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il CORRIERE FEDERALE |
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| Organo periodico di informazione della FEDERAZIONE | ||
| Pagina 3 | Ritorna in prima pagina | Pagina 2 Pagina 4 | Numero 14 del 22 maggio 2010 |
| TERZA PAGINA | |||
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INGEGNERIA E QUESTIONE MERIDIONALE
(dalla prima pagina) Erano appena iniziati i lavori di sbancamento presso il Garigliano per realizzare le fondamenta delle quattro torri portanti, quando a Parigi, a causa del vento, crollò il ponte sospeso in ferro progettato dall’accademico Navier; a Londra venne chiuso il ponte Driburgh sul Twed e la stessa cosa avvenne in Austria. In pochi giorni in tutta Europa si levò un vespaio di critiche contro questo nuovo tipo di costruzione e il malcontento arrivò fino a Napoli dove il consiglio dei ministri del Re si espresse per la sospensione dei lavori. Il sovrano non si scompose e si narra che esclamò: ”Lassate fa o’ guaglione”. Fatto sta che i lavori proseguirono, mentre il ventenne Ferdinando II succedeva al trono nel 1830. Il 4 maggio del 1832 il solito giornale inglese ipotizzava che il ponte fosse pronto, ma non fosse stato ancora collaudato per “timore del suo sicuro crollo”. Il 10 maggio 1832 Ferdinando II si presentò davanti alle torri di sostegno del ponte alla testa di due squadroni di lancieri a cavallo e 16 carri pesanti di artiglieria, colmi di materiali e munizioni. Sulle due rive del Garigliano gli fanno ala ambasciatori, militari e una folla strabocchevole di gente proveniente dai centri vicini. Quando il sovrano si piazzò al centro del ponte con la sciabola alzata, si fece un gran silenzio; con voce ferma comandò agli uomini di passare il ponte più volte in ambo le direzioni, prima al trotto e poi al galoppo, infine alla carica; poi passarono i carri e le truppe. Terminato il “collaudo”, fu la la volta della benedizione del vescovo di Gaeta seguito dal popolo in processione e dopo iniziarono fuochi d’artificio, danze e canti in un tripudio di folla: il ponte aveva retto, la realizzazione avveniristica era perfettamente riuscita. Il Giura aveva studiato il materiale da utilizzare e per aumentare la resistenza del ferro dolce fece produrre dalle fonderie di Mongiana una lega al nichel. Le travi così composte furono irrigidite meccanicamente con trafilamento a mezzo di una apposita macchina “astatesa” progettata da lui stesso. Questo doppio trattamento, chimico e meccanico, conferì al materiale caratteristiche meccaniche impensabili per quei tempi, ed anche una notevolissima resistenza alla corrosione ed all’invecchiamento. Questo ponte, orgoglio delle Due Sicilie, resistette fino al 1943 quando i tedeschi, dopo averci fatto transitare il 60 % della propria armata in ritirata compresi carri e panzer, lo fecero saltare.
I progetti del ponte Gianco da La zattera |
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Tu ti fidanzeresti mai con uno più piccolo di te?- No, mai. Allora... giochiamo a fare ridere? - Nemmeno io, con una più grande di me. Va bene, però comincio io. E allora me ne stavo lì, a guardare tutte le tue facce più assurde, le tue linguacce a occhi sgranati, i tuoi versi di animali inesistenti... e resistevo per lunghissimi minuti, finchè non riuscivo più a trattenermi. E allora ridevo a crepapelle. - Fregata, adesso tocca a te! Allora cominciavo io, a fare la scema... ma tu non resistevi per più di un minuto: per forza, eri più piccolo di me di ben un anno e mezzo! Abitavi in un'altra città, ma diventavi il mio dirimpettaio per tutta l'estate, e poi per le vacanze di Natale e poi per Pasqua... c'eri, insomma, ogni volta che avevi una scusa per venire a stare da tua zia. E quando arrivavi, era proprio una festa, per entrambi: stavamo sempre insieme e ci somigliavamo tanto che chiunque non ci conoscesse era convinto che fossimo fratello e sorella. Poi arrivarono i miei dodici anni, le prime uscite con le amiche e i miei improvvisi "no" a te che suonavi al campanello e, come tutte le estati, mi chiedevi di andare a giocare. Solo molti anni dopo mi resi conto di quanto quei miei "no" ti avessero ferito, quell'estate, tanto che dall'anno dopo non venisti più. Ti rividi che eravamo entrambi più che ventenni: c'era appena stato il terremoto, la tua casa era stata danneggiata e tu eri venuto a stare dalla zia, proprio come facevi tanto tempo prima. Ma ci fu subito un'ulteriore scossa: tutti uscimmo dalle nostre case, e così io e te ci ritrovammo sul pianerottolo, sconvolti dal ritrovarci faccia a faccia quasi quanto dal terrore di ciò che stavamo vivendo. Ti riconobbi subito, nonostante gli anni trascorsi e i tuoi lunghi capelli biondi: eri un bellissimo ragazzo, proprio come eri stato un bellissimo bambino. Mi poggiasti un braccio sulla spalla e cominciammo a scendere di corsa quei quattro interminabili piani di scale. Poi, una volta per strada, ognuno di noi due salì in macchina con la sua famiglia... e non ci vedemmo mai più. Rimpiango ancora oggi il mio non aver capito in tempo che, quando mi chiedevi se mi sarei mai fidanzata con uno più piccolo di me, forse avresti voluto che ti rispondessi "sì". Rolleys di Frammenti |
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SEMANTICA
La semantica studia il significato delle parole ed ha uno
stretto rapporto con differenti discipline scientifiche.
