobraccio? − Ma prima devi dirglielo alla bambola che c’hai moglie! Sennò magari la bambola si risente… − Ah no! Io non la prendo! Ste’, tu sei l’unico che la può ospitare. Qui, in casa tua. Casomai ti pago un subaffitto… − Oh Flaminio, e se fosse una di facili costumi? − Rise Stefano. − Se poi decide di tradirti con me? Bada che io non ne rispondo, eh. − Vabbè, Ste’. Allora facciamo così, né dare né avere: considerala una bambola di gomma “alla pari”… La serata fu divertente, insomma. Quando si salutarono, Stefano promise che avrebbe fatto sparire lui il corpo, il giorno successivo, sgonfiandolo e infilandolo in un sacco nero della spazzatura. − Insomma, la prima bambola di gomma a morire vergine! − lo sfotté Marco. − Già, la ricorderanno i posteri: la Santa Maria Goretti del sesso artificiale − ci mise su il carico Giacomo. − Però, che spreco…. − Ste’, tu non ce la conti giusta… Secondo me prima di farla sparire… e ho detto tutto. Stefano li riaccompagnò alla porta, che richiuse con la doppia mandata. Si voltò e osservò sul divano la bomba sexy che giaceva inespressiva. La mattina seguente si alzò tardi e non fece in tempo a gettare la bambola nella spazzatura. Solo verso sera si ricordò che la portiera il lunedì veniva a stirargli le camicie. stefko di Undici parole Vuoi commentare il racconto di Stefano? Fallo QUI. |
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La famiglia Parte la ricerca della colazione perduta…dove sarà posizionato il latte rispetto a ieri ? in frigo ? nel ripostiglio ? e quello aperto basterà ? per me, sì… pensano tutti e tre e il primo che lo afferra se lo vuota. Coloro che sono rimasti senza latte vengono
nuovamente assaliti dal dubbio primordiale : Principessa e Squinternato entrano in bagno in
stereo ed in polifonia a 64 megahertz cominciano a menarsi alternandosi
tra la posizione offesa di chi è seduto sul water/bidè e riceve gli
schizzi dell’altro/a che si sta lavando e chi offeso vuole occupare la
posizione dell’altro/a per poter schizzare il nemico. Principessa e Squinternato danno il via al rito
della vestizione, ma vale la pena di osservarli separatamente: Una volta vestita Principessa si trova ad affrontare
altri due difficili momenti introspettivi che mettono a dura prova le
sue capacità decisionali: quali scarpe ? ed ancora peggio …. Ma
l’Olandese non può gioire, perché nel frattempo Squinternato….torniamo
indietro di un quarto d’ora…entra in camera ed immediatamente accende la
TV: riecheggia il solito cartone animato ipnotico che, effettivamente,
ipnotizza. Squinternato sembra una statua di sale : seduto in mutande
sul letto di Capellone, attende input ed eventi. Squinternato viene preso in parte dallo sconforto,
in parte nuovamente dal cartone. animato ipnotico e per non sbagliare
mormora a bassa voce la frase “non li trovo” che chiude il II programma
del ciclo della vestizione e si siede di nuovo, in mutande, sul letto di
Capellone in attesa di ulteriori input/eventi od anche di nulla. Nonostante tutto l’Olandese, che lascia la stanza
per le ultime rifiniture, commette un grave errore : non spegne il
televisore!!! Squinternato comincia freneticamente a pensare che dovrà
attivare il proprio cervello affinché condizioni il proprio pensiero ad
indurre il proprio corpo a muovere le braccia per afferrare la maglia e
cominciare a vestirsi. La frenesia è tale che si ipnotizza nuovamente
con un calzino in mano (diverso da quello già infilato) e si risiede a
guardare il cartone animato ipnotico. Lei, parte per una destinazione sconosciuta nelle
valli bergamasche per recarsi al lavoro, accompagnata dai fidi sacchetti
di sabbia che tanta fortuna e popolarità le hanno fatto guadagnare
durante le precedenti esperienze di supplenza. |
Ore 12 l’Olandese rientra, quasi quasi stava meglio al lavoro, dove i
