| Forumismo | ||||||
| Organo periodico di informazione della Federazione e del forumismo | ||||||
| pagina 3 | vai a pagina 1 | vai a pagina 2 - vai a pagina 4 | Anno II numero 2 del 5/02/2011 | |||
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Investire in cultura Noi tutti insieme possiamo fare molto! Infatti, da una ricerca di StageUp e Ipso rivela che i circa 1,7 miliardi di euro che lo Stato investe oggi in Cultura (pari allo 0,12% del PIL), una delle cifre più basse d'Europa, generano infatti 39,7 miliardi (oltre a dare lavoro a 550 mila persone). Ma attenzione che lo Stato siamo noi con le nostre tasse e ritenute nella busta paga! Quindi i soldi dati a pioggia a chi opera nella Cultura senza valutare i progetti e le attività come succede ora a causa dei "mal governi ed ai soliti Baroni" ci fa andare nella direzione opposta al trend Europeo. Dobbiamo cambiare modo di FARE, cosi stiamo portando l'Italia al tracollo. Se le società, le cooperative, le fondazioni ed i governi locali sfruttassero meglio le opportunità della Comunità Europea ed investissero di più in progetti giovani e concreti, si potrebbe invertire il segno e pensare ad una nuova Economia della Cultura. Una Economia che crea ricchezza ed investe quanto gli altri grandi Paesi europei, ovvero la media di quanto investito dagli stati: inglese, francese, tedesco e spagnolo (circa 6,5 miliardi), il guadagno sarebbe di 140 miliardi, 102 in più rispetto ad oggi. Per ogni euro investito nella cultura, infatti, in Italia se ne generano 21,3: molti di più della Francia (8,8), della Germania (8,5), dell'Inghilterra (10,5) e della Spagna (5,4). No aspettiamolo stato, perché lo Stato siamo noi! Il nostro Patrimonio Culturale non può vivere nell'attesa di assistenzialismo e basta! Dobbiamo far produrre l'unica vera risorsa che possediamo, senza aspettare che lo Stato intervenga. Lo Stato dovrebbe solo andare a gestire il controllo di questi flussi e coordinare, aiutando, il collegamento tra le varie realtà ed i vai progetti che hanno gli scopi comuni. Ma questo non sarà possibile finché il rosso, il bianco ed il verde non si parlano e non lavorano uniti per lo stesso scopo. da BeniCulturaliOnline Rici86 L'angolo dell'archeologo ![]() |
5-5-nulla. Ma chi telefona a quest’ora? -Pronto. -Ciao, sono Marco, senti siamo nel casino: domani metti le scarpe in borsa perché devi giocare anche tu, siamo 11 contati, compreso il Torcia. -No, come domani? A che ora? Ma è freddo! -Certo che è freddo: siamo a gennaio. Non è possibile, è un anno che non gioco! -Va bene, vengo. Dove? -Si gioca alle 10.30 al campo di via Albania. La borsa, preparare la borsa: serve la calzamaglia ed una maglia di lana. E gli scarpini, certo. Stavano qui in una scatola con i parastinchi -Chiara, dove sono finite le scarpe da calcio? Ovvio in soffitta -e i parastinchi? Pure -Si, domattina gioco... No non posso, è un’emergenza... Si, lo so 38, diamine, lo so quanti anni ho... Certo, all’ora di pranzo sono a casa. 8:30 suona la sveglia e salto giù dal letto. Chiara è incazzata nera, si vede pure mentre dorme. Devo anche fare piano per non svegliare Roberto. Arrivo al campo in tempo per vedere la fine della partita precedente. Cazzo quant’è grande! Mica me lo ricordavo così. Troppo grande. Ma l'hanno allungato? Non c’è un filo d’erba, il ghiaccio delle 8 si è sciolto, il fango arriva più o meno a metà scarpino. Non ce la farò mai, avrò si e no venti minuti di autonomia. Ora siamo tutti. Marco spiega la tattica: -oggi si gioca col 5-5-nulla Catenaccione in pratica. -Marco, l’ambulanza c'è? Occhiataccia. Prendo la maglia n.2, la mia; calzamaglia, papalina, maglia di lana e si comincia. Dalla mia parte staziona un ragazzo, avrà 15 anni meno di me. Gli arriva la prima palla: se fosse solo mancino…Invece no, ha anche il destro, e mi salta facile. Una, due volte. Dalla panchina Marco mi dice, piano:-mettilo giù Dillo a lui: salta anche le pedate. Sarà una giornataccia, me lo sentivo. Alla terza volta che mi salta, la palla gli si impantana, deve rallentare. Recupero, rischio il ginocchio e provo a entrare da dietro. Ok, non prendo palla ma il ragazzotto