Per capirla meglio occorre metterla a confronto con altre due discipline della linguistica ovvero la Pragmatica e La Sintassi. La semantica in se, si occupa di Analizzare la frase; questa analisi si divide in due fasce: Semantica Diacronica e Semantica Sincronica. Nello Specifico la Semantica Diacronica si occupa di analizzare la frase al passato analizzandone tempo, origine, significati e aspetti sintattici e morfologici. La Semantica Sincronica invece, analizza la frase al presente concentrandosi sopratutto nei rapporti che intercorrono tra le parole. Uno studioso che ha stabilito regole importanti nello studio della Semantica è Ferdinand De Saussure che agli inizi derl 900 ha scritto il libro Corso di Linguistica Generale. La Semantica Lessicale una sottocategoria della Semantica, ha il compito di descrivere i cambiamenti di significato e i rapporti semantici tra quelli che vengono definiti lesseni e che sono piccole parti di linguistica che riguardano i contenuti.) La figura retorica ad esempio non è altro che un cambiamento di significato della fascia della Semantica Lessicale. Nel complesso quindi si può dire che La Semantica è una scienza che ha lo scopo di porsi domande sui concetti, sull'insieme dei significati e sugli approcci. Bisogna sapere che La Semantica ha anche un approccio con la filosofia, infatti ogni contentuto ha un processo logico-filosofico; facciamo dunque un esempio: Una parola; io utilizzo "Cane", indica un cocetto ovvero, il cane è un animale, ha 4 zampe, un muso ecc.ecc. quindi, in base a questi dati emerge che ad UNA PAROLA equivale UN CONCETTO. Questa filosofia deriva da Aristotele il filosofo e scrittore Greco, stando a lui ogni oggetto che costituisce la relatà corrisponde un concetto. Una cosa curiosa che riguarda La luinguistica materia in stretto rapporto con La Semantica è il fatto che una parola può essere detta in mille modi diversi attraverso le varie lingue, ed avere sempre lo stesso significato. Però è da notare che, il sistema Semantico delle parole cambia da lingua a lingua. Ad esempio nella nostra lingua c'è distinzione fra la parola bosco e la parola foresta mentre invece nella lingua tedesca si usa sempre lo stesso termine; così si differenziano più o meno tutte le lingue. Ma facciamo un po di maggiore chiarezza. Come avete visto la Semantica comprende differenti materie ma è in rapporto principalmente con la Lingustica, la Pragmatica ela Sintassi. In pratica quello che la Semantica principalmente si pone come scopo è dare un rapporto CONCETTO-NOME ad ogni cosa. Da quel che ho letto e spero di aver capito bene, questa materia definisce quello che ci sta attorno avvenimenti , oggetti, ecc. con una parola che determini il significato di quel concetto; tipo una discussione, si può dire lite, chiaccheirata ed in altri modi. In breve, questa materia, scompone il fatto e gli da una definizione Logico filosofica. Descrivere questa materia scientifica è alquanto complesso quindi per chiunque ne risulti interessato dopo la lettura di questo articolo consiglio un giro in rete per approfondire l'argomento. Io mi fermo quì anche perchè data la mia scarsa conoscenza della materia non saprei cosa aggiungere. Nell'articolo ho usato gli esempi di un ottima recensione che ho letto in rete e di cui ringrazio profondamente l'autore per il lavoro svolto che mi ha permesso di proporvi l'articolo su questa affascinante materia. Viridiana Camelia del Deserto di Luce dell'anima, |
