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il CORRIERE FEDERALE |
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| Organo periodico di informazione della FEDERAZIONE | ||
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Numero 8 del 27 febbraio 2010 |
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"Arnaldo da Brescia (Brescia, 1090 –
Roma, 18 giugno 1155) è stato un religioso italiano.
Fu un riformatore religioso caratterizzato da notevole eloquenza e forte avversione per l'istituzione tradizionale ecclesiastica. I punti fondamentali del suo radicale programma di riforma, da collegarsi alle idee del movimento milanese dei Patarini, erano: la rinuncia della Chiesa alla ricchezza e il suo ritorno alla povertà evangelica, l'abbandono del potere temporale, la predicazione estesa ai laici, la non validità dei sacramenti amministrati da un clero non degno, la confessione praticata tra fedeli e non ai sacerdoti. A venticinque anni, Arnaldo divenne canonico agostiniano e si trasferì a Parigi, dove ebbe come maestro l'eretico Pietro Abelardo e dove lesse avidamente tutte le opere dei Padri della Chiesa. Al suo ritorno a Brescia, nel 1119, iniziò una serrata propaganda anticlericale, decisamente innovativa per i tempi. Arnaldo accusava il clero ed in particolare il vescovo di Brescia Manfredo, di possedere terre, di interessarsi di vicende politiche e di praticare usura, predicando il ritorno alla povertà evangelica, all'elemosina e alla solidarietà. Nel 1139 le sue idee e quelle di Abelardo vennero giudicate eretiche dal Concilio Lateranense II e per tale motivo egli decise di lasciare l'Italia ed andare in Francia dall'amico Abelardo. Qui partecipò al Concilio di Sens del 1140, teatro della disputa tra Abelardo e San Bernardo di Chiaravalle. A quest'ultimo fu riconosciuta la ragione ed ottenne dal re Luigi VII l'espulsione dalla Francia di Arnaldo. Questi allora si recò prima a Zurigo e poi in Boemia nel 1143, accolto dal legato pontificio Guido di Castello, futuro Papa Celestino II. (Continua qui). "La Storia", forum creato dalla passione di Karma Negativo, fu uno dei nostri primi confederati. Non so come lo abbiamo perso, forse in una delle frequenti bufere imperversate nella Federazione, o forse per semplice stanchezza del founder che si aspettava, da un forum veramente speciale, un successo di utenti che, purtroppo, non è ancora arrivato. Ci sono ricapitato per caso, forse in un attacco di nostalgia, ed ho riletto con interesse alcuni vecchi post. Il forum è praticamente fermo da mesi e non mi sembra affatto giusto che una cosa veramente seria, debba finire nel dimenticatoio soppiantato da Maria De Filippi e similari. Se, tra i nostri lettori, ci sono amanti della storia o che sono interessati a discorrere anche solo di Arte, Filosofia, Religione o politica, non dovrebbero mancare di fare una visita a questo forum e, magari, fermarsi a dare una valida mano a Karma Negativo. Al momento troverete 11 discussioni sulla preistoria, 68 sulla storia antica, 26 sulla storia medioevale, 15 sulla storia moderna e 44 sulla storia contemporanea. Seguite il mio consiglio: andate a vedere questo forum. Solitario. |
Fin dal secolo scorso, quando
il trapasso nell'aldilà non era poi così sicuro, chi aveva le
possibilità economiche, faceva legare un filo al polso o al
piede del caro estinto.