va lungo disteso nel fango: sono soddisfazioni. Si regge tutto il primo tempo grazie alle parate del Tognini, detto Serranda. Nell’intervallo stramazzo sulla panca dello spogliatoio: -ragazzi sono finito, ho già visto 2 volte Sant’Antonio benedicente sopra la traversa, come Fantozzi. Si rientra e loro segnano subito, solita palla al ragazzotto che io aspetto al limite dell’area, fermo come un pioppo, cross facile sulla testa del n.10, e gol. Meno male che loro ora si mettono un po’ dietro, così rifiato. Dai, che forse riesco a fare a meno dell’ossigeno. Noi attacchiamo, ma senza convinzione. Io guardo da lontano piegato in due, ormai manca poco alla fine, e battiamo un corner. Questa volta ci provo: parto verso l’area evitando le paludi. Nessuno bada a me mentre arrivo di corsa, 80 chili di stanchezza. Mi vede all'ultimo il 10, quello che ha segnato, e prova a saltare. Ma ormai sono lanciato, riesco anche a mettergli la mano sulla spalla e mi fa da trampolino. Salto altissimo, in corsa, più in alto anche di quello spilungone riccioluto col n.6. Salto alto in anticipo sul portiere. La palla mi arriva sulla fronte, facile facile a porta vuota e la metto dentro. Insieme alla palla, solo un attimo dopo, arriva il pugno del portiere. Una tranvata, anche per questo casco male, sulla mano destra. Casco a pugno chiuso, e con chilometri quadrati di soffice fango trovo qualcosa di duro. Quando si dice culo. Per fortuna la partita finisce poco dopo. Doccia, meno male calda. L’occhio è quasi chiuso ma non mi fa molto male, la mano invece si sta gonfiando. Saluto -Ciao ragazzi, è stato bello ma la prossima volta: a bocce. A malapena riesco a guidare, diagnosi facilissima, frattura V metacarpale. Non è mica per il dolore, né per i 25/30 giorni di gesso, e neppure per l'occhio nero. No, ma ora chi lo dice a Chiara? Aramis da Spazioforum |
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![]() LE RECENSIONI DI PV Pastorale Americana- Philip Roth 450 inutili pagine. Suddivise in tre parti: Paradiso ricordato: le gare di pippatlon al liceo in cui vinceva chi schizzava prima. La caduta: delirio semionirico in cui ci si confronta con Angela Davis e il '68 americano che successe peraltro nel '64. Paradiso perduto: i pompini di Linda Lovelace in Gola Profonda. Inframmezzato a tutto ciò l' epopea di una famigia ebrea ( tutti gli altri sono o irlandesi, o italiani, o negri... loro sono "ebrei") che alla terza generazione diventano milionari. E alla quarta la figlia impazzisce e manda tutto a puttane. Peccato; un piccolo sforzo e con l' ultimo incrocio pteva venir furi pure il WASP.ino. Un po' come nel film "Fragole e sangue". I bianchi era meglio se lasciavano fare la contestazione ai negri. Che almeno qualche ragione ce l' avevano e non rischiavano di fare la figura dei pirla. Libro assolutamente inutile. Patetica enfatizzazione del "terrorismo pacifista" anti guerra del Vietnam, che non ha lasciato alcuna traccia nella storia e neppure nella cronaca. La "mitica" rivolta di Newark, che a lui e' costata la fabbrichetta, e a noi 200 pagine di tritamento di marroni, non sappiamo che sia e ce ne frega pure una cippa lippa. Voto 3, naturalmente in serie B. Addendum alla parte terza: paradiso perduto. Le relazioni interreligiose matrimoniali possono anche funzionare . Tra cattoliche irlandesi e ebrei che restera' per sempre un mistero da dove cavolo venivano... Lui, l' ebreo ha cominciato dopo un po' dal matrimonio a leccarle la figa. Lei, la cattolica irlandese, ha ricambiato con un bel pompino e le cose sono andate abbastanza bene per un po' finche' la cara figliolina sedicenne ha messo un paio di bombette ed ha ammazzato 4 o cinque che passavano di lì, lei si e' fatta come amante un porcone inutile e lui la psichiatra della figliola pure balbuziente. (La figliola, non la psichiatra). Eppoi tutti a cena per i tre ultimi capitoli de libro. Il paradiso perduto appunto. |
A cena dove si discuteva del fatto che Gola
profonda fosse uscita dai circuiti porno per approdare nei cineclub. E
che poteva minare le convenzioni borghesi americane e minacciare la