rapporti si regolano facilmente con gli amati sacchetti di
sabbia…bah…comunque. Entra in casa e subito, ben sapendo cosa l’aspetta, si droga ripetutamente con la magnesia effervescente. Sentendosi un po’ meglio, comincia a preparare un rapido e frugale pasto a base di lasagne, torte salate di tre tipi, una crostata alla Nutella e una torta di mele (sarà la droga…). Dieci minuti dopo si lancia a prendere i pargoli e, per le 13:20 è di ritorno con i due manigoldi più piccoli. Capellone è missing ed interpellato telefonicamente afferma (mentendo) di aver già comunicato che sarebbe arrivato alle 14:30 (arriverà poi alle 16). Principessa prende posto direttamente a tavola senza neanche levarsi il giubbotto, Squinternato è già attaccato alla Play Station e servono diversi ruggiti materni per farlo comparire a tavola. (Principessa mangia) Squinternato cerca immediatamente di riguadagnare la camerina affermando : - che non ha fame (Principessa mangia) - che le lasagne non gli sono mai piaciute (Principessa mangia) - beh, a volte le ha mangiate, ma questa volta non gli piacciono… (Principessa mangia) Ovviamente viene costretto a mangiare (ne mangia due porzioni). (Principessa mangia) Squinternato e Principessa scompaiono immediatamente appena si sente puzza di dover sparecchiare e quando l’Olandese formula la richiesta rispondono in coro che devono fare i compiti (Squinternato gioca alla Play e Principessa sonnecchia a letto guardando la TV). Rassegnata l’Olandese sparecchia e sente il desiderio (sarà la droga) di riposarsi un po’ sul divano. Nel frattempo, rientra Capellone che dichiara candidamente di dover pranzare…. L’Olandese, sconsolata, riapparecchia e mette in tavola il pranzo che Capellone spazzola senza pietà e senza lasciare superstiti neanche per il Vecchio a cena, rendendo felice l’Olandese che ora sa che dovrà cucinare qualcos’altro. Assalita da un improvviso dubbio l’Olandese va a controllare il dinamico duo che afferma essere impegnato con i compiti. La scena è la seguente: Squinternato gioca alla Play facendo tutti i rumori del gioco con la bocca, Principessa dorme e in quel momento Capellone entra in camera, si adagia sul letto affermando che deve studiare e si addormenta anche lui in 5 minuti. Ormai rassegnata l’Olandese riprova a mettersi sul divano ed ecco che appena appoggiate le stanche membra…suona il campanello. E’ la signora Cippardi, vicina di casa, che comunica che le sarebbe avanzato un camion di zucchine e barbabietole e se può farcele scaricare in cantina…l’Olandese rifiuta graziosamente l’offerta bestemmiando tra se, chiude la porta e si ripiazza sul divano. 5 minuti e suona nuovamente il campanello… all’Olandese scappa un “Vanderschnutzen aberunden Madonnen und Barutzugen” che è l’equivalente di “poffarbacco e perdindirindina, che giornata movimentata !!” E’ la sua amica Antonietta che vuole farle vedere il depliant di un robot domestico da 900€ che fa le seguenti funzioni: trita, impasta, cuoce, lima, trapana, inchioda, gonfia, sgonfia, aspira, sputa e a volte… bestemmia anche. L’Olandese, per nulla interessata, sbadiglia, mentre Antonietta gli comunica, assumendo un’aria maliziosa che la fa sembrare improvvisamente in preda ad un ictus, che sì ! Il robot fa anche quello !! Quindi volendo, il marito non serve più. Incomprensibilmente poco interessata anche da questa notizia l’Olandese riesce a congedare Antonietta ed a tornare sul divano. Ormai è tardi, ovviamente, e la spesa incombe, seguita dagli allenamenti di calcio di Squinternato, dai volteggi di Principessa e dai sollevamenti di Capellone. Che culo ! Curiosamente l’Olandese sente la necessità di drogarsi ancora un po’, per poi lanciarsi al galoppo giù per le scale, in auto in direzione del supermercato, che si presenta in tutta la sua bellezza, pieno di donnette