Il filo era collegato ad un campanello in superficie, dove stazionava un uomo di guardia. In tal modo si poteva intervenire in caso di improvviso risveglio. Certo, non è piacevole resuscitare nel buio sigillato di una bara, piuttosto che in un letto di piume. Ma sembra che il fenomeno delle morti apparenti sia molto più frequente di quanto non si pensi. Fortunatamente, anche in questo campo, la moderna tecnologia va incontro a chi può permettersela. Alla fiera del lusso di Verona, per soli 280.000 euro, si può acquistare la bara a prova di morte apparente: una bara corredata di telefono e videocamere che inquadrano costantemente il defunto. ![]() Segnalato da Graziella di Creatività |
Il Libro dell'Inquietudine
di Bernardo Soares (O Livro do Desassossego por Bernardo Soares) è la
principale opera in prosa di Fernando Pessoa, scrittore e poeta
portoghese, firmato dal semi-eteronimo Bernardo Soares. Il libro rappresenta un enigma all'interno dell'opera di Fernando Pessoa, poiché fu scritto in forma di brevi frammenti durante quasi tutta la vita letteraria dello scrittore, tra il 1913 ed il 1935. Sebbene Pessoa lo menzionasse sempre con enfasi, non riuscì a farne un libro vero e proprio. Solo negli anni '80 un gruppo di ricercatori riunì i pezzi dell'opera - sparsi in quaderni, fogli sciolti, ecc. - nel Libro dell'Inquietudine. Si tratta, nelle parole dell'autore, di un'"Autobiografia senza fatti", raccontata dal contabile Bernardo Soares, il quale lavora in un ufficio al quarto piano di Rua dos Douradores, nella Baixa di Lisbona. Il Libro dell'Inquietudine è composto da un totale di novantaquattro frammenti di prosa poetica, (contenuti in cinque grandi buste) e 27.534 fogli trovati in un baule. Non sempre datati, alcuni appena abbozzati, i frammenti furono scritti tra il 1913 (poco prima, dunque, della comparsa degli eteronimi Alberto Caeiro, Ricardo Reis e Álvaro de Campos) ed il 1935. La prima edizione portoghese del libro venne pubblicato in Portogallo nel 1982, a cura di Jacinto do Prado Coelho, subendo in seguito numerose modifiche (per quanto riguarda l'organizzazione dei testi e la decifrazione della calligrafia di Pessoa. La versione italiana del libro è curata e tradotta da Antonio Tabucchi e Maria José de Lancastre per Feltrinelli. Nel 2005 è uscita presso la collana Newton una nuova edizione, sistemata e aggiornata (con nuovi testi ritrovati tra le carte pessoane), curata dal professor Piero Ceccucci. Freckle da Il cimitero dei libri dimenticati. |
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(dalla prima pagina) La battaglia dei pianeti. "Un Libro da divorare..." Un gran bel libro con un unico "difetto": una volta che lo hai "divorato" rimani in astinenza e ti chiedi come si potrebbero evolvere tutte le avventure narrate in questo primo volume... E quando dico "divorato" intendo dire che è un libro di quelli che inizi a leggere per caso sul treno durante il viaggio di ritorno e rischi di saltare la fermata perchè troppo "preso" dalla lettura... Se vi piace la fantascienza di taglio epico-militaresco ( avete presente Starship Troopers ? ) è il libro che fa per voi... i personaggi sono molto ben caratterizzati, la trama per quanto complessa è scorrevole e non mancano i "fuochi d'artificio". Insomma un libro per tutti coloro che con la mente sono già proiettati in un futuro in cui l'uomo solcherà lo spazio tra le stelle a bordo di potenti Navi Stellari la cui tecnologia sarà in grado di "aggirare" le leggi della fisica almeno per come sono formulate dalla Scienza Attuale. By stefano colombo Un'altra recensione più che positiva per la Trilogia "Cronaca Galattica" www.webtrekitalia.it/modules.php?na...rticle&sid=1533 Perchè volume 1? Colpa dei feed ricevuti, alcuni dei quali li ho riportati qui sopra. Mi hanno spinto a proseguire la storia (anche se il finale del primo libro non necessitava di un seguito, a mio avviso). E così mi sono messo al lavoro... e ho autopubblicato anche il secondo volume, che presenterò in un altro topic. Collaborare da Scrittori d'Italia |
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Gli strani viaggi di Lara Croft Racconto semifantastico delle avventure di una forumista Seconda puntata |
![]() Il romanzo d'appendice |
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Questi sono soltanto alcuni degli episodi non proprio piacevoli che mi
videro coinvolta al villaggio. Per tutto il tempo in cui rimasi al C4 fu
un continuo di attacchi, sbeffeggiamenti, bugie, calunnie, insulti, che
provenivano da quel luogo, poi si aggiunse anche la
guerra civile nel territorio di Iceman, e fu
allora che Zio Pivone mi parlò seriamente: Lara: - Lo dici tu che non ho altra scelta, Lored'ano.