.LIBRI![]() Paolo Maurensing LA TEMPESTA - Il mistero di Giorgione. Un giovane scrittore giunge a Venezia per preparare la riduzione cinematografica delCarteggio Aspern, breve romanzo ottocentesco di Henry James ambientato nell’affascinante città lagunare. Qui pero’ la normale routine creativa prende subito una piega inaspettata, grazie all’incontro con la sensuale Olimpia, che afferma di aver ritrovato in una vecchia biblioteca alcuni fogli inediti del grande scrittore americano: desideroso di analizzare tale scoperta, il protagosta si lancerà dunque in una rischiosa caccia al tesoro, tra calli, case abbandonate e palazzi signorili, nel tentativo di conoscere le vere intenzioni di James durante il suo lungo soggiorno veneziano. Che relazione esiste infatti tra le pagine del romanziere americano e i dipinti di Giorgione, enigmatico genio artistico rinascimentale?Esse svelano forse qualcosa di nuovo sul leggendario pittore, scomparso in circostanze misteriose agli inizi del Cinquecento? E perchè James era letteralmente ossessionato dalla Tempesta, straordinaria tela giorgionesca di difficilissima lettura? Alla fine la verità giungerà in modo fragoroso e imprevedibile, come le gigantesche nubi del criptico quadro conservato nelleGallerie dell’Accademia veneziana… n sintesi, questa è la trama de La Tempesta, nuovo romanzo di Paolo Maurensig uscito da qualche settimana in libreria per l’editore Morganti di Treviso. Già famoso per Canone inverso e La variante di Lünenburg, dedicati entrambi alle tragedie della storia recente mitteleuropea, lo scrittore friulano si cimenta questa volta con il complesso mondo dell’arte, dando anche libero sfogo alla propria passione decennale per Henry James, narratore coltissimo e psicologicamente raffinato. E l’esperimento riesce benissimo attraverso l’uso sapiente del flashback e il continuo richiamo al sottile ermetismo della pittura di Giorgione, indagata scrupolosamente quasi in ogni pagina del libro. Non a caso La Tempesta è la vera protagonista della storia, capace di influenzare la vita degli uomini in forme scomode, imprevedibili e misteriose. Ma qual’è il segreto di un simile capolavoro? Qui Maurensig cade un po’ nella sindrome di Dan Brown, tirando in ballo Rosacroce, Massoneriaed altre oscure società segrete, ma lo fa con intelligenza, e quindi tale debolezza “modaiola” puo’ essergli ben perdonata.D’altronde egli ha studiato profondamente il dipinto giorgionesco, esaminandone le radiografie scientifiche e tentando seriamente di dare una spiegazione razionale ai numerosi rimaneggiamenti effettuati dall’autore sulla tela originaria. La figura del guerriero sulla destra, ad esempio, è stata realizzata su quella precedente di una donna, forse eccessivamente sproporzionata per le dimensioni grafiche dell’opera; la coppia madre-figlio sulla sinistra è invece quasi racchiusa in un cerchio perfetto, di chiaro valore simbolico. Anche se tali indizi non bastano a risolvere il dilemma di fondo, ovvero il significato ultimo del quadro, Maurensig li rielabora intelligentemente nel suo tessuto narrativo, dando maggior forza alle atmosfere misteriose della storia, giocata sempre su diversi piani temporali (cinquecento/ottocento/giorni nostri). L’autore è comunque rimasto cosi’ affascinato dal carisma estetico di Giorgione da farsi riprodurre La Tempesta per le proprie pareti domestiche, in modo da poterne indagare ancora i misteri con maggiore tranquillità. Chissà quindi che tra qualche anno non esca un seguito a questo elettrizzante romanzo, magari legato alle curiose affinità spirituali tra Giorgione e Leonardo Da Vinci, entrambi maestri oscuri del Rinascimento italiano. Paolo Maurensig, La Tempesta - Il mistero di Giorgione, Treviso, Morganti 2009, pp. 204, 18 Euro. (da http://guide.supereva.it) |