senza fretta che stazionano immancabilmente in mezzo alle balle e che con la scusa di fare la spesa perdono le loro giornate chiacchierando. L’Olandese non ama il gossip e sembra sparata da un cannone. Si lancia tra le file di scaffali travolgendo tutto e tutti indossando un sorrisetto innocente sulla faccia. Svuota il supermercato con ferocia e passione, esibendo un carrello grande che sembra una carrozza. Crea scorte da rifugio nucleare sugli articoli più convenienti e stocca ingenti quantitativi di cibo per i prossimi frugali pasti della settimana. Irradia autorità, autorevolezza ed intimidisce le masse con un carrello degno della mensa comunale. Intimidisce tutti tranne….due o tre vecchiette che impavide si presentano alla fila della cassa chiedendo strada all’Olandese. Una sola occhiata dell’Olandese basta a far comprendere i rischi e comunica che non saranno presi prigionieri. Quindi via di nuovo al galoppo verso l’auto, scarica il carrello, carica l’auto, parti al volo. L’Olandese tenta la carta dell’aiuto da casa, telefonando e chiedendo supporto nello scarico ai tre lestofanti che però, caso ed ironia della sorte, stanno, proprio in quel momento studiando e facendo i compiti. Ormai in preda al furore agonistico l’Olandese si scarica un TIR di spesa ed avvia la procedura per il dispaccio graduale presso impianti sportivi dei tre fetenti. Il primo è Squinternato che ripete, seppur in forma abbreviata, il rito mattutino della vestizione, con l’aggravante della preparazione della borsa da calcio. Lo svalvolato solo sulla porta rammenta che, per la doccia, è probabile che si rendano necessari bagnoschiuma e shampoo e, dopo la doccia, nell’ordine: accappatoio, mutande e calze pulite, sacchetto per la roba sporca. Espletate queste funzioni, che già l’hanno riportata sul livello di guardia, l’Olandese si lancia verso gli impianti sportivi con lo sconsiderato a rimorchio. Al ritorno tocca a Principessa essere scarrozzata a danza. Principessa è un caso più semplice rispetto al mattino. E’ facilitata dalla secca proibizione ricevuta dalla scuola di danza di far la doccia presso di loro; tale esperimento, citato anche sulla Gazzetta della Martesana, era iniziato con l’ingresso in doccia di Principessa alle 19 e l’uscita alle 23: 19 che aveva fatto incazzare tutta la scuola, dalla segretaria al custode. Al ritorno all’Olandese non resta che un pacco da recapitare, Capellone. Qui però l’incertezza regna sovrana, come del resto nella scatola cranica di Capellone stesso: a che ora l’amato cugino, sempre che si svegli, intenderà, se intenderà, recarsi in palestra ? già perché tutti i bioritmi e le attività di Capellone sono governati da questo dilemma, da questa incognita fondamentale per l’intero genere umano, cosa farà mio cugino. L’Olandese comincia ormai ad avere l’aspetto di una pazza furiosa, ma trova la forza, con l’aiuto di una dose di magnesia, di evadere il turno portando Capellone in palestra. Appena rientrata, rimbalza in casa come una palla e parte alla volta della scuola di danza, dove recupera Principessa e la porta a casa cacciandola in doccia, nella quale entra alle 19:25 per uscirne alle 22:50 adescata introducendo aromi di lasagne e purè nel bagno tra l’incazzatura generale. L’Olandese ancora una volta rimbalza da casa diretta al campo di calcio dove, mentre tutta la squadra si sta asciugando dopo la doccia Squinternato sta ancora percorrendo il campo di calcio per raggiungere lo spogliatoio. In preda allo sconforto l’Olandese ascolta nell’ordine: - Confidenze, litigi e gossip di tutte le altre mamme - Confidenze litigi e gossip dell’allenatore in seconda - Fondamenti di tattica calcistica, confidenze, litigi, lamentele e gossip del capo allenatore (pota ! ). Nel frattempo Squinternato si è solo spogliato e rimane in attesa di input