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Organo periodico di informazione della FEDERAZIONE
Pagina 3 Ritorna in prima pagina Pagina 2     Pagina 4 Numero 16  del  26 giugno 2010
TERZA PAGINA
Pavana
    di  Nanni Malpica
pavana
 E` la storia di una famiglia, che vuol fare le cose a modo suo, contro tutto e contro tutti.
Libro Bianco & Nero
Formato 14,8 x 21 (A5)
Copertina Morbida
Pagine 136
Editore Boopen
Lingua Italiana
ISBN 978-88-6223-978-3
 Prezzo                      € 10.00
Il libro è acquistabile anche on line direttamente presso l'editore
A Nanni, vecchio amico e amministratore de Il Villaggio, vanno gli  auguri affettuosi della nostra redazione,
BIOGRAFIA AUTORE

 malpica

Mi chiamo Nanni Malpica, sono nato nel'55, a Roma, dove attualmente vivo. Ho lavorato a lungo nell'ambiente teatrale, come scrittore ed elaboratore di testi, a volte come attore o come performer, più raramente come regista o assistente alla regia.
Sono diversi i miei testi pubblicamente rappresentati, in particolare al Teatro Politecnico di Roma, ma anche in altri teatri di Roma e di altre città, con buon successo.
Sono stato programmista-regista alla RAI per una breve stagione. Ho viaggiato molto. Negli ultimi anni ho pressoché abbandonato l'ambiente dello spettacolo, limitando la mia attività pubblica alla gestione di un blog (http://nannimalpicanote.ilcannocchiale.it/) in cui pubblico racconti, versi e considerazioni varie. Curo un forum di discussione di cui non darò l'indirizzo perché è già abbastanza affollato.
Oltre ai testi teatrali ho scritto almeno quattro romanzi, tutto inediti tranne, ora, l'ultimo, e innumerevoli racconti e poesie.

fantaLa fantascienza. Un genere che da sempre ha riscosso un enorme successo, sia sulla carta stampata che sulla pellicola. Un genere che da anni trasporta i suoi appassionati in altri mondi, in luoghi presenti solo nella fantasia di chi li crea, e nell’immaginazione di chi li osserva.
A Cinematik tanti produttori hanno sfruttato questo genere.
Per chi non dovesse ricordarsi cos’è Cinematik, è un sito che pubblica sceneggiature vere e proprie, ma con una particolarità: si scelgono anche gli attori che interpreteranno il film, il regista che lo dirigerà, la colonna sonora che accompagnerà le scene, la locandina che lo pubblicizzerà.
Uno dei primi fant-film di fantascienza che è stato prodotto è stato “Deep Space”, diretto da David Fincher, che narra le vicende di un gruppo di astronauti in una missione di recupero su un pianeta.
Ma abbiamo avuto anche riadattamenti di libri e film celebri, come “Fahrenheit 451”. Ve lo ricordate vero? Il film in cui i libri erano banditi e venivano bruciati, diretto però questa volta da Francis Ford Coppola.
Anche Philiph Dick è stato scomodato, di lui sono state trasposte moltissime opere, e a Cinematik una di queste è stata “Ubik”, per la regia di Steven Spielberg, ma anche “Le tre Stimmate di Palmer Eldritch” ha visto una trasposizione diretto Christopher Nolan.
La fantascienza, si sa, può essere il contenitore di innumerevoli storie e sotto-generi. C’è la fantascienza spettacolare, d’avventura, proposta a Cinematik con film come “The Guyver”, “3” o “Cyborg 009”.
C’è la fantascienza in chiave comica o ironica, da noi rappresentata da “Guida Galattica per autostoppisti” e “Progetto Originale”.
Non manca quella branca del film più riflessiva e drammatica, rappresentata a Cinematik da film come “Atmosphere”, “L’ultima domanda” o “3000”.
E per il genere che da sempre ha cercato di prevede il futuro, si prospetta un futuro prospero di nuovi film. Fra i progetti annunciati dai produttori vi è “Un giorno perfetto”, film corale ambientato in Italia, “Il grande tempo”, film avventuroso incentrato sui viaggi nel tempo, e persino un rifacimento di Avatar da parte di David Cronenberg.
Le idee insomma non mancano a questi ragazzi, sempre aperti a sperimentare e sempre pronti ad accettare nuovi giocatori che come loro possano lasciarsi andare all’immaginazione e immergersi in questo mondo tanto affascinante.