![]() Quando gli esperti fanno flop: falsi storici e bufale, ecco le dieci più eclatanti Dieci casi clamorosi di falso archeologico. E se talora a farsene promotori sono stati truffatori e finti esperti d'arte, spesso a incappare nelle bufale sono state delle vere autorità in materia, costrette poi a clamorose marce indietro e a pubbliche ritrattazioni. Incidenti del mestiere? In un certo senso sì, se si pensa che uno dei dieci falsi più famosi al mondo, il busto di Nefertiti, sarebbe responsabilità dello stesso Ludwig Borchardt, uno dei più grandi egittologi mai esistiti e fondatore dell'Istituto tedesco di archeologia al Cairo. LE PIETRE DI ICA - Si tratta di uno dei reperti archeologici più sconvolgenti mai rinvenuti: se l'autenticità delle Pietre di Ica fosse stata confermata, sarebbe stata rivoluzionata completamente la storia dell'umanità come la conosciamo oggi. Questi ritrovamenti sono andesiti carbonizzate risalenti al Mesozoico, rinvenute nel deserto di Ocucaje, vicino a Ica (Perù) nel 1960. Presentano enigmatiche incisioni, che forniscono elementi assolutamente anomali rispetto alla loro datazione: configurazioni stellari, strumenti ottici quali telescopi e lenti, animali preistorici estinti, velivoli meccanici e avanzate operazioni chirurgiche. Il ricercatore spagnolo Vicente Parìs ha ottenuto una pietra da Javier Cabrera, uno dei primi scienziati a interessarsi dei reperti, facendola analizzare a Barcellona. Le analisi hanno dato esito negativo, rilevando segni di carta abrasiva e lavorazione recente. Cabrera stesso da anni ha ammesso che parte della sua collezione viene da Basilio Uchuya, uno dei principali falsificatori di pietre. IL DIVINO SCAVATORE - Il soprannome indica l'archeologo giapponese Shinichi Fujimura ed è legato alla sua leggendaria abilità nello scovare reperti antichi anche decine di migliaia di anni. Una fama durata fino al 5 novembre 2001, quando alcuni giornalisti del quotidiano "Manichi Shinbun", muniti di macchine fotografiche e telecamere digitali, hanno smascherato Fujimura, costringendolo a scusarsi pubblicamente davanti a milioni di telespettatori giapponesi. LE TESTE DI MODIGLIANI - Nell'estate 1984 è stata ritrovata una testa di granito nel Fosso Mediceo di Livorno. I critici d'arte Vera e Dario Durbé subito la riconoscono senza ombra di dubbio come una delle opere che, secondo la leggenda, Amedeo Modigliani avrebbe gettato nel canale, sconfortato dal giudizio dei suoi concittadini e in procinto di partire definitivamente per Parigi. Mentre il Museo progressivo di arte moderna si prepara per i festeggiamenti, tre studenti, Pietro Luridiana, Pierfrancesco Ferrucci e Michele Guarducci, dichiarano di essere gli autori della seconda Testa pescata nel Fosso. Spiegando che la loro è stata una burla, realizzata utilizzando il trapano elettrico Black & Decker. IL BUSTO DI NEFERTITI - La statua conservata a Berlino, che ritrae la regina egizia vissuta tra il 1370 e il 1330 a.C., non sarebbe che un falso. Lo ha sostenuto lo storico dell'arte Henri Stierlin, secondo cui la scultura sarebbe stata realizzata nel 1912 dall'artista Gerardt Marks su commissione di Ludwig Borchardt. Secondo Stierlin il busto sarebbe stato realizzato per esporre una collana appartenuta realmente alla regina e per fare alcune prove di archeologia sperimentale sui pigmenti utilizzati. E solo in un secondo momento sarebbe stata spacciata come risalente al periodo dei faraoni. L'archeologo ha infatti raccontato di avere ritrovato il busto ad Amarna, sulla riva orientale del Nilo. Per sostenere la teoria secondo cui si tratterebbe di un falso, Stierlin ha sottolineato il fatto che non c'è alcuna documentazione del ritrovamento di Burckhardt prima del 1924 e che lo stesso archeologo avrebbe tenuto il busto nella sua casa del Cairo per dieci anni prima di portarlo in Germania. |
GEOGLIFI - Sono degli immensi disegni tracciati sulla terra
dall'antico popolo Nazca, nell'attuale Perù, e visibili soltanto
dall'alto volando nel cielo. Forme che evocano mistero e scatenano le
ipotesi più singolari, come quella secondo cui sarebbero piste di
atterraggio degli extraterrestri. Un falso, come ha dimostrato nel 2001
