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(dalla prima pagina)
Fatto sta che, in quell'atteggiamento sempre sommesso, sempre dichiaratamente aperto a tutta la cultura umana, sensibile alla libertà di pensiero, alla creatività dell'artista, risulta difficile percepire qualcosa di nascosto, immaginare, nella politica dell'Ordine, qualche secondo fine. Ma lui, il Fratello Maggiore, non ha alcun dubbio. Lui è a conoscenza di tutti i segreti esistenti all'interno dell'Ordine. Perchè è proprio su di lui, sulla sua indiscussa ed elevata figura, che l'Ordine fa affidamento, per perpetuare i propri valori, per avere sempre, e in ogni caso, una figura di riferimento, utile per sciogliere le discussioni più gravose e complicate, che possono presentarsi sotto gli occhi dei confratelli più inesperti. Figura colta e saggia, il Fratello Maggiore ha il compito di assumersi la responsabilità del riscatto, davanti agli occhi del Signore, dell'intera comunità. Quando arriva la sera, e tutti i confratelli raggiungono le loro stanze per andare a dormire, il Fratello Maggiore, raggiunta l'Ultima Stanza (così chiamata perchè, nella pianta dell'edificio dell'Ordine, è il vano posto più a sud, quindi, appunto, l'ultima stanza ad essere raggiunta da chi decida di visitare il complesso partendo da nord), dà inizio al rito della remissione generale dei peccati. E' un momento che richiede una concentrazione particolare: il Fratello Maggiore deve raccogliere su di sè lo spirito dell'intera confraternita. In questo momento, lui cessa di diventare uno, per diventare il Tutto, e tentare, con forza e umiltà, di ricongiursersi con L'Estremo, vale a dire Dio stesso. Solo lui, in silenzio, è chiamato a svolgere questo compito, sacrificandosi per il bene dell'Ordine stesso, diventando parte attiva (e sottomessa) agli occhi di Dio redentore. Un rito così profondo che, nella notte, i confratelli potrebbero facilmente udirne le lamentazioni, ovvero i vari canti che il Fratello Maggiore intona per rendere più completa la cerimonia, se l'Ultima Stanza non fosse stata appositamente isolata, acusticamente, dal resto del complesso che ospita l'Ordine. Il rito è troppo complesso perchè possa esaurirsi nel giro di pochi minuti. Solitamente, si protrae per tutta la notte, fino alle prime ore del mattino, perchè troppo grande è lo sforzo che il Fratello Maggiore deve fare, per raccogliere su di sè l'istanza spiritica, l'anima stessa di tutti i confratelli. E' per questo che, il giorno successivo, nelle ore del mattino, il Fratello Maggiore non è mai reperibile, per i confratelli che chiedono di lui. Stanco, stremato dalla fatica estrema della notte, il Fratello Maggiore trascorre le ore del mattino a dormire nei suoi alloggi, finchè, nel primo pomeriggio, in maniera persino magica, appare agli occhi di tutti i confratelli, uscendo da una stanza sempre diversa, e nessuno riesce a capire mai il perchè. C'è chi sostiene che, nel corso della notte, il corpo del Fratello Maggiore si concentra così attentamente nel rito di liberazione, da farsi esso stesso spirito, e così, privo di una effettiva sostanza corporea, è libero di fluttuare per tutte le stanze del complesso, e va a dimorare in una stanza sempre diversa, facendo compagnia ai confratelli che vi alloggiano, finchè, nel primo pomeriggio, ormai rintemprato, e riassunta la sua forma corporea, può tranquillamente risvegliarsi, e tornare a mostrarsi per i corridoi, dando la sua mano ai confratelli che lo cercano e lo acclamano, quasia voler ricevere su di loro un po' dell'energia positiva che lui ha assunto durante l'esecuzione del lungo rito notturno. Ma nessuno, di fatto, sta come stanno effettivamente le cose. Nessuno tranne lo stesso Fratello Maggiore, che solo officia il rito, e lui solo conosce i misteri più reconditi legati all'Ordine. E poi, una volta al mese, avviene il contatto. Il Fratello Maggiore, sempre in gran segreto, avvia uno scambio di lettere con i Fratelli Maggiori degli altri Ordini sparsi per il mondo. Lettere nelle quali i vari Fratelli Maggiori si comunicano le rispettive incertezze ed evoluzioni, i