Io sono una piena di risorse. Qualcosa mi inventerò. - Andare al villaggio? Mi sembrava pazzesco, non potevo dimenticare tutto quello che mi avevano fatto. Sebbene qualche volta mi ci ero anche divertiva nei vari scontri. Fino a quel momento, tutte le volte in cui ci avevo messo piede, avevo fatto una gran fatica, superato innumerevoli trappole, risolto enigmi (tutti ostacoli messi in atto da Satuttolui, il genio del luogo), aperto non so quante porte, finchè arrivata nella sala principale, mi si apriva il pavimento sotto i piedi e finivo in una specie di discarica. Se non mi sono mai rotta l'osso del collo è solo grazie ai miei rampini, con i quali sono riuscita a trovare un appiglio, rallentando la mia caduta. E allora che fare? Non lo sapevo. Sapevo soltanto che lì non ci potevo più rimanere... Poi, finalmente si presentò l'occasione giusta... Volphix e la
terra promessa Invitò anche altre persone ad unirsi a lui, persone non direttamente legate alla zattera, tra cui c'ero anch'io, reduce da una guerra che non prometteva alcuna tregua, e decisa ad abbandonare il fronte. Avevo bisogno di riflettere, di un posto tranquillo, di riposare, in attesa di partire di nuovo per una delle mie avventure che mi avrebbe portato lontano, e per affrontarle era necessario recuperare forza e lucidità. Iceman non prese affatto bene l'annuncio della mia partenza, accusandomi di vedere solo gli errori altrui, ma non era così. Sicuramente avevo sbagliato qualcosa, o forse più. Ammetterlo non avrebbe cambiato la situazione, perché una convivenza civile, pacifica, tra me e il duo okalisca/crazyjo, non sarebbe mai stata possibile. Non potevo permettermi di sprecare altre energie inutilmente, dovevo recuperarle e conservarle per raggiungere obiettivi molto più importanti. Volphix mi offrì quest'occasione, il suo progetto trasudava entusiasmo e voglia di fare |
. Una volta che la nave
attraccò, portandoci sulla terra promessa, Volphix scelse i suoi
collaboratori più stretti: Lisaflop e Chisselafuma, nonché la famosa
Snerva (di cui vi parlerò a breve). Avrebbe voluto affidare anche a me un ruolo importante, ma l'esperienza di T. Land mi era bastata, non ambivo più ad occupare un posto di rilievo, anche perché qualcosa mi diceva che forse non sarei rimasta in quella terra troppo a lungo... Volphix era una vulcano di idee, lo aiutai mettendo a sua disposizione tutta la mia esperienza, basata sul fatto di essere bravissima a creare enormi casini o a ficcarmici dentro, e quindi sapevo benissimo anche come evitarli. Egli fece perfino il suo discorso al popolo fenicottero, salì sul pulpito e... Volphix: - Fenicotteri e fenicottere... è il vostro Volphix che vi parla... - e intanto si sentivano urla, strepiti, applausi, e si vedevano braccia sollevate con la mano aperta e dritta, in segno di saluto. Volphix si voltò un attimo a fissare la fida Lisaflop, poi ricambiò il sorriso di lei. Tornò a fissare la platea e fece cenno con la mano, affinchè ci fosse un po' di silenzio. Una volta che l'ottenne, proseguì: - Questo è un grande giorno per tutti noi. Io vi prometto che farò grande il nome di questa terra! Ma voi dovete promettermi di sacrificare tutto il vostro tempo affinchè ogni cosa funzioni perfettamente. Presto ci allargheremo, conquisteremo altre terre, combatteremo con coraggio, con determinazione... e alla fine... VINCEREMO! - Mentre parlava, mi parve di vedere una scintilla accendersi nei suoi occhi, un po' come quella che spesso si vede in taluni personaggi dei cartoons, in segno di grande determinazione. Lisaflop dal canto suo, sottolineava l'importanza delle parole