l'archeologo bresciano Giuseppe Orefici, che ha chiesto al governo
peruviano di poter scavare le rovine di Cahuachi, la città sacra dei
Nazca distrutta da un terremoto. E sono stati proprio i suoi scavi a
riscrivere tutta la storia della civiltà precolombiana e a svelare il
mistero dei geoglifi. Gli stessi disegni si trovano infatti sulle
ceramiche e sulle stoffe dell'epoca dei Nazca. E i solchi tracciati sul
terreno non sono altro che lunghi percorsi sacri seguiti durante le
feste religiose, che nulla hanno a che vedere con il calendario
astronomico né tantomeno con gli extraterrestri. STONEHENGE - La versione ufficiale è che i giganteschi monoliti inglesi risalgano al 3000 avanti Cristo e che, misteriosamente, siano sempre rimasti intatti e in equilibrio magico per cinque millenni. Una bugia smascherata da un ragazzo di Bristol, Brian Edwards, alle prese con una tesi di storia, che ha trovato le foto del 1901, con un gruppo di operai al lavoro con tanto di cazzuola. Sono solo le prime di una serie: tutto il ‘900 è stato un cantiere senza fine, che ha continuato a rimaneggiare il volto di Stonehenge. Almeno fino al 1964. Scavatrici, corde, cemento e addirittura gru hanno ricostruito, spostato, innalzato, sistemato, riallineato quei monoliti che milioni di turisti hanno ritenuto fossero sempre rimasti immutati nella loro magica geometria. L'OSSARIO DI GIACOMO - Nell'ottobre del 2002 fu portato alla luce un piccolo sarcofago con l'iscrizione "Giacomo, figlio di Giuseppe, fratello di Gesù". Quest'ossario potrebbe appartenere all'incirca a 20 persone di nome Giacomo, abitanti allora a Gerusalemme, le quali avevano un padre di nome Giuseppe e un fratello di nome Gesù: infatti questi tre nomi erano molto frequenti nella società dell'epoca. Ma ci sono dei dubbi sull'autenticità di questo reperto. Innanzitutto perché non fu trovato dagli archeologi, ma comparve improvvisamente in un antiquariato. Inoltre perché l'iscrizione è chiara e comprensibile immediatamente, cosa non riscontrata negli altri sarcofaghi dell'epoca. Per questa ragione il Dipartimento israeliano per le antichità ha sostenuto che si tratti di un falso. IL TESORO DEI FARAONI - E' stato condannato (ma per ora solo in primo grado) con l'accusa di avere spacciato come tesoro dei faraoni dei banali oggetti "made in China". Una vicenda ancora aperta, che vede come protagonista Ferdinando Caputi, che si presentava come professore universitario ed esperto d'arte e che è stato smascherato dalla Guardia di finanza. Dopo aver commissionato la produzione degli oggetti in Cina, Caputi ne curava l'importazione e poi preparava delle perizie accademiche per accertarne la veridicità. FALSI D'EPOCA - In alcuni casi i falsi provengono direttamente dal Medioevo, un'epoca storica in cui proliferò non poco la produzione di gioielli falsi, composti da vetro o cristallo montato su materiali non preziosi. Nel quindicesimo secolo in Lombardia i falsari avevano persino una loro corporazione e nel 1488 il Duca di Milano approvò una serie di norme per il buon andamento dell'arte, proposte dagli stessi fabbricanti di pietre false. I DIARI DI HITLER - Al contrario, alcuni falsi storici riguardano l'epoca contemporanea: il più clamoroso riguarda i manoscritti del Fuhrer. Nel 1983 Konrad Kujuau ha venduto 58 quaderni, vistati in ogni pagina con l'autografo di Adolf Hitler, a un reporter di "Stern", Gerd Heinemann. Il giornalista ha convinto tutti dell'autenticità dei quaderni. Tanto che lo staff di "Stern" ha coinvolto Newsweek e l'impero di Rupert Murdoch, "Times" in testa. Che ha chiesto una perizia a Lord Dacre, alias Hugh Trevor-Roper, una delle più grandi autorità in materia di Terzo Reich. I responsi sono stati inizialmente positivi, poi lo storico è stato colto dai dubbi. Finché Murdoch in persona ha ordinato: "Che lord Dacre si fotta, stampate!". Quando alla fine si è scoperto che si trattava soltanto di un gigantesco falso, Kujuau e Heinemann, dopo avere fatto miliardi, sono finiti in prigione. Rici di L'angolo dell'archeologo. |