cammini svolti nel corso dell'ultimo mese, per suggerirsi nuove tecniche, nuove pratiche religiose. Finchè, una volta all'anno, tutti i Fratelli Maggiori decidono di andare al di là di questo contatto epistolare, e organizzano un vero e proprio incontro. Una seduta, destinata a tenersi in uno dei tanti edifici dell'Ordine sparsi per il mondo, e nella quale vengono affrontati i temi più scottanti legati al futuro dell'Ordine, alla sua disciplina interna e, secondo alcuni (poichè, quest'ultimo sospetto, non è mai stato effettivamente verificato) alla politica estera, ovvero a quell'insieme di azioni da mettere in campo con i rappresentanti politici delle varie nazioni con cui l'Ordine entra in contatto, insomma quell'insieme di scelte diplomatiche che renderebbero l'Ordine stesso una macchina volta al controllo segreto del mondo. E i confratelli? Qual è il loro ruolo, all'interno dell'Ordine? Che cosa giustifica la loro presenza, visto che le occupazioni più importanti, e quelle davvero utili, sono tutte sulle spalle dei Fratelli Maggiori? Diciamo che servono per l'immagine esterna dell'Ordine. Per dare la sensazione, a chi osserva dall'esterno, che l'Ordine non sia niente di più di una normale organizzazione a sfondo religioso, con un regolare numero di membri fedeli ai principi di cui l'Ordine stesso si fa portatore. Ma in cosa consiste, effettivamente, questa fedeltà dei confratelli? Il Fratello Maggiore non può fare a meno di chiederselo, tutte le volte che, alla sera, raggiunge l'Ultima Stanza, per dare inizio al rito. In poche parole, i confratelli accettano che una persona, che essi hanno riconosciuto come la loro guida, quindi come una figura destinata a sacrificarsi per la loro redenzione, compia tutte le sere un rito del tutto oscuro, e finalizzato a garantire la liberazione del peccato per la comunità intera. Tutto questo, i confratelli lo accettano, senza sapere alcunchè di cosa c'è dietro. Non hanno la minima idea dei riti che lui, Fratello Maggiore, compie per tutta la notte all'interno dell'Ultima Stanza. Per dirne una, il Fratello Maggiore, nel più completo anonimato, potrebbe pure compiere dei sacrifici di sangue, uccidere un animale o, peggio ancora, una vittima umana, ma nessuno dei confratelli ne saprebbe nulla. Continuerebbero a fidarsi ciecamente. E questo semplicemente perchè, dopotutto, hanno bisogno di qualcosa in cui credere. Non c'è molta differenza, fra la gente che tutte le domeniche va alla messa, per ascoltare le parole benefiche del parroco durante l'omelia, e coloro che, invece, saltano la barricata, e passano dall'altra parte, diventando membri di un'ordine monastico, o di una qualunque altra confraternita. In ogni caso, si tratta di persone che inseguono un'idea delle cose. Persone che, deluse dalle amarezze e dalle ingratitudini che la vita ha riservato loro, cercano rifugio in una fede. Come un insieme di gesti e di pratiche quotidiane, la fede finisce per adagiarsi loro addosso, doventa una parte di loro, non possono più farne a meno. Recarsi tutte le domeniche in una chiesa, per assistere ad una funzione, o salire sul pulpito quando è il momento della predica, diventano occasioni inevitabili, i gesti precisi di uno stile di vita, senza i quali l'esistenza stessa apparirebbe incompleta, e si finirebbe per ricadere nell'abisso. Lo stesso dal quale si sta cercando di fuggire. Ed è in momenti del genere che entrano i gioco i responsabili della fede, persone come lui, Fratello Maggiore di un Ordine, o come il Papa, autentica guida della Chiesa cattolica. A loro spetta il compito di fare in modo che tutto funzioni, che non ci sia mai nessuna crepa, nel sistema. Che si tratti di un prete cattolico, o di un confratello dell'Ordine, o ancora di uno dei tanti, numerosissimi fedeli che accorrono durante le celebrazioni, quello che conta è che ognuno di loro sia consapevole di stare agendo per il giusto. In nome di una lontana, quanto fantomatica realtà. Una realtà superiore, con delle leggi (e delle regole) tutte sue. Regole che, alla fine, finiscono per influire anche nella vita terrena. Creando i comandamenti, o