gioventu' che non aveva ancora messo qualche bombetta in giro ... Quello che e' successo una decina di anni dopo, per lo meno a Milano. Nel mitico cinema della sinistra chic ed intellettuale: l' Anteo. Che si contendendeva con la Cineteca le piu' immani palle cinematografiche mai possibili e pensabili. Impareggiabile "La recita" di Anghelopulos. Quattro ore in greco sottolineato di una compagnia di giro. Orbene, non ricordo se per una sera solo o per piu' proiezioni, sta di fatto che quella sera il cinema era pieno all' inverosimile. La sera di Gola profonda. Una cosa su cui non ho mai transito e' che uno spettacolo lo debba vedere dall' inizio. E l' inizio era che una tipa si faceva leccare la figa in cucina su un elettrodomestico. Poi arrivava la sua coinquilina (Linda) e per "simpatia" faceva un pompino al leccatore di figa dell' amica. L' avesse mai fatto! Ha scoperto, la Linda, che il piacere erotico che non aveva mai goduto nei luoghi appropriati, il piacere vaginale o clitorideo, lo aveva "goliardicamente" ... Vabbe' nel profondo della gola... Da allora per circa un' ora e mezza si e' profusa nella ricerca del piacere con chiunque le passasse a tiro, finche' non si e' stufata ed e' andata dal ginecologo. Che per capire di che si trattasse si e' sottoposto a una o piu' ulteriori fellatio. A quel punto, quando presumilbilmente mancavano 10 minuti alla fine, la mogliettina mi ha imposto di uscire. Esse c'e' una cosa che non sopporto, ancora peggiore di non vedere uno spettacolo dall' inizio, e' non vederne la fine! Spettacolo cui peraltro partecipavano coppie o gruppi di amici, e le femmine erano al 50% . Solito ambiente dell' Anteo. Niente a che fare con le cameratesche riunioni dei cinema porno. Non c'e' stato nulla da fare. Non so ancora perche' ma sono dovuto uscire. C'e' qualche anima pia che mi sa dire come e' andato a finire? pv da Il Villaggio |
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Sfigometro al livello di guardia. Inizio con due premesse: la prima è che io conduco una vita molto ritirata che, se mi preclude le grandi gioie della vita avventurosa e attivamente inserita nella società, mi tiene anche lontana dalle forti emozioni e dai grandi casini. La seconda è che ho ricevuto un’educazione per la quale i fatti propri non vengono gettati sulle altrui spalle in nessun caso. Alla domanda “Come va?” si risponde, anche strisciando per terra con un pugnale tra le scapole e un cane idrofobo attaccato alle palle, “Bene, grazie” e non si aggiunge altro. Solo a parenti strettissimi e solo sul letto di morte è consentito dire qualcosa come “Son stato poco bene” o “Va così, così, grazie”. Tale educazione, per la quale tutti i miei consanguinei son morti stando sempre benissimo o, al massimo, “Poco bene” nelle ultime sei ore di vita, unita, come dicevo, ad una vita ritirata e tranquilla, mi rende sempre impreparata all’incontro con le grandi sfighe altrui. Ci sono, è inutile negarlo, delle persone sulle quali la sorte si accanisce recando loro un numero di sfighe incredibile. La loro vita ha una densità di sfighe altissima, il loro sfigometro segna sempre livello di guardia. Tali grandi sfigati, forse per consolarsi, forse perché sono, loro malgrado, costretti a frequentare luoghi dove bene non si sta (se non si è già morti) sono, di solito, cataloghi ambulanti non solo delle proprie immani e innumeri sfighe, ma anche delle sfighe altrui. E io, impreparata, ogni tanto mi imbatto in uno di questi ricettacoli di sfiga e ciò mi sconvolge, poiché, ripeto, pur ben conoscendo la possibilità di esser sfigati, la mia situazione permette alle sfighe di avvicinarsi a me non a battaglioni, bensì a piccoli gruppi. Insomma… me ne vado per la mia strada… è una bella giornata, mettiamo, d’autunno… io mi sento proprio bene (non che lo direi se non mi sentissi bene, ma mi sento davvero bene) il sole è caldo, le foglie stan diventando rosse, mi son comprata una torta Sacher e sto andando a casa a mangiarmela… quand’ecco, all’orizzonte, profilarsi il multisfigato. Il multisfigato ti saluta con un sorriso (per trarti in inganno) e poi ti chiede, con aria svagata “E’ da tanto che non ti vedo…come va?”. Io, per la succitata educazione, rispondo “Bene, grazie” e, maledetta me, aggiungo “E a te come va?”. Vi do una traccia: la risposta non è “Bene anche a me, grazie”. La risposta, invece, è: “Devo operarmi la prossima settimana, mia madre sta per morire, mio padre è paralizzato, mio figlio si droga, la macchina è esplosa, la casa ha preso fuoco e mia moglie è scappata con il panettiere… questo solo nell’ultimo mese… del resto ti racconterò…” |