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Gli strani viaggi di Lara Croft Racconto semifantastico delle avventure di una forumista Ottima puntata |
![]() Il romanzo d'appendice |
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La misteriosa
"pattinatrice" Dopo la chiusura dell'esperienza 'caveau', gli eletti presero ognuno la propria strada, ma c'era sempre un punto di incontro per tutti: il villaggio. Siamo all'incirca nella seconda metà del mese di aprile 2009, la vita al villaggio si svolgeva come al solito, tra personaggi che andavano e venivano, discutevano, ridevano, litigavano, ne spuntò uno nuovo: la misteriosa pattinatrice. Inizialmente nessuno sapeva bene chi fosse, ma in tanti sospettarono che avesse usato un travestimento, e che quindi non fosse poi così "sconosciuta". Comunque, i piedini contenuti nei roller-blade pare appartenessero ad una certa Blondie Skater. Fece la sua apparizione proprio nel bel mezzo di una polemica che coinvolgeva okalisca, presunta vittima di una condanna all'esilio comminata da Zio Pivone in persona. Nell'ambiente tutti sapevano che i rapporti tra Zio Pivone e okalisca erano pessimi, anche se, a ben vedere era più lei a dimostrare una continua, insopportabile, tenace ostilità verso il sindaco, reo di averla apostrofata con epiteti non proprio signorili che non starò qui a ripetere. E bisogna dire che okalisca quanto a signorilità nel linguaggio, non aveva rivali. Ma torniamo alla nostra Blondie... in realtà i sospetti avanzati circa la sua doppia identità erano fondati; i suoi gesti, il modo di esprimersi apparivano decisamente familiari. Diversi cominciarono a chiedersi chi fosse in realtà, e la prima ad azzardare un'ipotesi fu Lisaflop. Lo fece in un momento di straordinaria e sorprendente lucidità mentale, mostrando un certo intuito. Sostenne si trattasse di Athena, mia cara amica, conosciuta al C4, e la sua affermazione incontrò il favore di tanti, anche in virtù del fatto che la giovane pattinatrice sembrava provare una certa avversione per okalisca. Devo dire che la sua motivazione non era affatto convincente, poichè se decidessimo di riunire, disponendoli in fila per due (senza resto), tutti coloro che non hanno in simpatia okalisca, si formerebbe una coda lunga mille chilometri. Nonostante in quel periodo fossi presente a singhiozzi, perché nuovamente impegnata in una delle mie difficili missioni tombali, sapevo benissimo chi si nascondeva dietro Blondie Skater. Per un motivo semplicissimo: era stata proprio lei a rivelarmelo, ma ovviamente non riferii nulla ai curiosi del villaggio, lasciando che si dilettassero al gioco dell'indovina chi per tutto il tempo necessario. Inoltre, all'epoca non mi recavo volentieri al villaggio, ben sapendo che qualunque cosa avessi detto o fatto, nel bene e nel male, dopo varie peripezie sarei comunque finita in discarica. Non mi andava di procurarmi graffi ed escoriazioni senza un valido motivo, così rimasi un po' in disparte, quel tanto che bastava per tenermi informata sugli ultimi avvenimenti. Chiunque ella fosse, Blondie si dimostrava molto simpatica e divertente (più dell'originale, ma questo non diteglielo!), ammise immediatamente di essersi mascherata, e lasciò che gli altri arrivassero a scoprire da soli l'arcano. |
Son certa che ella fece tale ammissione per onestà, e perché
trovava certamente stupido negare qualcosa che ai più appariva
ormai evidente, ma non posso fare a meno di pensare al comitato
d'accoglienza della zattera, che non era poi così diverso da
quello del villaggio.