i regolamenti dell'Ordine, un insieme di precetti che tutti sono chiamati a rispettare. Tutti, tranne i capi. A loro, sono concesse molte più libertà. Possono sorvolare i principi quando e come vogliono, agendo nell'ombra. Eppure, finchè ci sarà qualcuno che, nella più totale ingenuità e buona fede, vorrà credere in qualcosa di molto più grande di lui, in qualcosa di troppo complesso per poter essere definito, in qualcosa o qualcuno che, semplificando i termini, possiamo definire "Dio", o "Creatore", e lo farà senza porsi alcun dubbio in merito, ma solo accettando questa identità superiore, punto e basta, allora ci continuerà ad essere vita, per qualunque confessione religiosa. Preti, frati e suore continueranno a professare il loro credo, nel quale sono loro i primi a confidare, e attraverso la loro fede, riusciranno a trasmettere lo stesso fervore nel pubblico che li ascolterà, incuranti del fatto che, dietro a tutto quanto, c'è qualcuno che usa tutte quelle convinzioni come una schermata, con cui proteggersi, per fare tutt'altro genere di cose. Chissà, potrebbe anche darsi che ci sia davvero un Dio, a guardare ogni cosa, dall'alto dei cieli. Un Dio capace di giudicare gli uomini, e di perdonarli, quando verrà il momento. ma intanto, gli uomini vivono nell'attesa e nella desolazione, levando gridi di aiuto ai quali nessuno offre una definitiva risposta. C'è solo il conforto degli uomini di fede, come il prete che ti confessa, e si apre alla tua anima, per capire dove hai sbagliato, e perchè. Poi ti assolve, e questo, per un cuore puro come il tuo, è più che sufficiente. Uomini e donne continueranno a morire, a succedersi a capo dei governi, a soffrire per le malattie, oppure per la povertà. E chissà se ci sarà mai un giorno in cui potranno finalmente trovare la pace. Un giorno in cui non dovranno più seguire i precetti di nessuno, ma potranno pensare, ragionare e vivere soltanto con la loro testa. In quel momento, se vorranno, tutte le persone potranno vivere in sintonia con se stesse, e conoscere qual è il vero Dio. Quello che portiamo dentro di noi, sin dalla nostra nascita. Un Dio che non ha un volto e un'espressione specifica. Non ha nemmeno un nome, perchè vive dentro di noi, della nostra storia, dei nostri ricordi. Influenza le nostre scelte, ci fa sbagliare, ma ci fa anche capire come migliorarci. Un DIo fatto a nostra immagine e somiglianza. E' la sua voce che dobbiamo imparare ad ascoltare, per vivere davvero. La sua voce, e quella di nessun altro. Perchè quel Dio vive esclusivamente per ciascuno di noi. Vive per il singolo individuo, non per la totalità delle persone. Perchè quello che vale per te, non può mai valere, alla stessa identica maniera, per tutti gli altri. Nasciamo unici, soli, irripetibili. E così cresciamo, portando dentro di noi, per tutta la vita, il sangue del vero Dio, quello che cresce nel nostro nome, e che ci rende, agli occhi di chi ci circonda, quello che siamo. Alessandro Oresti da Abiltà |
Kukku si era eletto capo della piccola comunità e, spalleggiato da un gruppetto di prepotenti del suo stampo, faceva il bello ed il cattivo tempo. Anzi diciamo che faceva solo il cattivo tempo, perché angariava i più deboli in tutti i modi possibili, forte del fatto che essi non avevano il coraggio di andarsene: almeno lì - finché riuscivano a procurare da mangiare al capo ed alla sua cricca - nessuno li avrebbe mangiati. Ed Uhu, paziente e tranquillo, si sarebbe anche adattato... Avrebbe anche sopportato il pesce rubato, qualche figlio mangiato... Ma una cosa che Uhu non riusciva proprio a sopportare era un certo comportamento di Kukku: a volte capitava all’improvviso nella sua grotta, afferrava per i capelli un paio di mogli e se le portava via. Al mattino gliele riportava peste e soddisfatte e lo riempiva di botte perché - secondo lui - erano troppo magre. - Ma come si fa ad ingrassare quattro mogli in questa situazione! E così Uhu aspettava paziente la sua occasione, sapeva che prima o poi si sarebbe presentata, e finalmente questa venne: Una sera, durante un forte temporale, sotto una pioggia torrenziale, con