Io,
basita, non so che dire... provo ad approfondire qualcuna delle tante
disgrazie, sperando di trovare qualche traccia di speranza… “Ah, ma anche un mio amico ha fatto la stessa operazione ed è andata benissimo...” “No, no: per me le speranze sono pochissime, al massimo migliorerò un poco, ma non guarirò mai...” “C’è una buona comunità di recupero per tuo figlio, mi han detto...“No, è talmente drogato che nemmeno le comunità lo accettano, anzi, è andato in una comunità e tutti quelli che eran là hanno ricominciato a drogarsi e si è preso pure una terribile malattia.” I miei occhi assomigliano a quelli di un basset hound… mi guardo in giro anelando una via di fuga, mentre la mia mente cerca una scusa che mi faccia porre fine all’incontro. Improvvisamente… una speranza… si cambia argomento! Il ricettacolo di sfighe mi chiede “Te lo ricordi Gianni Franzi?” “Sì rispondo io… eravamo in classe assieme… tipo simpatico” “Bene: gli si è rovesciata addosso una betoniera… ma non è morto subito… ha fatto un mese d’ospedale schiacciato come una sogliola.” E ma cazzo… io non ci pensavo a ‘sto Franzi da almeno trent’anni…non me ne fregava niente di lui… e adesso me lo si richiama alla memoria per dirmi una cosa orrenda… “E la Marinella… te la ricordi la Marinella?” “Sssssssì” rispondo ormai terrorizzata (pure a lei non pensavo da molti anni). “Sì è sposata, ha avuto due bambini e, quando il più grande non aveva nemmeno sette anni, hanno scoperto che era malata ed è morta in due mesi.” E Piero? Piero si è ammazzato perché la moglie lo ha mollato e lei, per il rimorso, si è sparata, ma ha sbagliato ed è rimasta cieca. Luisa? Luisa ha pochi giorni di vita. Franco? Franco è in galera. Annalisa… la dolce Annalisa? Annalisa fa la prostituta dopo che il marito le ha perso tutto al gioco. Fabio ha il figlio gay (che, tra l’altro, pare una notizia ottima, rapportata al resto), Francesco dorme all’ospizio dei poveri, Pino ha tre figli tutti ammalati di diversi orribili morbi, Paola non esce più da casa perché ha la madre oppressiva da assistere, Riccardo invece non esce più da casa perché è diventato matto. E Mario… oh, Mario… sempre alcolizzato. E io riassumo, perché il collezionista di sfighe entra nei più piccoli dettagli di dolore, orrore, disperazione. Io, che faccio vita ritirata, sto per soccombere a questo tsunami di sfiga e, al grido interiore di “O lui o io!” riesco finalmente a staccarmi dalla conversazione. Prima però, mi raggiunge una proposta: “Vediamoci prima che io entri in ospedale…”. “Ma certo… ti chiamo io… sicuro sicuro sicuro”. In fondo, penso, con tutte le disgrazie che ci sono al mondo, “Bunbury mi ha dato buca” sembra superabile Bunbury da Il Villaggio. |
Io e Caterina. (Continuazione da pagina2) Caterina pesa 40 chili, e' iperattiva e ha due passioni: il tango argentino e la preparazione di dolci casalinghi.Attivita' che richiedono ORE di permanenza in piedi, di apri-chiudi forno, sbatti uova, monta panna, inchiappa scodelle, e cuoci e sbuccia e giravolta e indossa scarpette col tacco e insomma mi viene il mal di testa alla sola idea. Nota: le mie passioni (due anche loro) sono il cinema e il bridge. Due cose che si fanno DA SEDUTI. Nonostante io sia stata molto chiara - non cercare di coinvolgermi, ho 'sto agosto che desidero fare il minimo indispensabile per la sopravvivenza... il mio ideale, se non parto, e' girare a piedi scalzi per casa mangiando scatolette direttamente dalla lattina per non fare un cazzo, e dividere equamente il mio tempo fra letto, pc e amenita' senza senso - lei ha preso come un impegno sociale il fatto di SMUOVERMI. Specifico: se avessi avuto il portatile, non mi sarei mossa dal letto , ma spero di provvedere