che gli giunge da sua madre imbufalita e satura di sapienza calcistica e che, come al solito lo trascina a pattoni in doccia, fuori doccia, a vestirsi e successivamente a casa. Nel frattempo rientra il Vecchio. L’Olandese, in dieci minuti, prepara un altro frugale pasto a base vitello tonnato, due tipi di arrosto, patate in insalata e al forno, crostata di frutta e macedonia. Il Vecchio, un po’ contrariato per la frugalità della cena, appena mangiato si lancia a recuperare Capellone in palestra, il quale appena entrato si dedica a terminare gli avanzi della cena che sarebbero bastati per una settimana ad una pattuglia di esploratori in missione. E’ ormai quasi mezzanotte, Il Vecchio e l’Olandese si guardano teneramente negli occhi, assaporando la gioia e la tranquillità della vita in famiglia, l’Olandese lo abbraccia e gli sussurra nell’orecchio “quasi quasi andrei a letto…” ed il Vecchio “di già ?” Segnalato da Collaborare di Scrittori d'Italia |
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Gli strani viaggi di Lara Croft Racconto semifantastico delle avventure di una forumista Sesta puntata |
![]() Il romanzo d'appendice |
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Greta Garbury e gli
"eletti" (seguito) Per la verità non mi sono sforzata molto per scoprire l'arcano, ma ho elaborato una mia teoria: il sodalizio con Chisselafuma l'ha obbligata a darsi un tono, perché tra la mosceria dell'una e la perenne crisi depressiva dell'altra... l'unica via d'uscita avrebbe potuto essere il suicidio. Da un giorno all'altro da creatura pacifica qual'era si trasformò in pettegola ingiuriosa e insofferente. Questo servì a stabilire senza ombra di dubbio, che nelle sue vene scorreva del sangue. Comunque, neanche lei rimase troppo tempo nel caveau, pare che dopo la dipartita del giovane Alienista, oscillò tra il rimanere e l'andare per qualche tempo, finché si decise a togliere le tende; - Firula Spike: Era una famosa reporter d'assalto, in stile Lois Lane, ma senza Clark Kent ad accorrere in suo aiuto, poiché se la cavava benissimo da sola. Archivista eccezionale, nulla sfuggiva all'obiettivo della sua macchina fotografica, nè a quello della sua telecamera superaccessoriata, ma si dice che la prima dovette gettarla via, perché completamente carbonizzata dopo aver immortalato crazyjo. Da allora se ne procurò una a prova di bomba. In tanti non sopportavano questa sua attitudine a conservare ogni immagine le apparisse interessante. A dire il vero, la sua attività era molto preziosa, in tempi e luoghi in cui tutti accusavano tutti, negando e diffamando, le sue prove visive potevano risultare schiaccianti in qualsiasi processo. Solo che la furbastra non sempre usava queste sue potenziali armi a fin di bene, una volta vendette una foto della mia amica Athena al direttore di uno di quei giornaletti per "futuri non vedenti". Siccome non era ben vista da molti, io stessa in passato ebbi qualche scontro con lei, anche Firula abbandonò presto il caveau per non farvi ritorno mai più. Fu la reporter ad insistere presso Garbury affinchè invitasse anche la prossima eletta di cui vi parlerò; - Orazia Split: La definirei una 'santa' donna. Dai molteplici interessi, scrittrice, poetessa, giornalista, astronoma, speaker radiofonica, scienziata e... probabilmente ho dimenticato qualche altra professione, ma spero mi perdonerete la svista. Come ho detto, fu Firula ad insistere affinchè Garbury la invitasse, se non lo aveva fatto prima, è perché sapeva benissimo che la Split non godeva di molte simpatie. Orazia era molto religiosa, e il suo vero obiettivo era andare in mezzo alla gente per riportare quante più anime possibile, sulla retta via, ma solo fino all'ora del 'desco' per sè e per i suoi cuccioli. I suoi modi da grillo parlante però, irritavano i suoi