tuoni e fulmini, mentre tutti, impauriti, se ne stavano rintanati nelle loro grotte, Kukku, completamente nudo, salì sulla collina e si mise ad urlare come un matto per dimostrare suo coraggio ed il suo sprezzo del pericolo. I sudditi fecero giusto in tempo a sporgersi timidamente dai loro rifugi per vedere un fulmine che avvolgeva Kukku in una fiammata blu, prima di incendiare la foresta circostante. Quando i più coraggiosi si avvicinarono timidamente per recuperare il corpo, si accorsero che era bruciato al punto da risultare del tutto immangiabile. Uhu aveva già avuto modo di incontrare il fuoco e, anche se non sapeva come accenderlo, aveva una mezza idea su come controllarlo. Approfittando della confusione del momento aggirò la collina, si procurò un paio di tizzoni ardenti e li portò nella sua grotta. Qui, aggiungendo dei legnetti riuscì a produrre un bel fuocherello che alimentò e perfezionò per tutta la notte. Al villaggio tutti conoscevano Uhu per un uomo saggio e degno di rispetto, con la sua intelligenza sveglia aveva dato spesso buoni consigli per cui, quando al mattino chiamò tutti a raccolta davanti alla sua grotta, nessuno mancò: -Questa notte ho parlato con Bhaubhau (Il fuoco). - Esordì - Egli mi ha detto che ha punito Kukku perché ha osato sfidarlo. Egli mi ha detto che ci vede tutti anche al buio. Egli mi ha detto di trasmettervi le sue leggi . Egli mi ha detto che chi non obbedirà sarà severamente punito. Egli mi ha detto che sono io il suo rappresentante in terra che lui dimora nella mia casa. - A questo punto invitò gli interdetti compaesani ad entrare, uno per volta, nella sua grotta per vedere il fuoco. Naturalmente furono tutti stupiti e spaventati, e furono pronti ad ad ascoltare le leggi di Bhaubhau: - Non si deve mai rubare il pesce ma si può rubare la carne. - Non si devono mangiare i bambini altrui senza il permesso dei genitori. - Se si prendono le mogli altrui non bisogna lamentarsi perché sono magre. - Tutti devono contribuire al mantenimento di Uhu, Grande Sacerdote di Bhaubhau perché egli deve dedicarsi completamente alla cura del Sacro Fuoco. - In seguito il Grande Sacerdote Uhu comunicherà le altre leggi. Questa è la storia di Uhu che creò Dio. Solitario da Una vita da precario. |
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IL DOLORELo conobbi tanto tempo fa e l’ho riconosciuto ora. Identico. Vestito di nero, il volto pallido e mesto, i capelli grigi. Porta sempre con sé un recipiente per raccogliere le lacrime. Tanti anni fa lo trovai d’improvviso in una casa sulla riva di un lago e mi seguì come un’ombra per giorni e giorni, senza che io tentassi di sfuggirgli o di farlo stare zitto. Parlava, e mi rammentava un sorriso, una carezza, una frase, un semplice cenno… e subito riempiva il suo recipiente con le mie lacrime, correva a versarle chissà dove per tornare subito dopo a raccoglierne ancora. Non potevo mandarlo via. Tentavo anzi di trattenerlo, quando qualcuno lo trascinava lontano da me. Lo rincorrevo di nuovo, ricordo, su per i sentieri della montagna e lo ritrovavo nel bosco ad aspettarmi, seduto su un tronco d’albero abbattuto, col suo recipiente per le lacrime e il suo vestito nero inappuntabile. Veniva a trovarmi quand’ero sola nella mia stanza, sedeva sul mio letto e insieme discorrevamo a lungo fino a quando non c’erano più lacrime nei miei occhi e il suo recipiente era pieno fino all’orlo. Allora si allontanava badando di non far cadere nemmeno una goccia. Riappariva sempre appena vedevo una fotografia, un paio d’occhiali, un luogo caro. Qualche volta lo accompagnava la nebbia del lago e saliva dall’acqua dolcemente invitante. O scendeva dalla montagna scortato dal suono di una campana lontana, o lo scoprivo tra le stelle in una notte serena. L’ho ritrovato in una giornata di sole, in mezzo ai fiori di un piccolo giardino, col suo recipiente già pieno di lacrime che andava certo a versare dove aveva versato le mie, dove andrà a versare le lacrime di tutti. Era ancora quello di una volta, quello che avevo conosciuto in quella casa sul lago e che mi aveva seguita per tanto