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il CORRIERE FEDERALE |
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| Organo periodico di informazione della FEDERAZIONE | ||
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Numero 9 del 13 marzo 2010 |
| TERZA PAGINA | |||
![]() ONDE |
![]() SCRITTORI EMERGENTI Luca Rachetta |
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(dalla prima pagina)
Da tempo mi sto occupando (attraverso il mio lavoro che é il teatro e la mia passione che é la filosofia) di tradurre, in spettacoli ed eventi, gli studi fatti sui cosiddetti “sistemi percettivi”. Mi sono immaginato che tipo di mondo avrebbero percepito gli uomini se, al posto degli occhi avessero avuto un sistema ad infrarossi, a raggi x. O come si sarebbero mossi, in un mondo di suoni, se fossero stati privi di un
padiglione auricolare. Ma il nostro mondo é quello in cui si muovono anche delle lucertole totalmente
cieche; dei serpenti che percepiscono le forme di vita attraverso il calore o le
vibrazioni dei corpi; dei mammiferi, degli uccelli e dei pesci che si muovono
nel mondo attraverso sentieri di odori, o segnali radar, o ultrasuoni, o
percependo le piste magnetiche che percorrono il globo. |
Che cosa non vediamo, non udiamo, non percepiamo, non essendo in possesso di nessun’altra modalità con la quale interagire col mondo? O queste modalità le abbiamo in noi ma sono solo assopite?”
IL PERCORSO Ma “ONDE” é soprattutto un percorso di conoscenza umana, di incontri. E’ il privilegio di entrare in contatto con chi ha trovato nella propria coscienza, un nuovo modo di decifrare, di rapportarsi, di interagire con la realtà; con chi é già consapevole di essere fatto anche di oscillazioni, di vibrazioni, di onde appunto.E di questo vogliamo parlare, usando ciò che è in nostro possesso per non ridurre tutto alla Parola o all’Immagine scontata. LO SPETTACOLO Tornando ai nostri animali che si muovono attraverso sentieri di odori, piste magnetiche o di calore, mi sono immaginato un mondo percorso da segnali, da vibrazioni, da forme e codici diversi da quelli a cui siamo abituati. C’è bisogno di un racconto iniziale. Il racconto di un viaggio, verso spiagge, lidi, foreste, savane, montagne o mari. Il racconto di un’esplorazione di un qualcosa che esiste nella sua inquietante maestosità ma è vissuto, percepito e interpretato da parte di un qualcuno che segue piste diverse dalle nostre. Adfix di La megattera spiaggiata. |
La torre di Silvano
(2008)
![]() ISBN 9788851717353 Sigla: MEF L'Autore Libri Firenze Collana: Biblioteca 80 - Narratori Genere: Racconto Pagine: 80 Silvano Rupestro è un giovane avvocato piccolo borghese che risiede a Lunaria, una cittadina di provincia a ridosso del mare, in un’antica torre pericolante la cui origine si perde in un passato ignoto. Nonostante l’accertata friabilità del terreno su cui sorge dovrebbero spingerlo ad accettare l’invito del sindaco ad abbandonare l’abitazione, l’uomo resiste ostinatamente. A quelle mura, che lo avvolgono con un senso di protezione fin dall’infanzia, non riesce assolutamente a rinunciare nemmeno adesso che i propri genitori sono deceduti e ne è rimasto il solo inquilino. Durante il giorno presta servizio presso lo studio legale del dottor Vito Savoldello, un anziano professionista che nel corso della sua lunga carriera non ha mai rinunciato a nessun forma di compromesso e di scaltra spregiudicatezza pur di fare strada e denaro. |
Ma Silvano, che al
contrario è dotato di un animo estremamente sensibile, è ormai persuaso