Se volete dare un'occhiata ai nostri film di fantascienza, visitate questo link:
http://misterarcadia.altervista.org/cinefo...antascienza.htm

Andrea Carbone
CINEMATIK

   

lara

Gli strani viaggi di Lara Croft

Racconto semifantastico delle avventure di una forumista

Decima puntata

appendice
Il romanzo d'appendice
Arrivi, partenze e ritorni

L'obiettivo primario della Gossip farm, come è facile intuire, era il villaggio e tutti i suoi abitanti, ma anche alcuni paesini confinanti come 'Insomnia' e lo Stagno per pennutedaesaurimento.
Vi chiederete cosa c'entrino le ali o le piume con uno stagno... Beh, sono spiacente di non poter soddisfare la vostra curiosità, ma è qualcosa di cui soltanto loro sono a conoscenza.
Lo stagno, era il nuovo quartier generale di Chisselafuma e Lisaflop, o meglio, lo era diventato da quando avevano lasciato il villaggio, deluse e arrabbiate a causa della triade amministrativa, che non ha potuto o voluto accogliere la loro richiesta: allontanare Orazia Split e Firula Spike.
La prima, perché cercava ossessivamente di redimerle, e naturalmente includere i loro nomi nelle sue preghiere giornaliere non bastava, bisognava anche fare un lavoro 'spirituale'. E se, nel tentativo di aiutarle a rimettersi sulla retta via, alla povera Orazia sfuggiva qualche vocabolo non proprio esatto, non era certo colpa sua. Ma per chisselafuma, quel suo piccolo disturbo dovuto alla distrazione, era qualcosa che non poteva essere perdonato. La sua collega, a furia di star col dito alzato si era convinta di poterlo fare soltanto lei, ma cosa ancora più importante, aveva la certezza che nessuno poteva insegnarle più nulla.
Per questo i tentativi di Orazia le causavano non poca irritazione.
La seconda, Firula Spike, perché le aveva più volte fotografate in momenti in cui non erano esattamente 'in forma', almeno era quello che le due pennute sostenevano. Ma la reporter non aveva mai minacciato di renderle pubbliche nè di volerne fare altro uso se non quello che riguardava l'aggiornamento del suo imponente archivio.
C'era anche un'altra persona per cui le due succitate erano presenze assai sgradite: Farcita.di.perle.
Lei fece molto più che arrabbiarsi... chiese a Zio Pivone le chiavi di una vecchia chiesetta abbandonata, ufficialmente con l'intenzione di rimetterla a nuovo, affinchè diventasse un altro importante, ancorché piccolo, punto di ritrovo del villaggio, ma in realtà quel posto le servì per tutt'altro scopo.
Organizzò delle messe nere a cui parteciparono tutte quelle che non amavano Orazia e Firula. Si procurò due pupazze rassomiglianti le due donne, e a turno, iniziarono a pungerle con degli spilli, recitando una specie di preghiera che faceva così: 'Abbandonate queste valli... oh spiriti tenebrosi, o avrete più dolori dei lebbrosi'.
Ma il rimedio non sembrò funzionare, almeno non nel modo che esse avrebbero voluto.
Firula e Orazia non provarono alcun dolore, e non smisero di parlare... nel senso che non riuscivano più a star zitte un attimo, aumentando la frustrazione delle tre, a cui non restò altro da fare che porre Zio Pivone, Satuttolui e il giovane Alienista di fronte ad un ultimatum: "O noi o loro".
I tre amministratori si riunirono in gran segreto, non prima di aver annunciato che si sarebbero espressi entro tre giorni lavorativi, ma solo se avessero raggiunto un accordo unanime. Così fu: la risposta era 'loro', così le pennute e Farcita, presero la grave e terribile decisione di abbandonare quel luogo, seppur a loro assai caro.
Un attimo prima che varcassero il portone, la voce di Zio Pivone le bloccò, le tre ebbero un moto di soddisfazione:
- E' inutile che provi a fermarci. La decisione è presa. - affermò senza voltarsi Farcita, in modo che lui non potesse vedere il suo sorriso di trionfo.
Zio Pivone: - Volevo solo chiederti indietro le chiavi della chiesetta. - fece lui in tono assolutamente impersonale.
Farcita non nascose il suo disappunto, e invece di consegnarle gliele gettò ai piedi, con gesto brusco e rabbioso. Poi, girò sui tacchi, seguita dalle altre due, sbattendosi il portone alle spalle.
Ho parlato di 'arrivi', ma in realtà, tra i tanti personaggi che conosciamo e che conoscete, ce n'è stato soltanto uno di arrivo degno di nota, ed è quello del Prof. Paranoiainfettiva, che per comodità chiameremo solo Prof. Paranoia.
Non so come sia arrivato al villaggio, ma di sicuro ci ha illustrato con dovizia di particolari come la malattia di cui soffriva potesse essere contagiosa e destabilizzante.