presto.Allora mi parlava di 'sto tango... e io (educata) rispondevo: ma no, alla mia eta'... mozzicandomi subito dopo la lingua perche' lei ha parecchi anni piu' di me !Ma lei, inossidabile, mi mostrava terrificanti filmati di dodici minuti in cui al minuto 9.52 si vedeva una coppia di vegliardi che zompettavano in mezzo a una pista. Allora io (troppo educata) dicevo vaga: ma guarda, tu sei una pispisa***, io se metto un piede in fallo ci vuole la gru per tirarmi su, coi miei 80 chili... E lei ZAM! Altro filmatone lunghissimo dove verso la fine un paio di ciccioni inverecondi volteggiavano sulle note di "La Cumparsita" !!!Non so, non so come ho fatto a resistere. Forse la vecchia bastarda frequentazione forumistica mi ha aiutato? Ihihi ![]() Col passare dei giorni il suo fuoco sacro di appassionarmi al ballo scemo'... ma non perse mai del tutto le speranze. Fallito il tentativo danzante, tento' la carta culinaria. C.: vorrei fare la bavarese G.: (non sara' qualche ballo a piedi incrociati? uddiooo ) ehm... sìi', che cos'e'?C.: come! non lo sai! ma allora non le hai guardate le foto che ti ho allegato etc etc... G.: (si salva in corner) ah si'! non ricordavo che si chiamasse cosi'... che ti serve? C.: oh, poche cose. Panna liquida da montare, yoghurt, qualche foglio di colla di pesce e un po' di frutta per guarnire. Vedo naufragare miseramente il mio progetto di non uscire di casa per i prossimi 3 o 4 giorni... avevo il frigo pieno di cibo, una stecca di veleno verde intonsa, birra, pappa di micia a volonta', persino un sacchetto di sabbiaWCgatta profumato ancora chiuso... ma niente panna da montare, ne' yoghurt, tantomeno colla di pesce, oscuro ingrediente di cui ricordo vagamente l'uso, e che MAI ha fatto parte del mio bagaglio-dispensa. Chesso', puo' capitare di trovare una bustina di lievito secco dimenticata, in cucina. Magari scaduto ma lo trovi. Un tubetto di pasta di acciughe, una scatola di cacao in polvere di due inverni fa. Ma di sicuro fogli di colla di pesce non ce ne trovi, nella mia cucina ![]() Allora usciamo nella canicola delle 2 del pomeriggio, perche' la bestiaccia di bavarese a quanto pare necessita' di molte ore di frigo per rendersi mangiabile... e lei la voleva offrire la sera a certe persone a cui doveva andare a far visita. Torniamo verso le 3 e io, prudente, vado a ritirarmi in camera mia. Sono accaldata, sudata, faccio una doccia e mi fiondo a letto a leggere il mio "noir" del momento. Dopo un paio d'ore mi alzo e telefono a una mia amica, mettendomi a ciarlare con lei di argomenti leggeri. Caterina mi attendeva al varco: la trovo in cucina con tanto di grembiulino bianco e bandana in pendant, che alza un dito come quelli che vogliono intervenire ai talk show. Io azzampo il telefono, compongo il numero e mi metto a chiacchierare. Lei mi segue tipo omino della Folonari, a me che deambulavo scalza in corridoio. Dopo una decina di minuti stufa del pedinamento chiudo con la mia amica e le faccio, con un mezzo ringhio: - Caterina, che c'e'? Perche' mi segui? - Lei ri-alza il ditino e mi fa: - il tuo frullatore ha le lame. - E checcazzo deve avere un frullatore? Le lame, 2 velocita'... un bicchiere capiente... e poi? - non ha le fruste. Emminchiaaaaa!!! Segue una spiegazione di 15minuti15 sulla differenza fra lame e fruste. Un ignaro ascoltatore di passaggio avrebbe sicuramente telefonato alla polizia, in via precauzionale, dato il tema dell'argomento. Io, in totale parda*** propongo: - il minipimer? - |
Caterina mi guarda come si guarda un decerebrato. Apprendo dopo altra luuunga lezione che il minipimer non va bene per montare la panna. Sopravviene in me una calma olimpica. - va beh... e pazienza, che ti posso dire? Non possiamo utilizzare quella panna liquida per... boh, non lo so? Un gelato? Un sorbetto? Un cheneso? Lei ha un guizzo argentino. - magari qualcuno dei tuoi parenti ce l'ha? - che cosa? - il montapanna con le fruste. Azz. Faccio un googlemapping mentale del minicondominio familiare in cui abito: e' la seconda decade di agosto, un bel po' degli autoctoni sono via a mollare le trippe al sole e al mare. C'e' mia mamma su, questo lo so, ma