di aver imboccato una strada professionale a lui non congeniale. Svolge la propria professione senza entusiasmo e con l’amara consapevolezza che la giustizia sia governata da persone che hanno scarsa considerazione nei confronti dei drammi umani. Per fortuna alla sera, tornando a rinchiudersi nella torre, ha modo di rifarsi lavorando alla stesura di un romanzo… Dopo aver pubblicato un saggio su Vitaliano Brancati e due raccolte di racconti, Luca Rachetta - nato a Torino ma ormai stabilmente residente a Senigallia – si cimenta con la struttura del romanzo breve, costruendo un libro la cui trama risulta talmente scarna di avvenimenti da risultare a stento riassumibile. A dominare le pagine è un senso di disagio che, oltre ad essere psicologico ed esistenziale, addizionato al simbolismo della torre, vuole costituirsi come emblema della condizione dello scrittore. . La percezione che si avverte è che l’autore abbia inteso non tanto rispolverare un vecchio modulo ormai consolidato, quanto lasciarsi scivolare sul piano inclinato dell’autobiografismo, per proiettare nel protagonista de La torre di Silvano quella sensazione di spaesamento che sembra appartenergli in prima persona, e che lo fa sentire più che mai straniero agli altri e bisognoso di risposte emotive altrettanto esagerate all’ambiente esterno. E per farlo Luca Racchetta sceglie per di più di non fare carovana nella letteratura corrente, ma di far leva su una ricercatezza stilistica desueta e su un’esattezza lessicale che inclina all’estenuazione del segno in maniera forse eccessiva, appesantendo la macchina narrativa e... relegandolo ancor più nella sua torre. (Gian Paolo Grattarola) Segnalato da Collaborare di Scrittori d'Italia |
| BANDI CONCORSI BORSE | IN LIBRERIA | ||
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Up level - Master in Tourist Management Area geografica: Torino, Milano, Roma, Napoli - Disciplina: Turismo Obiettivi Il Master in Tourist Management è stato concepito per formare figure professionali immediatamente pronte ad essere inserite negli organici aziendali. I professionisti che terminano il percorso formativo ed ottengono un attestato Up level non necessitano di lunghi tempi di inserimento e vanno oltre le aspettative delle imprese. Questo perché il periodo formativo e i contenuti del Master viaggiano sulle coordinate di un’attività lavorativa vera e propria, strutturata su stage in Agenzia e momenti di approfondimento con i professionisti del settore. Destinatari Il Master in Tourist Management, rivolto a diplomati e laureati e a tutti coloro che desiderano acquisire competenze specifiche per lavorare presso Agenzie di viaggio e turismo, Tour Operator, Enti di promozione turistica, Strutture di incoming e Centri di Accoglienza Turistica. Stage Al termine del Master gli allievi svolgeranno uno stage presso i più importanti operatori del settore, tra i quali: Boscolo Tour, Teorema, Club Valtur, Hotelplan, Club Med, King Holidays, JumboTours, ecc. Sbocchi professionali Il Master è propedeutico alle abilitazioni di Direttore Tecnico di agenzia di viaggi e Accompagnatore Turistico, professioni tra le più ambite e richieste nel mercato turistico. Modalità Per andare incontro alle esigenze di chi lavora, oltre ai Master con frequenza bisettimanale, Up level organizza edizioni che prevedono la frequenza solo il sabato. Per gli imprenditori che frequentano il Master con l’obiettivo di aprire un’agenzia di viaggio, Up level cura lo Start Up iniziale, supportando il neo imprenditore in tutte le fasi dell’avvio, da quelle meramente burocratiche fino alla costruzione dei rapporti con i Tour Operator e alla gestione relativa alle potenzialità commerciali del banco. Info e iscrizioni: http://www.uplevel.it/turismo/master-touri...anagement.shtml Rici da L'angolo dell'archeologo. |