interlocutori, ma gli insulti, le diffamazioni che ne riceveva in cambio erano, a mio modo di vedere, davvero esagerati. Se durante uno dei suoi sermoni le capitava di sbagliare un vocabolo, non bisognava mai farglielo notare, men che meno insinuare non conoscesse bene l'italiano: si trattava indubbiamente di errori di distrazione. I suoi detrattori ci marciavano parecchio su quelle sue 'distrazioni' e non perdevano occasione per attaccarla, offenderla, deriderla. Una su tutte, neanche a dirlo: crazyjo. Dopo tutto non è mica vero che i giornalisti non possono fare errori di ortografia o di altro genere, basti pensare a Luca Giurato. Eh... la distrazione è una bestia insidiosa, molto insidiosa. Come potete immaginare, ben presto litigò con alcuni eletti e venne "cortesemente" accompagnata all'uscita del caveau; - Farcita.di.perle: Su di lei non c'è molto da dire. A tratti simpatica, decisamente volgare e... penso sia tutto. Però c'è una storia molto curiosa che si racconta, e che riguarda il suo strano nome. Pare che diversi anni fa, a causa di gravi problemi economici, si ritrovò invischiata nel 'contrabbando di perle vere'. Si spostava da un paese all'altro con il suo prezioso carico, che ospitava dentro il suo corpo, ma purtroppo al momento di tirar fuori le perle, le cose non andarono come avrebbero dovuto. Le perle, da chiare e brillanti che erano in origine, divennero nere come la pece, e nulla si potè fare per farle tornare al loro colore naturale. |
Immagino
sappiate che i contrabbandieri, in casi come questi, non vanno
troppo per il sottile.
Fortunatamente decisero di risparmiarle la vita, ma per punizione le infilarono dentro le perle una ad una, e non certo facendogliele ingoiare. Da allora tutti la chiamarono Farcita.di.perle (nere); - Satuttolui: Come sapete, è il vice sindaco del villaggio, braccio destro di Zio Pivone, è considerato assai più ragionevole e saggio. Capita sovente che alcuni cittadini preferiscono sottoporre a lui i loro problemi, sicuri e fiduciosi che li ascolterà e risolverà ogni cosa. Non sempre questo avveniva, poiché non bisognava dimenticare che l'ultima parola spettava pur sempre a Zio Pivone. E questo piccolo, ma fondamentale, particolare gli costò la stima di qualche ex ammiratore/trice. Uomo di cultura, ama cucinare e scrivere racconti cortissimi, pieni di ritmo, mai noiosi. A dispetto delle apparenze, sembrerebbe una persona timida e introversa. Garbury lo invitò perché legata a lui da un rapporto di stima e amicizia, ma la sua presenza all'interno del caveau non si notò quasi per nulla; - pampubi: Di lui non so dirvi molto. Zatterofilo, fu uno dei cattivoni ad offendere pesantemente Snerva; - Zio Pivone: Lo conoscete già, ma in questo contesto c'è da dire che fu uno dei primi a lasciare il caveau, poichè si macchiò di una gravissima colpa: riportò all'esterno alcuni discorsi fatti dagli eletti. Ma non lo fece con cattive intenzioni, involontariamente gli era sfuggito qualche particolare, fosse stato un meridionale, probabilmente non avrebbe mai commesso l'errore; - Il giovane Alienista: Vi starete chiedendo come mai continui a definirlo 'il giovane', quando sarebbe bastato farlo una sola volta. E' presto detto: dico giovane non solo perché è giovane di età, ma anche perché è l'anticamera del suo nome. Ebbene sì. Ci sono persone che possiedono due, tre nomi, due cognomi, lui ha anche l'anticamera del nome. Stranezze dell'anàgrafe. Dopo aver accettato l'invito, dichiarò che non gli piacevano i gruppi a numero chiuso, le cosìddette 'elites', e siccome in determinate circostanze, a Garbury bastava anche un sopracciglio alzato ad innervosirla, lo buttò fuori; - Chisselafuma: Cosa dire di lei? Nulla, se dovessimo restare fedeli al nome, ma in realtà esso non è completo, quello vero è 'Chisselafuma se non per