escludo che possa esserle mai passato per la mente di comprarsi un montapanna con le fruste. La sua organizzatissima cucina farebbe sfigurare quella di un ristorante, ma montapanna no, sicuramente no. Mi mostra periodicamente le sue ultime acquisizioni (batterie da cucina triplo fondo, aggeggi per fare il gelato, cestelli per la cottura a vapore, doppia griglia per arrosti che non fanno puzza di arrosto, caffettiere elettriche da 1,2,3 tazze con opzione cappuccino) e il montapanna non l'ho mai visto. Mia sorella e' "strafalcionica" piu' di me in fatto di dolci: figurati. Caterina chiede speranzosa: - Laura forse? Gia', Laura forse. Quella e' tanto matta da averlo, il montapanna. Laura e' una delle mie cognate. Gia', ma Laura dov'e'? - per fare il verso a una vecchia canzone. Di malavoglia vado a mettermi un paio di ciabatte e un vecchio calzoncino da casa piu' presentabile, ed esco in giardino. Ci trovo Daniele (mio fratello, marito di Laura) coperto di fango dai piedi al plesso solare, che innaffia zolle e strappa erbacce. Il suo umore - a visibile distanza - non e' dei migliori. Con l'omino Folonari dietro, chiedo giuliva: - Laura c'e'? Daniele, che di solito e' il piu' dolce e affettuoso dei fratelli, lapidario risponde un monosillabo: - no G.: ma torna? D.: si' G.: ehm... a che ora? Daniele mi guarda in tralice, non e' mia abitudine andare a conversare con uno che sta immerso (suo malgrado) nel fango delle aiuole e che vorrebbe trovarsi le mille miglia distante... D.: Gio' non lo so a che ora torna scusa ma ho da fare eh!!! Stocazzo di giardino, lo doveva innaffiare A., e invece guarda che c'e' qua...! Io, ormai lanciata: - scusa, potresti chiamarla al cellulare, vedere a che ora... Quello pensa che io sia impazzita. - ma che ti serve da Laura??? Io, in pieno trip: - un montatore. UN CHE??? - per montare la panna! - aggiunge sorridente Caterina. - ah... e non lo so se ce l'ha - fa Daniele ormai convinto di essere in mezzo ai pazzi - fai una cosa, chiamala al cellulare. Ora, bisogna dire che io il cellulare lo uso poco, e ancora meno con coloro che abitano a un piano di scale da me. I numeri ce li ho, ma cosi', per ornamento della mia rubrica telefonica. Dunque appena chiamo Laura al cellulare, dopo tre squilli, lei mi risponde preoccupatissima: - gio' che e' successo? Daniele si e' fatto male? E io, recuperando la faccia di cazzo piu' impassibile che ho: - no... sai, volevo chiederti se avevi un montatore, sai, quello per la panna... - ahhhh minchia chi scantu***... - con le fruste - suggerisce imperterrita Caterina. Succede allora (nell'ordine): - che Laura mi dice che ce l'ha - che lei e' al Centro Commerciale Ipercoop a fare "un po' di acquisti" e non sa a che ora torna - che se le passo Daniele lei gli dice dove e' messo il montatore e lui me lo va a prendere - che io le dico che non e' il caso, e che Daniele che sale le scale e cerca nei suoi scaffali coperto di fango no, proprio no - che allora Laura ha la pensata furba che a casa c'e' suo figlio (mio nipote) e che lo chiama, e lo dice a lui, se non dorme e se non ha spento il cellulare, di trovare il montatore e di scenderlo a casa mia - che alla fine mi saluta con la sua risata solare - che dopo mezz'ora, non avendo alcun riscontro di montatori e fruste discese dal primo piano al pianterreno, ci vado io, e trovo un nipote con una scatola in mano, che mi dice: - scusa zia, ci ho messo un po' a trovarlo. Forse continua... Anzi, credo proprio di si'. Il sabato-caponata merita, eheh ![]() ***pispisa: e' detto cosi' un uccellino passeraceo, in dialetto a significare persona di fattezze minute. ***essere nelle parde: stare impastoiato, muoversi senza agilita'. Cfr: stari mpardatu. ***chi scantu: paura improvvisa, inattesa. Geipuk da Nessun dorma |
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![]() "Scripta Manent" apre una nuova sezione: "Poesia". Più che una sezione è una rubrica aperta a tutti gli utenti, in cui è possibile postare, oltre che le poesie di autori noti o meno noti, anche propri componimenti. Penso che sia importante in un forum offrire spazio, oltre che alle conoscienze degli utenti, anche alla loro creatività. http://scriptamanent.forumfree.it/?t=53576704 |