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TITOLO: IL CASO GENCHI Luglio 1992, la Sicilia è dilaniata dalle stragi. In città c'è un poliziotto che ha lavorato con Falcone e sono tre anni che si occupa dei misteri di Palermo. Si chiama Gioacchino Genchi. È a lui che chiedono di scoprire qualcosa sulle agende elettroniche del giudice. E di capire dai telefoni se qualcuno spiasse Paolo Borsellino. E lui qualcosa scopre. |
Scova file cancellati e li ritrova. Poi ipotizza una pista per via
D'Amelio: date, nomi, luoghi. Diventa vice del gruppo Falcone-Borsellino. Ma quell'indagine non la finirà mai. Una mattina all'improvviso sbatte la porta. E se ne va. Da allora non ne ha mai parlato. Finché approda a Catanzaro, per la Why Not di Luigi de Magistris Una mattina accende il pc, guarda i tabulati telefonici. E all'improvviso sbianca. Ma non fa in tempo a stendere una relazione: revocato l'incarico, indagato e perquisito, sequestrato l'«archivio» con tutti i dati fin dal 1992. Attaccato da ogni parte politica. Sospeso dalla polizia. E altrove quattro magistrati perdono il posto. E allora cosa c'era in Why Not, cosa c'era in quei tabulati? C'erano giudici a contatto con boss, magistrati amici degli indagati e dei loro avvocati. Ma c'era soprattutto un intreccio telefonico economico-politico-giudiziario che da Catanzaro saliva a Roma. E ora che per difendersi ha depositato in tribunale le sue scoperte, può finalmente raccontarlo: perché lasciò allora, perché è stato fermato adesso. Con nomi, date e luoghi. |
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Gli strani viaggi di Lara Croft Racconto semifantastico delle avventure di una forumista Terza puntata |
![]() Il romanzo d'appendice |
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Snerva e la diàspora zatterofila Un giorno in cui non ero particolarmente impegnata, decisi di fare un giro in moto, senza sapere esattamente dove andare. Quasi senza accorgermene, mi ritrovai in spiaggia, la mia attenzione fu catturata da una serie di urla concitate, come se si stesse verificando una violenta lite tra più persone. Schiaccio il freno e la moto inchioda sulla sabbia, girandosi verso il mare... vedo qualcosa in mezzo alle onde, ma è troppo lontano per riuscire a focalizzare. Mi tolgo gli occhiali da sole, sfilo lo zaino dalle spalle e rovisto un po' al suo interno alla ricerca del mio binocolo, una volta trovato mi affretto a metterlo davanti ai miei occhi. Finalmente riesco a vedere qualcosa! Era una zattera alla deriva, sembrava che in tanti stessero discutendo animatamente. Il buon senso, sembra incredibile, ma anche una come me deve averne un briciolo, il problema è che non sempre gli dà ascolto, mi suggeriva di tirare dritto in sella alla mia moto, senza più curarmi di ciò che stava avvenendo. Stavo per dare gas e partire, ma un pensiero me lo impedì: E se qualcuno avesse bisogno di aiuto? Non posso far finta di niente, devo andare a vedere. Così presi il mio cellulare e chiamai Zip: - Dimmi tutto, Lara! - Lara: - Fa preparare il mio motoscafo, ne ho bisogno adesso. Sarò lì tra due minuti. - non attesi neanche che confermasse, tanto non serviva, e chiusi la comunicazione. Una volta a bordo del mio motoscafo, mi avvicinai alla zattera a velocità sostenuta, ma non vi salii a bordo, rimasi lì vicino per vedere cosa stava succedendo. Da quel che potei capire, poichè arrivai a lite già inoltrata, una nuova arrivata, Snerva, era stata maltrattata da alcuni zatterofili. La cosa non mi sorprese, dato che la zattera era famosa per avere il miglior comitato di accoglienza di tutto il paese. Chiunque avesse la sciagura di arrivarci, anche per caso, veniva accolto con un gelo assoluto condito da litri di diffidenza, e