di Volphix, nonchè la sua personale condivisione delle stesse, sollevando il dito di una mano. Chisselafuma, come al solito, piangeva. Solo, non si capiva mai se quelle lacrime erano di disperazione o di felicità. Di nuovo si levò il grido della folla che esplose in un fragoroso applauso. In realtà eravamo soltanto quattro gatti, di cui tre pataccati, perché io avevo rifiutato... le grida della folla provenivano da una registrazione. Ci si preparava per quando sarebbero arrivati i discepoli di Volphix: eroi in maschera che avrebbero popolato la terra promessa, facendo l'invidia di tutte le comunità circostanti. Eravamo appena all'inizio, tutto sembrava procedere per il verso giusto, ma le nuvole erano già all'orizzonte. Snerva che si era dimostrata ragionevole, una persona del tutto diversa, più dolce, più tranquilla, per niente litigiosa, non riusciva a dimenticare l'affronto subito dalla zattera, e segnatamente da alcuni suoi naviganti. Così si recò laddove si trovava tutto ciò che rimaneva del regno di Giango, per gridargli in faccia ancora una volta tutto il suo disprezzo. Volphix, in seguito alle lamentele ricevute, biasimò Snerva per il suo comportamento. Lei si offese mortalmente e decise di mollare lui, la Fenicottera e la terra promessa. Quello fu probabilmente l'inizio della fine della mia permanenza in quel luogo. La storia di Snerva e della zattera era complicata, piena di colpi di scena, e aveva lasciato lunghi strascichi difficili da accorciare e tanto meno eliminare... (continua) Vuoi commentare il racconto di Lara? - Fallo QUI. |
POLPETTONE quarta puntata. Più tardi ritornò al castello e, con un fardello in più, riprese la solita vita. Aveva, con il suo linguaggio approssimativo, raccontato ad Amalia la sua avventura e questa, in un certo qual modo, l’aveva consolata: - Vedi – Le aveva detto – la nostra condizione di donna è una maledizione del Signore. Siamo deboli ed alla mercé del più forte. Tutte, più o meno, siamo state violentate una volta, o dai saraceni, o dagli spagnoli o, semplicemente da qualche disgraziato prepotente della nostra stessa razza. Dobbiamo solo rassegnarci e pregare. Non ho capito ancora perché pregare poi. Visto che non abbiamo nemmeno un’anima immortale come gli uomini. Così dicendo si fece più volte il segno della croce, per le parole blasfeme che stava pronunciando. Per il baronetto Eugenio l’incontro con Desiderata era stato un episodio di nessun rilievo: nella la sua mentalità, specchio di quei tempi, le donne erano semplici oggetti di piacere e lui si sentiva nel pieno diritto di usufruirne: soprattutto se erano di sua proprietà. Di animo non era cattivo, anzi era ritenuto da
tutti, ed a ragione, un giovane generoso e pio, era semplicemente come
doveva essere l’erede di un feudo: superbo, bello, coraggioso, ottimo
spadaccino, allegro compagno di bagordi, superficiale e colto più o meno
quanto una capra di montagna. Tutte le mattine Eugenio raggiungeva a cavallo il
torrente e batteva la zona circostante sempre più frustrato e sempre con
lo stesso risultato: la ragazza era introvabile. Una sera, era già quasi buio, vide il grande cavallo che pascolava in un prato poco distante e capì che il baronetto era nei paraggi. Immediatamente fu presa da un tremito e sentì il sangue affluirle al viso: voleva fuggire ma temeva che il suo movimento avrebbe attratto l’attenzione e rimase immobile. Poi lo vide: dormiva profondamente ai piedi di una quercia, a meno di tre passi da lei. Era là, inerme ed alla sua mercé... Desiderata non esitò un solo momento: raccolse un grosso sasso e, lentamente, gli si avvicinò...