 Spero non stia leggendo, altrimenti potremmo vederlo arrivare con tanto di accuse di 'razzismo' e discriminazione della categoria dei professori, da sventolarmi in faccia.
Se doveste incontrarlo o parlare di lui, non definitelo 'torinese', nè canadese o lappone, perché la prenderebbe come un'offesa grave. Non definitelo in alcun modo, se volete andare sul sicuro.
Non era un personaggio sgradevole, almeno non all'apparenza, ma con lui bisognava stare attenti a quello che si diceva, perché da amico, da persona amabile e gentile poteva trasformarsi nel più intrattabile e temibile 'nemico'.
Ha amici sparsi in tutt'Italia e nel mondo, per cui di fronte a chiunque dovesse fargli qualche torto, minaccerà di sguinzagliare le sue importanti conoscenze per scoprire notizie sulla vita privata, nonchè i classici 'scheletri nell'armadio' da usare come arma. Testardo, tenace, il suo motto era 'occhio per occhio dente per dente', il perdono e/o la comprensione non figuravano nel suo vocabolario.
A scatenare la sua rabbia, bastava un nonnulla, un sospetto, una piccola ombra, qualcosa che in realtà esisteva soltanto nella propria testa.
Lo conobbi nel breve periodo che passai nello stagno delle pennute, e notai che queste ultime, dove averlo accolto e trattato con tutti gli onori, presero ad attaccarlo ferocemente, e questo, come al mio solito, mi portò a difenderlo.
Lo avevo notato anche al villaggio, in precedenza, ma non avevo avuto occasione di scambiarci qualche parola.
Garbury, dalla Gossip farm, lo aveva spesso deriso per via del suo vittimismo, in un modo che egli, non appena lo scoprì, non digerì affatto.
Raccontava sempre una storia curiosa, con un fare melodrammatico che non aveva pari: soffriva per via di un massacro cui non era stato presente, ma che aveva segnato profondamente la sua esistenza.
Circa settant'anni fa, pare che un gruppo di tedeschi affamati, abbiamo fatto fuori ben quattrodici professori, rubati dalla cucina di un suo avo. Si trattava di una tipologia di dolci molto nutrienti, ricchi di fosforo e di altre importanti sostanze, con l'aggiunta di qualche goccia di birra nell'impasto, di cui si sa, i tedeschi vanno matti.
La rabbia e la sete di vendetta lo accompagnarono per tutta la vita, ecco perché odiava chiunque lo chiamasse 'il professore', perché gli ricordava quello scempio, obbligandolo a mettersi sulla difensiva.
Inizialmente eravamo amici, sebbene avessi capito che le sue reazioni erano spesso esagerate e ingiustificate, mi rendevo conto che non era colpa sua, ma del virus che albergava nel suo organismo.
Cercai di comprenderlo e di non urtare i suoi sentimenti, ma un giorno, l'intervento di Snerva cambiò tutto. Ella gli rivelò che scrivevo per la Gossip farm di Garbury e gliene fece leggere una copia, per farmi un dispetto.
Nonostante non avessi scritto nulla che lo riguardasse, egli mi ritenne egualmente responsabile del comportamento di Garbury; mi rivolse accuse e insulti di ogni genere, mi mandava lettere, mail, cartoline, in quantità industriale a cui inizialmente provai a rispondere, per cercare di farlo ragionare.
Ma poi mi resi conto che anche il verbo 'ragionare' non era presente nel suo vocabolario personale, e smisi di provarci.
Le sue tante lettere comprendevano minacce non solo e non tanto contro di me, ma contro Garbury che cercai di difendere e aiutare in ogni modo, ma inutilmente.
Alla fine lasciò per sempre queste terre, come aveva annunciato da tempo, per raggiungere la 'Profcity', città straniera in cui i 'professori' erano ancor più in grave pericolo, sotto la minaccia costante dei golosi.
Da allora non ho avuto più notizie di lui. Spero nessuno abbia tentato di mangiarlo.
Lasciamo da parte il prof. Paranoia e occupiamoci dei 'ritorni' al villaggio, di cui siamo state protagoniste io e Blondie Skater, anche se non si poteva parlare di un vero ritorno, poichè in passato ci avevamo trascorso poco tempo, io quasi tutto in discarica.
Con Garbury, scrivevamo molti articoli sbeffeggianti sul villaggio e i suoi abitanti, anche se invero, io mi occupavo soprattutto di Insomnia, era quello il mio vero obiettivo; ma se qualcuno aveva qualcosa da ridire su quanto avevo scritto, l'unico modo che aveva per farlo, era che io fossi presente al villaggio.
A Garbury invece, le rettifiche, le repliche in diretta o vis à vis, non interessavano, preferiva operare esclusivamente alla Gossip farm.
(continua)