pietà'. Essendo troppo lungo si è deciso di optare per un diminutivo. Per certi versi sembrerebbe la gemella di crazyjo, ma tale affermazione sarebbe troppo crudele per chiunque. Diciamo che ci sono delle piccole similitudini. Entrambe amano il viola, la crazy è costantemente arrabbiata, Chisselafuma è costantemente triste, lamentosa, infastidita. Non so il motivo, forse perché nessuno se la fuma. Tutte e due non sono capaci di stare in mezzo a tante persone nè in casa d'altri, senza dare, prima o poi (più prima che poi), segni di insofferenza. In verità c'è un'unica persona che se la fuma, è Lisaflop, e non penso occorrano particolari spiegazioni per questo. Volphix è il 'cuggi', e dato che i parenti non si possono scegliere, è obbligato a starle dietro in qualche modo. (continua) Lara Croft di Frammenti Nel prossimo numero La stanza del "tesoro". |
POLPETTONE ottava puntata La serata “mondana” non gli piacque: le strade, completamente buie, mettevano paura e, di tanto in tanto, si sentivano in lontananza grida di alterchi e i gemiti di qualche ferito. Si inciampava dappertutto, e bisognava anche stare attenti a non calpestare le persone che dormivano per terra, dovunque potevano trovare una parvenza di giaciglio. Masaniello gli spiegò che erano i lazzari, bravissime persone che tiravano avanti con piccoli furti e lavoretti occasionali e che vivevano per le strade: vi dormivano, mangiavano e vi facevano tranquillamente tutti i loro bisogni con la massima disinvoltura. - Se vuoi campare cent’anni – gli disse – quando ne incontri uno, fa finta di non vederlo.- Entrarono in un paio di taverne e, anche qui, Gennaro si trovò a disagio: Buie, fumose, popolate da energumeni che giocavano a carte bestemmiando e bevendo vino, vecchie e laide prostitute che offrivano impudicamente la loro povera merce. E alterchi, e liti, e urla, e coltelli… In questa città i coltelli erano inferiori di numero solo ai topi… Quando finalmente poté ritirarsi sotto l’ala protettrice della solita barca, tirò un sospiro di sollievo. Si svegliò all’improvviso con la sensazione di qualcosa che si agitava e lo spingeva più sotto la barca. La naturale reazione fu di tentare di contrastare quella spinta e di sollevarsi in piedi, ma realizzò che la pressione di un corpo lo teneva fermo ed una mano gli coprì la bocca con forza: - Zitto ragazzo, che se ci beccano ci ammazzano tutti e due! – Ed infatti si sentivano sulla spiaggia richiami in una lingua che Gennaro non comprendeva, ma capì che era spagnolo. Poi intravide due soldati passare di corsa a pochi passi dal loro nascondiglio. L’uomo, rendendosi conto che non avrebbe gridato, gli tolse la mano dalla bocca e si sistemò meglio nell’angusto spazio. - Perdonami per averti svegliato, quando mi sono nascosto non ho visto che c’eri già tu - Disse sottovoce. Doveva avere circa venticinque anni ed i suoi abiti emanavano odore di vernice. - Ma… perché ti cercano? - Abbiamo “fatto il servizio” a due di loro. Ma poi sono arrivati gli altri all’improvviso. - Abbiamo? Non sei solo? - Ero con alcuni amici. Ci siamo divisi per non farci prendere. Speriamo bene… - Ma… che servizio gli avete fatto? - Come te lo devo spiegare? Il servizio definitivo: li abbiamo mandati a trovare quei porci dei loro antenati! - E perché? - Allora sei proprio scemo! Da dove vieni, dalla montagna? - Da Antignano, sono arrivato da due giorni… - Ora capisco. Ogni napoletano che si rispetti ha il dovere di uccidere quanti più cornuti spagnoli è possibile: stanno qui a spadroneggiare in casa nostra, mangiano il nostro cibo, prendono le nostre donne. Commettono ogni tipo di prepotenza. Il popolo è affamato. E loro gozzovigliano a spese di tutti noi. - Accidenti! e se vi prendono? - Ci impiccano in piazza del Mercato. Ma tu… Se sei appena arrivato… Allora non sei un