tempo. Uguale in mezzo alla nebbia del lago e sotto il sole della città, fra le case di cemento in un piccolo giardino pieno di fiori. Ora aveva altre cose da raccontare e altre lacrime da raccogliere. Mi riconobbe e mi riportò di nuovo sulle rive del lago, mi ricordò immagini lontane e mi chiese un nuovo contributo di lacrime per il suo recipiente. Non si può mandarlo via. Lo si può allontanare forse per un istante, ma ecco che di nuovo ritorna a sussurrarti le sue storie tristi. Dobbiamo lasciarlo fare e rispettarlo. Si allontanerà da solo, e tornerà ogni tanto nella solitudine di una sera insieme alle stelle o verrà a sedersi accanto al letto nell’ombra di una stanza. Poi verrà più di rado a raccogliere qualche lacrima ogni tanto: quelle che dovremo pagare fino a quando avrà giudicato che sono sufficienti. Guglielma da Nessun dorma |
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![]() Gli strani viaggi di Lara Croft Racconto semifantastico delle avventure di una forumista Nel segno del rosso In questi ultimi mesi la storia del Villaggio e delle comunità limitrofe è andata avanti, riservando più di qualche colpo di scena, nonostante abbia smesso di raccontarvela. Oggi voglio rimediare a questa mia mancanza, sperando di farvi cosa gradita. A trovarsi nell'occhio del ciclone stavolta è il giudice Regresso, nemico giurato di Garbury e il suo clan, rappresentanti agguerriti della Tappaty Reaction, che è nata in contrapposizione a "La Revolution"dello stesso giudice e del Krasinaro, in lotta perenne contro il potere e le angherie di chi lo esercita al Villaggio. La lotta tra le due fazioni è tuttora senza esclusioni di colpi, ma con l'avvento di Vera Candorino (in origine il cognome era 'Candore', ma fu da ella stessa cambiato, perché non era giudicato abbastanza 'tenero') in amministrazione, nominata Assessore all'Arte e alla Cultura con la spintarella, per non dire il calcetto nel sederino, di Satuttolui, la situazione già difficile, si complicò ulteriormente. Satutto lui, detto 'il tonto' ha pagato così il debito di riconoscenza verso la Candorino, la quale ha acquistato ben 20 copie del suo libro, leggendole tutte (una ad una) e inviandogli altrettanti scatoloni coloratissimi carichi di complimenti. Si dice che tale scritto sia considerato un valido rimedio all'insonnia e che l'autore sia stato insignito del premio 'Tontolone d'oro', con i ringraziamenti ufficiali di tutti coloro che erano affetti da quel fastidioso disturbo, e che hanno potuto combatterlo senza ingurgitare medicine dannose per l'organismo. Bando alle divagazioni, entriamo nel merito della storia: Tutto cominciò quando un giorno Regresso decise di colorare la porta del suo locale "Il Pungigattolo" con il colore rosso. La Candorino insorse scandalizzata, dichiarando: - Devo decidere io quali porte debbano essere dipinte di rosso! Come qualsiasi angolo di questo villaggio! - e, supportata da un insolitamente grintoso e ringalluzzito Satuttolui, gli impose di rimuovere quella tinta. Il giudice si rifiutò di eseguire quello che aveva tutta l'aria di essere un ordine, appellandosi al regolamento, in cui si stabiliva che egli era nel pieno diritto di abbellire come meglio credeva la sua 'creatura'. Di questo, ebbe persino la conferma del sindaco Zio Pivone. Naturalmente anch'io che, pur avendo lasciato il Villaggio, mi ritrovai (per puro caso, lo giuro!) ad assistere alla scena, espressi il mio pensiero in favore di Regresso, il quale evidentemente era stato preso di mira per ragioni che avevano poco o nulla a che vedere con il rosso e molto con le stilettate rivoluzionarie inferte proprio alla Candorino e a Satuttolui, accusati di far parte della Tappaty Reaction. Non potendo accusarlo di alcun reato, i due amministratori, decisero di colorare ogni edificio, ogni suppellettile, ogni oggetto che si trovasse nel territorio con i colori più disparati. Vi assicuro che il colpo "all'occhio" fu a dir poco potente. |
Fin qui non ci sarebbe nulla
di così clamoroso, direte voi, e avreste ragione se qualcosa di
incredibile, misterioso e sconvolgente, non fosse accaduto di lì
a poco.