Aveva il braccio alzato, pronto a
colpire, quando Eugenio aprì gli occhi e la guardò. Desiderata ebbe un
attimo di esitazione che bastò al giovane per afferrarle il polso ed
attirarla a se. Egli però non fu precipitoso come la prima volta: la tenne stretta a lungo, fino a che, esausta e vinta, non smise di dibattersi. Poi le parlò dolcemente accarezzandole il viso, le disse che era bella... che l’aveva sognata... che aveva bisogno di lei... che l’amava... Era la prima volta, nella sua vita sfortunata, che si sentiva trattata con dolcezza. Man mano che il giovane le parlava, la sua tensione cominciò a sciogliersi, uno strano languore mai provato la pervase e, quando le carezze diventarono più audaci, non si sottrasse: la mano calda che conteneva quasi completamente il piccolo seno le dava una sensazione mai provata... sentì i capezzoli inturgidirsi, desiderò che stringesse, che le facesse male... |
Le venne naturale ricambiare
quelle carezze e fu lei che gli cercò il sesso e lo giudò dentro di
se... Da quella notte la vita di Desiderata cambiò: durante il giorno era sempre la povera muta servizievole che sopravviveva facendo piccole commissioni o frugando tra i rifiuti, ma la notte era una regina. Fino a quando... Fino a quando, una sera, Eugenio l’attirò a se e le disse che per un po’ non si sarebbero visti: doveva raggiungere il suo reggimento: era un ufficiale del re e non poteva sottrarsi: - Non aver timore – le disse – Tornerò presto. Tu sei la mia sposa segreta. Al mio ritorno ti sistemerò in una grande casa e saremo felci. – Così dicendo le mise al collo una medaglietta di San Cristoforo: - Prega il santo per la mia salvezza ed aspettami con fiducia. E Desiderata pregò, ed i mesi passarono... Il problema sorse alcuni mesi più avanti, quando la gravidanza cominciò ad essere visibile. Le stesse donne che avevano mostrato pietà e comprensione cominciarono ad evitarla, o a scacciarla apertamente. Desiderata ne fu sconcertata e, alla prima occasione, chiese ad Amalia che le spiegasse questo cambiamento d’atteggiamento nei suoi confronti: - Brutta puttana! E me lo chiedi? Non lo vedi anche tu che sei incinta? Una cosa è subire una violenza, altra cosa è trarne piacere! Lo sanno tutti che una donna non può essere fecondata, se non ha provato piacere dal rapporto con l’uomo! Se sei gravida è perché la cosa ti è piaciuta! Sei una schifosa ed una peccatrice! Sta lontana da me e dalle persone perbene! Così dicendo la spinse violentemente fuori della porta urlando: - E non farti più vedere! La poverina avrebbe voluto spiegare che non era vero, che non era come pensavano. Ma non ci sarebbe riuscita una che avesse potuto parlare. Figuriamoci lei. Si andò a rintanare piangendo nella solita stalla e, nei giorni successivi, evitò di farsi vedere in giro: usciva solo di notte per scavare nei rifiuti e trovare qualcosa di cui nutrirsi. Ma non era finita. Tra gli uomini della corte cominciò a circolare la voce: “quella è una che le piace” , “Quella ci sta”. E cominciarono le persecuzioni: quando usciva la notte per cercare qualcosa da mangiare, c’era sempre qualcuno che, dal buio le saltava addosso per “darle piacere”. A volte la malcapitata riusciva a scappare ma, nella maggioranza dei casi, era costretta a cedere alle voglie dell’aggressore: era più debole, e non poteva nemmeno urlare o chiedere aiuto. Fino a che una notte, mentre sottostava all’ennesimo violentatore, fu improvvisamente illuminata dalla luce di cento torce. C’erano tutte le donne di quella piccola comunità, con in testa il prete che salmodiava giaculatorie. Le urla e le ingiurie si accavallavano le une alle altre. Poi qualcuna lanciò un sasso... Altre la imitarono, fino a che Desiderata si trovò sotto una pioggia di pietre. Cominciò a correre verso il bosco piangendo ed incespicando ad ogni passo. Fortunatamente non la inseguirono. Si inoltrò nel fitto del bosco senza vedere dove andava: Camminò per ore, lacera e sanguinante fino a che, estenuata, si lasciò cadere sotto un cespuglio. E cominciò a piovere... Pioveva da tre giorni ed era ancora lì, quando la trovammo, all’inizio di questa storia. Solitario. (continua al prossimo numero) |
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Ringraziamenti La redazione ringrazia per la gentile collaborazione: Collaborare di Scrittori dì'Italia Freckle da Il cimitero dei libri dimenticati. Graziella di Creatività Lara Croft di il Villaggio Kassiopeab di Cucinallegra Pamela Boiocchi di Il cielo di Lilith Pimpo85rm di Grafica magica Simona di In cucina con fantasia |
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I Confederati![]() |
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