lazzaro! - No, io lavoro a scaricare le navi. E’ la prima cosa che ho trovato. - E non ne troverai altre. E’ un brutto momento per la città. Ma non mi sembri abbastanza robusto per quel lavoro. Quanti anni hai? - Quindici… Credo… - Senti, vienimi a trovare domani a bottega, forse posso aiutarti: ho sentito che don Giulio cercava dei servi. E’ una casa ricca. Mangeresti bene ed il lavoro non è pesante. - Dove la trovo questa bottega? - A chiunque domandi te lo saprà dire: chiedi della bottega di don Aniello Falcone. - Sei tu Aniello Falcone? - No, io sono solo Micco. Quando verrai domanda di me. |
Capitolo III Ritornando a casa, attraverso i vicoli bui e maleodoranti, Micco era contento: il pericolo era scongiurato ed altri due porci spagnoli avevano avuto quello che si meritavano. Calmatasi l’eccitazione dello scontro e della fuga, camminava lentamente, ormai rilassato ma sempre in guardia, ed i sui pensieri riandavano alla serie di circostanze che l’avevano portato a vivere queste avventure. Il suo vero nome era Domenico Gargiulo. Il padre, un valentissimo fabbro, era specializzato nel forgiare armi di ottima qualità: i suoi pugnali, finemente cesellati, erano richiesti da tutti i nobili del regno, per non parlare delle sue inimitabili spade, che erano un vanto ed un motivo d’orgoglio per coloro che riuscivano ad accaparrarsene una. Il piccolo Domenico, soprannominato Micco, aveva aiutato il padre nella grande fucina, inizialmente azionando per ore i grossi mantici che soffiavano aria alle forge poi, man mano che cresceva, lavorando il ferro con i pesanti magli e, infine, applicandosi alle più impegnative incisioni. Riusciva bene nel suo lavoro, ma l’unica vera soddisfazione la provava nel disegnare le decorazioni che sarebbero poi state riprodotte sulle armi. Disegnare era la sua passione e, non appena poteva sfuggire alla sorveglianza paterna, si appartava per ritrarre qualche angolo del suo quartiere o qualche scugnizzo. A lungo andare provava sempre più repulsione per il pesante lavoro della fucina e non perdeva occasione per scappare fuori a disegnare. Alla fine, dopo un violento scontro col padre, convinto che non avrebbe mai voluto succedergli in una attività che odiava, ed anche per sottrarsi alle severe punizioni corporali che gli venivano inflitte, andò via di casa. La sua fortuna fu l’incontro con un vecchio cliente ed amico di famiglia che, trovatolo affamato e lacero, a rubacchiare del cibo nella piazza del mercato, lo prese con se e, conoscendo la sua passione per il disegno, lo raccomandò ad un artista di successo, tale Aniello Falcone il quale, nella sua bottega, accoglieva molti giovani di talento, avviandoli all’arte della pittura e della scultura. Entrare nella bottega del Falcone fu, per Micco, come entrare in Paradiso. Rimase incantato a contemplare i quadri e le sculture che la affollano, e i numerosi giovani dalle cui mani prendevano vita dei veri e propri capolavori. Il Maestro lo mise subito in grande soggezione: lo guardò dall’alto in basso e, con modi burberi, gli consegnò una tavoletta ed una matita: - Vediamo cosa sai fare. Il ragazzo, paralizzato dall’ansia, rimase imbambolato, suscitando l’ilarità degli apprendisti più vicini, che avevano seguito tutta la scena. Furono proprio le risate a scuoterlo: vide un giovane che, un poco in disparte, lavorava ad una grande tela su di un cavalletto e, velocemente, iniziò a ritrarlo. Era intento al suo lavoro quando sentì che gli strappavano la tavoletta dalle mani. - E’ una schifezza… Ma hai talento! – Disse il maestro. Poi, rivolgendosi ad un uomo che lavorava appartato ad un dipinto, disse: - Andrè, pigliati cura di questo guaglione, si merita che ci perdi un poco di tempo. Solitario. (continua al prossimo numero) |
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