viveva una situazione simile a chi, casualmente, si ritrova in un quartiere malfamato: Arrivi, ti guardi intorno, e nonostante sia una zona molto abitata, sembra che non ci sia nessuno. In realtà sono in tanti, e ti hanno già visto, sei tu che non vedi loro. Sei lì che non sai bene cosa fare, se avanzare o no, quando ti raggiunge qualcuno... e mentre ti domandi da dove diavolo sia sbucato, quello ti chiede - Chi sei? Cosa vuoi? A chi cerchi? - Ti giri, e incontri lo sguardo di un ragazzino che puzza ancora di latte, ma che ti guarda con l'aria da uomo vissuto, da duro. Sulla zattera era pressappoco la stessa cosa, il primo che arrivava come minimo veniva accusato di essere una spia, mandata lì con l'intento di affondarla, da qualcuno che era stato buttato in mare. Snerva si era comportata normalmente all'inizio, aveva cominciato a parlare del più e del meno, quando si vide accerchiata e derisa da tutti. Una sola persona le dimostrò simpatia, colui che sarebbe presto diventato il suo principe, il suo eroe: il giudice Regresso. Della scuola di A. Di Pietro, feroce antiberlusconiano. Non so bene cosa fece scattare in Snerva la molla che da fanciulla dolce e gentile, la trasformò in una specie di bulldozer, so solo che le sentii pronunciare delle strane frasi tipo 'camin vattin' o 'vai a raccogliere cartoni', ripetutamente e contro chiunque le capitasse a tiro. Si dice che un zatterofilo, un certo Pantera Rosa, le abbia offerto un vasetto di marmellata di pisello, mandandola su tutte le furie. Capisco che quel tipo di confettura potesse non piacerle, ma la sua reazione è stata a dir poco esagerata. Decisi che nessuno aveva bisogno di me, e lasciai che se la sbrigassero da soli. Tornai velocemente a riva, e decisi di passare al C4 (all'epoca lo frequentavo ancora) per rilassarmi un po' schivando qualche bomba qui e là, mentre Iceman raccomandava inutilmente: - Non fate troppo rumore, i vicini potrebbero lamentarsi! - A dire la verità, Iceman sperava segretamente che ciò avvenisse sul serio, e che il maggior numero di inquilini, venisse a godersi lo spettacolo. |
Più tardi venni
a sapere che il capitano Giango, giacchè la situazione sulla zattera,
per via di Snerva era divenuta insostenibile, dovette prendere una grave
decisione: gettarla in mare. Lui sperava che qualcuno la strappasse alle
onde e la portasse il più lontano possibile, gli altri, non tutti, ma
una buona parte, che qualche squalo molto affamato passasse di lì. Purtroppo per Giango e gli zatterofili le cose andarono peggio di quel che si sarebbero aspettati. Snerva tornò più volte a bordo, travestita e camuffata, a riportare nuovamente scompiglio. Persero un po' tutti la testa, e alla fine un zatterofilo tradì addirittura la fiducia del capitano Giango, pur di mettere in cattiva "luce" Snerva. La zattera si ritrovò al centro di un tremendo vortice, e sembrava destinata a soccombere... Giango ormai aveva perso ogni speranza. Ben presto Volphix avrebbe cercato di salvare il salvabile. Ma prima della fenicottera, un altro personaggio decise di svolgere un ruolo importante in tutta quest'ingarbugliata storia, lo fece prendendo sotto la sua ala protettrice Snerva e portandola con sè nel suo "buco". Costui o costei, non è ben chiaro perché pare fosse un'ermafrodita, con maggiore predilezione verso il proprio lato femminile, nonchè una forte inclinazione al gioco e al "nonsense", rispondeva al nome di Squinzio/a. Il buco di Squinzio/a Il colore predominante in quel luogo era il giallo, forse perché era sempre stato quasi del tutto deserto, ma con l'arrivo di Snerva le cose cambiarono, con grande gioia e soddisfazione dello Squinzio. A quel tempo, Snerva era già stata buttata fuori