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![]() Gli strani viaggi di Lara Croft Racconto semifantastico delle avventure di una forumista Schegge sott'attacco Diciassettesima puntata Archiviato il caso 'Gossip Farm', potevo rilassarmi quando e come avrei voluto su 'Schegge di Cristallo'; la compagnia tutto sommato era buona. A parte qualche 'rimostranza' di Snerva e del giudice Regresso, che non mancarono di farmi pesare il mio macabro passato al fianco di Garbury, si stava bene nel locale di Blondie. Si parlava un po' di tutto, anche di argomenti futili, con un certo seguito, e questo non mancò di incrementare l'invidia di coloro che non vedevano di buon occhio la pattinatrice; da lontano, poiché lei si trovava sempre 'avanti', in virtù del suo spostarsi a bordo di due 'rotelle', quelle che a tanti mancavano in una diversa parte del corpo, le lanciavano frecce intinte di veleno, sfiorandola di tanto in tanto. Blondie era meno abituata di me a doversi difendere da attacchi ingiustificati, diretti o indiretti, e alla lunga tutto ciò finiva con infastidirla. Più volte chiese di essere lasciata in pace, ma da quell'orecchio in tanti eran sordi, soprattutto Garbury. Dalla sua 'torre di controllo' intinta di inchiostro malevolo, non faceva mancare mai il suo apprezzamento sul villaggio in generale e su Schegge e Scheggini in particolare. Scostando un fastidio dopo l'altro, schivando colpi bassi, alti e centrali, si continuò ad andare avanti imperterriti, finchè il nemico non decise di alzare il tiro. Un giorno ci trovavamo nella stanza delle 'schegge colorate' a disquisire di questa o di quell'altra forma, quando udimmo qualcuno bussare alla porta. Il che era abbastanza strano dato che vi era libero accesso. Blondie andò a vedere, ma non c'era nessuno all'uscio, poi, abbassò lo sguardo e scorse una scatola di cartone. Mi avvicinai anch'io commentando: - Sarà un omaggio di Snerva! - feci sorridendo. Arrivò anche Firula Spike che non aveva mai perso l'abitudine a sfociare nel melodrammatico: - E se fosse una bomba? - insinuò con espressione grave. Presi la scatola dalle mani di Blondie e vi avvicinai l'orecchio in un eccesso di prudenza: - Non si sente alcun ticchettìo. Che dite? Lo apriamo? - li esortai, ma Blondie disse che toccava a lei farlo, in quanto titolare di 'Schegge', trovava giusto prendersi quella responsabilità. Nonostante nessuno di noi fosse realmente convinto si trattasse di qualcosa di pericoloso, un pizzico di apprensione si respirava nell'aria. Blondie aprì la scatola con movimenti lenti, nell'istante stesso in cui potè osservarne il contenuto lanciò un grido e la scatola per aria. Istintivamente, ci buttammo tutti per terra, coprendoci il capo con le mani, pattinatrice compresa; furono istanti lunghi come ore, ma non accadde nulla. Niente di niente. Ci alzammo pian piano. Passato lo spavento, restava la curiosità, soprattutto la mia, di scoprire cosa ci fosse davvero in quella scatola. Raggiunsi il 'regalo' e mi resi conto che effettivamente era una bomba, di quelle nere, rotonde, con la miccia che spunta fuori dal foro centrale, al termine della quale vi era appeso un piccolo cartello bianco con su scritto: " BumBum" con tanto di smile 'ghignante' al fianco. In basso a destra, al posto della firma una frase scritta in corsivo, ma con il carattere assai più piccolo, annunciava minacciosa: "E' solo l'inizio." O meglio, del suo avvocato. Lessi rapidamente il contenuto dei documenti, e rimasi allibita. Greta Garbury mi chiedeva un risarcimento per essermene andata troppo rapidamente dalla Gossip Farm, senza offrire l'opportuno preavviso. La cifra era astronomica, prevedeva anche una somma da sborsare per 'mancanza di professionalità e di osservazione delle regole volute dalla buona creanza'. |
Incredibile! - pensai - Essendo inglese, se c'è una