E considerando ciò che avvenne all'arrivo di Snerva, nonchè di altri prima di lei, accusati di essere qualcun altro, accerchiati e attaccati da ogni parte, direi che quella fu una decisione molto saggia. Dopo la prima ipotesi che si riconduceva ad Athena, qualcuno azzardò potesse trattarsi della Gioconda, non solo per l'avversione verso okalisca, ma anche e soprattutto per la chiarezza del suo linguaggio e per la completezza dei suoi discorsi, che non lasciavano mai nulla al caso, affontando con precisione chirurgica ogni aspetto dell'argomento in discussione. Per un po' di tempo si oscillò tra l'ipotesi 'Athena' e l'ipotesi 'Gioconda', anzi, ad un certo punto, la seconda prese maggiormente piede rispetto alla prima. L'unica che avrebbe potuto districare la matassa sembrava essere soltanto Blondie, ma le cose non andarono così. Con l'inaspettata e gradita apparizione del Divino Chronos, la situazione venne chiarita una volta per tutte. Egli fece notare ai presenti che Blondie usava schiarirsi la voce producendo due colpetti di tosse, anzichè tre come prevedeva l'uso comune, nel bel mezzo di un lungo discorso; e che c'era un'altra persona che aveva la medesima abitudine: Firula Spike. Naturalmente tale osservazione da sola non provava nulla, e allora il Divino Chronos (ndr.: per quanto concerne la definizione de 'il Divino', vale lo stesso discorso fatto per il giovane Alienista) fece notare che mentre ciò che usciva dalla bocca di Firula non era quasi mai comprensibile, non di primo acchitto almeno, di contro le parole di Athena erano sempre piuttosto chiare, inequivocabili. Di conseguenza, Blondie Skater altri non poteva essere che Athena. Di lei sentirete ancora parlare, la sua presenza al villaggio influenzerà in maniera decisiva i futuri avvenimenti, soprattutto quelli riguardanti Lara Croft, ma non solo... Per ora, posso dirvi che nonostante l'amicizia che ci univa e che ci unisce a tutt'oggi, fosse molto forte, ad un certo punto le nostre vite sembrarono imboccare direzioni diverse. E se il nostro rapporto non fosse stato così saldo, alcune mie scelte, segnatamente una, avrebbero potuto incrinare la nostra amicizia. Ma di questo vi parlerò a breve... (continua) Lara Croft di Frammenti Nel prossimo numero Provaci ancora, Garbury! |
POLPETTONE decima puntata. Senza por tempo in mezzo, i due giovani sollevarono Giuseppe e, sorreggendolo ognuno da un lato, lo trascinarono velocemente via. Il pericolo però non era completamente scongiurato perché, per raggiungere la bottega, avrebbero dovuto attraversare i quartieri spagnoli che, a quell’ora, brulicavano di soldati. Decisero quindi di buttarsi per le campagne e chiedere aiuto a qualche contadino. Fu una saggia decisione: presto trovarono un casolare il cui proprietario, felice di soccorrere dei nemici degli spagnoli, gli offrì ricovero nella sua stalla. Qui poterono adagiare Giuseppe su un comodo giaciglio di paglia e Micco, che era quello in migliori condizioni fisiche, ripulitosi alla meglio, corse alla bottega per chiedere aiuto. Appena il maestro seppe dell’accaduto, fece attaccare un cavallo ad un piccolo carretto e, preso con se Micco per farsi indicare il luogo, si affrettò a raggiungere i discepoli feriti, dopo essere passato a prelevare un amico medico del quale, evidentemente, si fidava. Il medico dopo aver esaminato le ferite, rassicurò tutti: - Le ferite sono estese, ma superficiali. Solo Giuseppe ha un taglio profondo ma non sono stati lesi organi vitali: avrà bisogno di più tempo, ma guarirà anche lui. – Don Aniello, che fino a quel momento era rimasto cupo e silenzioso, finalmente sorrise: - Tutto è bene quel che finisce bene! Aspettiamo il buio, poi caricheremo i feriti sul carretto e li porteremo alla bottega. Tu Micco sei stato valoroso, bravo! Ora devi compiere un’ultima missione: vai alla bottega e di a tutti gli altri di armarsi e venire qui. Stanotte, durante il trasferimento, sarà bene essere in molti e bene armati. – Il seguito dell’avventura non procurò altri problemi: i feriti furono trasportati alla bottega senza brutti incontri e, sistemati in comodi giacigli, furono amorevolmente curati, circondati dalla sollecitudine dei colleghi. Passarono alcuni giorni, le ferite guarirono ed il lavoro riprese l’andamento abituale. Una