da quattro o cinque accampamenti, oltre che dalla zattera, proprio perchè non riusciva a smettere di far la guerra a coloro che l'avevano pesantemente offesa e poi allontanata, finendo col coinvolgere anche chi non ne aveva alcuna colpa. Squinzio si dimostrò molto comprensivo con lei, e lasciò che facesse ogni cosa le veniva in mente nella sua dimora, senza porle mai alcun freno, in compenso molti spettatori, non soltanto zatterofili, entrarono in quel buco, tanto che ad un certo punto si stava anche stretti. Così Squinzio aggiunse nuove stanze, aumentando lo spazio a disposizione, in modo che quanti volessero ascoltare i vari comunicati di Snerva, ora rivolti a Giango, ora alla Pantera Rosa o a pampubi e perfino al divino Chronos, a chiunque avesse osato soffiarle in faccia troppo forte lei avrebbe replicato scatenandogli contro un tornado, potessero farlo il più comodamente possibile. Ben presto si formarono due fazioni: gli Snervati e gli anti-Snerva, i secondi ben più numerosi dei primi. Probabilmente fu questo particolare, il fatto che Snerva fosse così criticata e malsopportata, che mi portò a far parte, inizialmente della prima fazione. Istintivamente era spesso portata a prendere le parti di chi era solo contro tutti, tenendo presente, che non sempre la preda attaccata dal branco, o presunto tale, è esattamente 'innocente'. Resta il fatto che non è corretto mettersi in tanti contro uno, sebbene non sempre i primi prevalgono sul secondo. Credevo di aver grosso modo compreso la situazione, ma mi sbagliavo, c'erano ancora diversi dettagli che mi sfuggivano, e fu proprio il capitano Giango, uno dei più bersagliati, a colmare le mie lacune, portando alcune registrazioni di Snerva al suo arrivo alla Zattera, quella pacata e gentile, ed altre che precedettero il disastro... Apparentemente non sembrava esserci nulla di strano in quelle conversazioni, ma un orecchio attento avrebbe potuto notare un piccolo, ma significativo dettaglio che avrebbe potuto spiegare molte cose. Mi resi conto che Snerva all'inizio parlava normalmente, ma ad un certo punto la sua voce veniva interrotta continuamente, come se stesse decantando una poesia, ma in realtà stava discutendo, e piuttosto animatamente. Non v'è nulla di poetico in questo. Questo fatto di per sè non dimostrava nulla, se non che, c'era qualcun altro che usava esprimersi 'poeticamente', seppur le sue parole fossero dure, severe, parole di condanna: il giudice Regresso... (continua) Vuoi commentare il racconto di Lara? - Fallo QUI. |
POLPETTONE quinta puntata. Capitolo II Gennaro Giugno 1643. Concentrato sui deboli segni del suo passaggio, avanzava nel silenzio più assoluto, attento a non produrre il minimo fruscio:se l’animale avesse sentito la sua presenza, si sarebbe definitivamente rintanato e Gennaro avrebbe perso l’occasione di portare a casa un po’ di carne. Era un bel ragazzo ma, contrariamente ai lineamenti dominanti in quella regione, era biondo di capelli e gli occhi erano di un azzurro cupo, profondi e vivaci. Di statura non era molto alto (forse un metro e sessanta) ma il corpo era robusto e ben fatto. La caccia (di frodo perché la selvaggina era esclusiva proprietà del Barone) era un modo poco ortodosso e molto pericoloso, al quale ricorreva solo nei casi di assoluta necessità, per contribuire al mantenimento della famiglia: La madre e due sorelle maggiori di lui. Il padre era morto di tifo cinque anni prima. Tutti si spezzavano la schiena sul pezzetto di terra concesso dal barone, ma quel poco che producevano, veniva quasi completamente assorbito dalle varie gabelle. Gennaro sapeva di non essere figlio naturale di coloro che aveva sempre considerato i suoi genitori: gli