persona che conosce le regole della 'buona creanza', quella sono io! Come se non bastasse, qualcuno (forse fu solo un'impressione, ma mi parve di udire una risatina sardonica) fece scivolare sotto la porta un foglietto contenente gli ultimi articoli della Gossip Farm, firmati da Garbury e da Farcita; contenenti una serie di accuse infamanti nei miei riguardi. Non c'era una sola riga che non trasudasse ostilità, in netto contrasto con quel era sempre stato lo spirito della Gossip Farm, almeno in teoria. La cosa non mi piacque neanche un po'. Naturalmente non avevo alcuna intenzione di pagare quella cifra assurda. Non mi restava che trovarmi faccia a faccia con Garbury, e chiederle spiegazioni circa la sua inaccettabile condotta. Mentre mi avviavo, in moto, verso la redazione, un turbinìo di pensieri mi affollavano la mente. Non riuscivo a capire cosa avesse scatenato un tale voltafaccia della Diva, e anche l'eccessivo livore di Farcita mi sembrava ingiustificato. Parcheggiai davanti all'entrata, salutai il guardiano e tirai dritto verso la porta d'accesso, ma egli mi bloccò. - Mi dispiace, Sig.na Croft. Non può entrare. Ordini della Sig.ra Garbury. - mi spiegò in tono afflitto. Lara: - Ho capito. Però ho bisogno di parlare con lei. Potrebbe farglielo sapere? Gliene sarei grata. - Feci con un sorriso accattivante al quale l'uomo non potè resistere. Sparì per qualche minuto all'interno dell'edificio, non appena ne uscì nuovamente, mi annunciò che potevo salire. Tutti noi scheggini, preferimmo non dare troppa importanza a quell'episodio, archiviandolo sotto la voce 'scherzi di cattivo gusto'. Eppure c'era qualcosa si strano nell'aria, me ne resi conto soprattutto un pomeriggio quando, entrando nel locale le mie narici furono investite da un forte odore di benzina. Qualcuno aveva cosparso l'entrata di liquido infiammabile, ma poi non aveva appiccato il fuoco. Un altro avvertimento? Probabilmente sì. La situazione cominciava a diventare pesante. Inoltre, gli attacchi dalla Gossip farm erano incessanti e sempre più 'cattivi'. Questo procurò non poco stress a Blondie, la quale chiedeva soltanto di essere lasciata in pace, e se anche avesse ignorato gli articoli di Garbury, la maggior parte delle persone intorno a noi, se ne faceva influenzare. Avevo anche pensato di chiedere aiuto e protezione a un personaggio che ben sa come barcamenarsi in situazioni del genere: Don vito u scannaturi. Alla fine, Blondie decise che era meglio non ricorrere a mezzi estremi, esasperando oltremisura una guerra ridicola, che rischiava di trascinarsi all'infinito. Così, un giorno, stanca delle continue provocazioni e minacce interne ed esterne al villaggio, Blondie prese la grave decisione di mollare tutto. Si recò da Zio Pivone per consegnargli le chiavi di 'Schegge di cristallo', ma cambiò idea in breve tempo e decise di provare una strada alternativa: blindare il suo locale. Sì, un po' come aveva fatto Garbury col suo caveau, ma non certo per tenerci dentro le sue palle, bensì per tener fuori i trituratori delle stesse. Le trattative avvennero in privato, e Zio Pivone, stranamente acconsentì, anche se blindare uno spazio non apparteneva alla filosofia del villaggio, anzi, cozzava violentemente con la stessa. In quel periodo, Satuttolui era fuori sede, si trovava all'estero per partecipare ad un convegno sulla 'cucina esotica', dove avrebbe conciliato il sonno dei partecipanti da tutto il mondo, con una sua dettagliatissima relazione sulle varie specie di funghi e i differenti modi per prepararli. Tornò a cose fatte. E naturalmente non fu molto contento del fatto che Schegge fosse stato blindato. Ma non era nel suo carattere combattere con veemenza per difendere le proprie idee, si limitò a dissociarsi dalla decisione di Zio Pivone, promettendo che mai avrebbe messo più piede in quel locale. Dichiarò anche qualcos'altro: - Io vigilerò affinché non si prendano più decisioni inerenti all'intero villaggio, in segreto e all'interno di Schegge! - Mi chiedo se si sia mai reso conto della contraddizione in cui cadde, prima affermando che non ci sarebbe più entrato e poi annunciando che si sarebbe improvvisato 'vigile'. Satuttolui non mi era mai stato particolarmente simpatico, ma dopo quell'episodio, la bilancia iniziò a pendere decisamente dalla parte dell'antipatia.
(continua)
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