mattina Micco si accorse di essere solo e, con una punta di rammarico, capì che era in corso la solita riunione dal maestro e, come al solito, lui ne era escluso. Ad un tratto uscì dalla studio Andrea : - Vieni Micco – gli disse - Il maestro vuole parlarti. - A me? - E a chi se no? Dai non farlo aspettare! Si avviò intimidito verso lo studio preceduto da Andrea e, con suo grande stupore fu accolto festosamente, con grandi manate sulle spalle, dai colleghi riuniti. Il maestro poi lo attirò a se e, abbracciandolo, gli disse: - Cesare e Giuseppe ci hanno raccontato come ti sei comportato contro gli spagnoli. Bravo! Sei un valoroso! Ora so che possiamo fidarci di te. Sono felice di darti il benvenuto nella Compagnia della Morte. Fu così che Micco entrò ufficialmente a far parte della famigerata Compagnia della Morte, fondata da Aniello Falcone per vendicare un caro amico ucciso dai soldati spagnoli. A quel tempo Micco aveva solo sedici anni ma ora, a 26, aveva al suo attivo centinaia di brillanti azioni di commando contro gli spagnoli e, nel frattempo, era anche diventato un ottimo artista. |
Al momento era impegnato a
dipingere degli arazzi nel quarto del priore della certosa e,
contemporaneamente, lavorava con uno dei colleghi ad alcuni affreschi,
negli appartamenti di don Giulio Genoino, da poco ritornato a Napoli
dopo un lungo periodo di esilio Quando Gennaro giunse alla bottega, lo incontrò sulla porta che stava per uscire: - Gennaro! – esclamò riconoscendo subito il giovane che lo aveva ospitato sotto la barca – Proprio a te stavo pensando. Sto uscendo per andare a lavorare dal signore di cui ti avevo parlato. Sai... E’ appena rientrato a Napoli e sicuramente avrà bisogno di servitori.. - Ma io sono un contadino. Troppo rozzo per fare il servitore... - Tu vieni con me e stai zitto! – Scherzò Micco passandogli un braccio intorno alle spalle e trascinandolo via. - Dove mi porti? - Da don Giulio. - Ma chi è questo don Giulio? - Un prete… - Un prete? - Si, ma vedrai che ti piacerà… E’ un prete che è stato in galera. Un sognatore: figurati che vorrebbe la parità dei voti tra nobiltà e popolo. Vedrai che tipo! - Speriamo che io piacerò a lui… Intanto si erano inoltrati nel dedalo di stradine, Micco procedeva a passo molto veloce tanto che Gennaro quasi faticava a tenergli dietro. In pochi minuti giunsero a destinazione: - Ora tu aspetta qui e non ti muovere… Vado su a parlare e poi ti chiamo.– Disse il nuovo amico, e Gennaro si dispose ad un’attesa che prevedeva lunga; invece, dopo pochissimi minuti, si sentì chiamare da uno dei grandi balconi del primo piano: - Vieni su! Don Giulio ti aspetta! – Si inoltrò quindi nel grande cortile e salì di corsa le tre rampe di scale, fino alla monumentale porta d’ingresso, dove Micco era in attesa: - Seguimi presto… Non facciamo aspettare don Giulio! – Si avviò quindi per una serie di ampie sale, fino a sbucare in un salone illuminato da tre grandi balconi: il soffitto a volta era alto almeno otto metri e le pareti erano tutte rivestite da scaffali in noce stracolmi di migliaia di libri. A poco più della metà dell’altezza, correva tutt’intorno uno stretto corridoio, che permetteva di raggiungere gli scaffali più alti ed a cui si accedeva tramite una scaletta a chiocciola. Don Giulio sedeva ad un piccolo scrittoio di noce col piano ricoperto di pelle verde. Era un vecchio dall’aspetto severo: magro, in abito talare. Lo sguardo fermo, avrebbe messo in soggezione uomini ben più temprati del povero Gennaro: - Vieni avanti ragazzo, come ti chiami? - Gennaro. - Gennaro… e poi? - Veramente…non so… Sono stato… trovato… - Va bene, va bene, Gennaro Trovato. Cosa sai fare? - Io facevo il contadino… Ora scarico sacchi al porto. - Qui non abbiamo campi da coltivare… E nemmeno sacchi da scaricare… Ti intendi di cavalli? - Cavalli? Non so… - Va bene. Il mio stalliere ha bisogno di un aiutante. Va da lui. Prima però Micco ti accompagnerà alle cucine. Devi mangiare qualcosa altrimenti alle stalle non ci arrivi. Solitario. (continua al prossimo numero) |
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Vieni ache tu. Salta sul trenino dei confederati. | ||
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I Confederati |
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