Lara Croft
di

Frammenti


Nel prossimo numero

Lo strano caso dei "braghettoni blu"
POLPETTONE
dodiicesima puntata.

Nei giorni successivi Gennaro vide don Giulio solo di sfuggita: L’anziano prelato passava tutto il suo tempo in biblioteca a consultare vecchi documenti.

 Era sinceramente convinto che esistesse un editto di Carlo V, il cosiddetto privilegio di Carlo V, in cui si affermava l’uguaglianza dei diritti di voto tra nobiltà e popolo, ed intendeva rintracciarlo.

Questa sua convinzione, e la conseguente inimicizia dei nobili, erano state la causa di tutte le sue disgrazie ed ora, ottantenne, ancora non rinunciava al desiderio di una rivalsa.

Appena ritornato a Napoli, dopo dodici anni in un carcere spagnolo, già chierico, aveva preso l’abito talare, più che per fede, per poter appartenere ad una casta potente, che lo tenesse al riparo dall’odio dei suoi irriducibili nemici.

Era stato Eletto del Popolo nel ’20, nominato dall’allora viceré, duca di Ossuna, che si era prefisso di contrastare lo strapotere della nobiltà alleviando le miserie del popolo e favorendo la classe degli artigiani e dei commercianti.

Il duca aveva suscitato l’entusiasmo delle classi povere, abolendo l’odiosa tassa sulla frutta, loro alimento principale e, nel Genoino, nemico giurato dei nobili, aveva trovato un valido collaboratore.

Quando però il duca fu sostituito dal cardinale Gaspare Borgia, don Giulio non si arrese e tentò di contrastare la successione organizzando una serie di moti di piazza.

La cosa però non riuscì e fu costretto a fuggire. Ritrovato, arrestato e giudicato, fu condannato al carcere a vita.

Dopo dodici anni passati in carceri spagnole, fu finalmente graziato, con l’obbligo di non tornare a Napoli, cosa che gli fu infine concessa dopo qualche anno.

Gennaro aveva appreso tutte queste cose da Gaetano, il vecchio stalliere col quale lavorava e, pur avendone la massima soggezione, nutriva un’ardente ammirazione per il vecchio prelato.

La vita di aiuto stalliere non era particolarmente dura: all’alba portava fuori i cavalli, li strigliava fino a che il pelo non diventava lucido e brillante, li faceva camminare nel cortile, poi li legava agli appositi anelli posti nel muro e si dedicava alla pulizia delle stalle.

Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, questo lavoro, non gli pesava: gli piacevano quei generosi animali che, al mattino, lo riconoscevano e gli andavano incontro salutandolo con vigorose testate, e gli piaceva anche l’odore di stallatico e quello del fieno appena liberato dalle grosse balle.

Anche il compito di lavare le due carrozze era, per lui, più un divertimento che un lavoro.