avevano raccontato di come lo avessero trovato, appena nato, su un sentiero di campagna, accanto al cadavere della madre. Unico ricordo di questa madre, una medaglietta di San Cristoforo, che avevano trovato sul cadavere, e che ora lui portava al collo come una reliquia. La conoscenza di questo fatto aveva indotto il ragazzo ad amare ancora di più quelle persone che, pur nell’indigenza, si erano fatte carico di un’altra bocca da sfamare. Il pensiero del giovane andava spesso a quella sua sfortunata madre e fantasticava sui mille modi di scoprire e punire il colpevole di quell’infamia che l’aveva portata a morire sul bordo di un sentiero. Ma si rendeva conto che erano solo fantasticherie. Seguiva appunto una di queste fantasie, quando qualcosa si mosse, ad una ventina di passi alla sua sinistra. Si immobilizzò trattenendo il respiro. Il muso del coniglio fece capolino da un cespuglio... La fionda roteò fulminea. Il coniglio giacque sul prato colpito
inesorabilmente in mezzo agli occhi. Era in cammino da pochi minuti quando sentì il
galoppo alle sue spalle. - E come ti permetti di alzare gli occhi in mia
presenza? – E giù, due colpi in faccia col micidiale attrezzo. |
La pietà dell’uomo era oltremodo interessata:
nemmeno i guardiacaccia se la passavano bene, ed il coniglio era
bello grasso, sarebbe stato ottimo per cena. Gennaro seppe che stava per morire. La mano che ancora stringeva la fionda si mosse da sola... E l’uomo stramazzò al suolo. Spaventato a morte Gennaro corse
verso casa... Aveva già fatto un buon tratto di strada quando si fermò
di botto: - Il coniglio – Pensò – Lo devo andare a riprendere! – Era terrorizzato dall’idea di
rivedere il cadavere del guardiacaccia ma era un ragazzo coraggioso: non
avrebbe mai ceduto alla paura. In un primo momento il sollievo fu grande, il guardiacaccia era vivo, non aveva nessun morto sulla coscienza... Poi si rese conto della situazione: l’uomo lo conosceva, sapeva dove trovarlo... Sicuramente già lo aspettava davanti casa sua... E questa volta lo avrebbe arrestato, se non lo avesse ucciso sul posto. A casa non poteva tornare, non poteva nemmeno rimanere nei boschi, sicuramente sarebbe stata organizzata una vasta battuta. Ed i paesani avrebbero partecipato tutti, insieme ai soldati del barone: per nulla al mondo si sarebbero persi un’impiccagione! Doveva andarsene... Ma dove? – A
Napoli – Pensò – In mezzo a più di trecentomila persone non mi
troveranno! – Gennaro si tenne il più possibile sul
bordo, ma si accorse presto a sue spese di aver commesso un errore.
All’improvviso sentì un grido venire dall’alto: Fece il resto del vicolo di corsa e
giunse sotto le mura. Il grande portone era già aperto ed alcune
carovane di mercanti, con i muli carichi di merce, stavano entrando in
città. Gennaro non conosceva la città e non sapeva dove andare. La strada intanto si era riempita di gente che si muoveva rapida ed indaffarata. Si accorse ben presto che non poteva continuare a procedere così imbambolato se non voleva rimetterci la pelle: le persone lo spingevano da parte per passare e lo insolentivano spazientite, più di una volta si salvò dall’essere travolto da uno dei grossi carri, trainati da due cavalli, che percorrevano quelle strade strette a velocità incredibili, i carrettieri urlavano frasi incomprensibili e facevano schioccare le lunghe fruste per incitare le bestie ed avvertire i cristiani... E schizzavano fango dappertutto. Solitario.(continua al prossimo numero) |
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Vieni ache tu. Salta sul trenino dei confederati. | ||
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I Confederati |
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