Lara Croft da
FrammentiEra chiaro che il giudice Regresso fosse ormai sotto attacco, ed era un attacco piuttosto consistente, non sarebbe bastato il pur valido aiuto del Krasinaro armato del suo bazooka "El barricadero pv". Così, il mio senso di giustizia e l'anima ribelle che si agitava violentemente in me, mi spinsero ad unirmi, seppur temporaneamente, ai due coraggiosi rivoluzionari. Ci ritrovammo tutti e tre a discutere animatamente sul da farsi nell'ufficio del giudice. Osservai che Regresso avrebbe potuto essere arrestato da un momento all'altro e che ci serviva un buon piano. Improvvisamente udimmo un fruscìo in direzione della porta, ci voltammo di scatto... Qualcuno aveva fatto scivolare un foglietto ingiallito attraverso la fessura. Sul foglio, che pareva provenire da un'epoca lontana per come era consumato, campeggiava la scritta "Ricercato" seguita dal nome del giudice. - Uhm, si direbbe una provocazione. - feci con un sorriso sarcastico. Il Krasinaro ebbe un inaspettato scatto di rabbia e impugnò il bazooka urlando: - Maledetti! - puntando l'arma in alto. Gli partì un colpo e invece di un buco nel tetto, vedemmo una potente luce biancastra avvolgerci... Non so per quanto tempo restai in stato di incoscienza, quel che so è che quando mi svegliai mi ritrovai in un luogo mai visto prima, ma fu il Krasinaro a dar voce al mio pensiero più immediato: - Dove diavolo siamo finiti?! - fece sconvolto. Ci guardammo intorno, era quasi il tramonto, ci trovavamo in un bosco fitto e non vi era alcuna traccia di Regresso. Lo chiamammo a turno ripetutamente e a gran voce, ma senza ricevere alcuna risposta che non fosse l'eco delle nostre urla. - E' mai possibile che si sia allontanato così tanto? - mi domandai, mentre il Krasinaro assumeva un'espressione confusa. - Guarda che se si tratta di un tuo scherzo, stavolta ti... - lo incalzai. Ma egli giurò e spergiurò di saperne quanto me. Ad interrompere i nostri pensieri fu un rumore che inizialmente non riuscimmo a decifrare, finché ci rendemmo conto che qualcuno si stava avvicinando rapidamente a noi, facendosi largo tra gli arbusti. Impugnammo le nostre rispettive armi, pronti a far fuoco contro qualunque cosa si muovesse. - Ehi! Siete impazziti? Abbassate quelle armi! Sono io! - Nonostante la visibilità fosse precaria, riconobbi l'uomo di fronte a me, e lo stesso fu per il Krasinaro, dato che esclamammo all'unisono: - Solidad! - il vecchio amico pistolero aveva un'aria severa e insieme infastidita, mentre si avvicinava a noi con fare concitato. - Sbrigatevi! Dobbiamo andare a prendere Reg! - disse poi fissandoci con espressione austera. - Ah, per fortuna sta bene. Andiamo allora! - esortò il Krasinaro con entusiasmo. A quel punto Solidad ci piantò addosso uno sguardo tra il sospettoso e il confuso: - Ma che diavolo vi è successo? Qui siamo ad El Paso! L'avete scordato? Ci sono decine di pistoleri pronti a farci la pelle senza starci a pensare su un secondo. - concluse, mentre io e Krasin ripetevamo increduli: - EL PASO????! - (continua) |
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| Il trenino dei confederati | ||||||
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