Quando poi, purtroppo raramente, don Giulio usciva in carrozza, se la godeva un modo dal suo posto a cassetta accanto al cocchiere, impettito nella bellissima divisa verde e oro che era l’uniforme di gala di tutti i servitori della casa.

Sistemati i cavalli per la notte, verso le cinque del pomeriggio, era finalmente libero di andarsene in giro per la città, e correva a raggiungere il suo amico Masaniello o, più raramente, andava a salutare Micco, alla bottega di don Aniello.

Le serate con Masaniello erano sempre un’avventura, l’esuberante personalità del giovane lo portava a frequentare le bettole più sordide oppure, secondando la sua passione per il gioco d’azzardo, trascorreva gran parte della notte alla "Camorra" giocando ai dadi.

Naturalmente le risse erano frequentissime e non era raro che il giovane ritornasse a casa poco prima dell’alba, sanguinante da qualche ferita.

Fu appunto una di queste notti che, rientrando di soppiatto alle stalle, si trovò di fronte Titinella.

La giovane cameriera non perdeva occasione di incontrarlo "per caso" ed aveva tentato in tutti i modi di palesargli la sua simpatia, Gennaro però ne era intimidito e la sfuggiva.

- O Madonna mia! Che ti hanno fatto? – Esclamò la ragazza vedendolo insicuro sulle gambe e sanguinante da un braccio.
- Niente Titiné, vai a dormire…
- U Gesù Gesù: tu stai male… ti stai dissanguando… Vieni con me che ti medico… -

Prese per un braccio il riluttante Gennaro, e lo trascinò per una serie di scalette e di corridoi fino alla sua cameretta: un piccolo sottoscala caldo ed accogliente.

- Vieni… Stenditi qui e non ti muovere…

Lo costrinse a coricarsi sul suo lettino, lo liberò dalla camicia strappate ed insanguinata e, con uno straccio pulito, inumidito con la saliva, cominciò a ripulirlo dal sangue.

Gennaro era intimidito ma, anche forse per reazione alla furibonda rissa in cui si era trovato coinvolto, si lasciò andare alle amorevoli cure di Titina, abbandonandosi sempre più piacevolmente alle carezze di quella pezzuola che, man mano, si allontanava dalla ferita ed allargava la sua azione sul collo, sul petto, sul suo ventre piatto, mentre la ragazza, china su di lui lo sfiorava continuamente con i capezzoli induriti che la leggera camicia, anziché nascondere, rendeva più provocanti...

Poi la pezzuola si perse per la strada e Gennaro avvertì il piacevole contatto delle mani nude che lo percorrevano.

Cominciò allora a sentire dentro di se come una tempesta: avrebbe voluto afferrare quel bel corpo, abbracciarlo, morderlo… Ma aveva paura di rompere l’incantesimo: non voleva che la ragazza smettesse di accarezzarlo e, quando lei cominciò sfiorarlo con le labbra, coprendolo di piccoli baci, rimase fermo come una statua.

I baci divennero sempre più arditi… Egli sentiva la piccola lingua che lo accarezzava e lo colpiva con piccoli e brevi tocchi… Si sentiva scoppiare… Progressivamente l’azione di lei si spostava sempre più in basso… Poi, con un gesto deciso, lo liberò dai pantaloni, lasciando finalmente libero il suo membro di rizzarsi in tutta la sua potente bellezza.

Cominciò a leccalo delicatamente, prima alla base, poi sempre più su, fino ad imprigionarlo completamente fra le labbra…

Gennaro era al settimo cielo: si sentiva succhiare l’anima… Ad un tratto capì che non avrebbe più resistito e pensò spaventato che stava per godere in bocca alla ragazza…

Le prese la testa con le mani per tirarla via, ma lei se ne liberò e si spinse ancora più giù fino a sentilo in fondo alla gola…

Quando il piacere esplose, lei lo assecondò ingoiando fino all’ultima goccia.

- Fa bene alla pelle! – gli disse sorridendo ed andandoglisi a distendere a fianco, quando tutto fu finito.

Dopo qualche minuto fu lui a prendere l’iniziativa… e poi ancora lei…

All’alba Gennaro raggiunse i suoi cavalli ancora in trance. Abbracciò il suo preferito, Malandrino, e gli raccontò nell’orecchio tutta la sua felicità

Solitario.
(continua al prossimo numero)

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