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il CORRIERE FEDERALE |
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| Organo periodico di informazione della FEDERAZIONE | ||
| Pagina 3 | Ritorna in prima pagina | Pagina 2 Pagina 4 | Numero 15 del 5 giugno 2010 |
| TERZA PAGINA | |||
(dalla prima pagina)La casa si stagliava alta come una piccola fortezza, le finestre sbarrate da inferriate che nessuno avrebbe mai tentato di forzare. Camminai lungo il viale di ghiaia che scricchiolava sotto le mie scarpe come aveva sempre fatto. Nessun cane venne a darmi il benvenuto e a festeggiare il mio ritorno. Non avevo modo di sapere se la mia presenza era ancora gradita, sospettavo di no, ma non avevo potuto fare a meno di tornare. Lo avevo fatto in pieno giorno, sotto un sole a metà del suo cammino quotidiano e già caldo. Non sudavo, avevo ancora indosso il vestito da cerimonia di quel giorno, ma quelli come me non sudano mai. Sembrava la cosa sbagliata, voglio dire camminare sotto la luce intensa, ben al centro del viale come se volessi rendermi visibile a tutti, si sarebbe potuto pensare che fosse preferibile farlo la notte, avvicinandosi in silenzio alle finestre, quasi che i piedi strisciassero un millimetro sopra la terra, non guidati dal movimento delle gambe. E guardare dentro. Così forse sarei riuscito a non spaventare nessuno. Il mio era come un pellegrinaggio finale, poi sarei sparito per sempre, o almeno così speravo. Lo speravo ardentemente. L’agenzia di catering aveva portato via tutto, ma erano rimasti i tavolini con sopra i vasi pieni di fiori ormai secchi. Le sedie erano tutte più o meno scostate, dove le aveva lasciate la gente alzandosi, dopo gli ultimi discorsi. Non avevo realmente partecipato a quella festa, potevo immaginare cosa si era detto di me, non ci voleva poi molta fantasia. Sembrava non ci fosse nessuno. Forse la casa era già in vendita ed un giovane sempre in giacca e cravatta stava raccogliendo appuntamenti, sperando in una lauta percentuale, ma tenendo nascoste le circostanze che avevano portato alla vendita. Non sia mai, i proprietari? Si sono trasferiti altrove. Un eufemismo. E cos’altro avrebbe dovuto dire? “Ah, signor mio... Una tragedia! Se sapesse...” Come minimo avrebbe dovuto fare un sostanzioso sconto. Mia moglie era esattamente dove mi aspettavo di trovarla, vicino alla porta posteriore, sotto il glicine, di cui il suo vestito ricordava il colore. “Mi fai entrare? –Le chiesi. “No. –Mi rispose. Era come un rituale. “Allora vuoi venir via con me? Non l’avrebbe fatto. Sarebbe rimasta in quella casa, sarebbe rimasta nelle intercapedini dei muri, nella canna fumaria del camino, nei rumori simili a passi nel sottotetto che non andavano da nessuna parte. Sarebbe rimasta, capii, perché non ero stato io a trattenerla. Mi aveva tormentato con la sua presenza, odiata, desiderata, temuta, negata, fonte di rimpianti e di desideri inappagati. E di rimorsi, ma non era stato questo a trattenerla. Sarebbe rimasta come una gatta, affezionata ai luoghi della sua vita, come aveva fatto per quasi sette lunghi anni in cui avevo pensato cercasse di comunicare con me. Finché anch’io avevo deciso di farla finita. “Vattene –mi disse- Tu sei morto! “Anche tu. –Le risposi. E mi girai allontanandomi per sempre. Nanni da Il Villaggio. |
LA MANO SINISTRA DI DIO Prezzo: euro 19.60 La mano sinistra di Dio, di Paul Hoffman, primo volume di un’epica trilogia fantasy per adolescenti/adulti inglese, sarà in libreria il prossimo 7 gennaio. La mano sinistra di Dio viene pubblicizzato come un romanzo che ha letteralmente conquistato gli editori internazionali. Ed è probabilmente vero, visto che verrà lanciato, in pochi mesi, in molti Paesi del mondo (da noi, e in altri, addirittura in anteprima). Ciò che, però, mi ha veramente colpito, è stato leggere, oltre ai giudizi “di rito” da parte di importanti colleghi scrittori, i numerosi commenti disseminati in rete - tra blog e forum - da parte di chi, per un motivo o per l’altro, ha potuto leggere il romanzo in anteprima (tester, acquirenti in fiere internazionali o chi per loro). E questi giudizisono tutti assolutamente positivi, se non, addirittura, entusiastici. E parlano di un romanzo complesso e magnifico, strano, violento, cupo, oscuro, inquietante. Con un mondo fantasy davvero ben costruito e degli ottimi personaggi. La trama è molto intrigante e ben sviluppata: sono diecimila i ragazzi che vivono in quello che viene chiamato Santuario dei Redentori. Al suo interno, sin da bambini, questi “soldati” vengono addestrati in modo durissimo, violento, senza pietà. Facendo loro patire la fame, il freddo, impartendo punizioni corporali e obbligandoli ossessivamente alla preghiera. Perchè nel Santuario dei Redentori si venera il Figlio di Dio, morto per l’Uomo, per la sua Redenzione dai peccati. E in Suo nome ci si prepara a una guerra per distruggere i nemici, gli uomini senza Dio, chiamati Antagonisti. Ma tra questi “soldati” c’è un ragazzo, di cui nessuno ricorda più il vero nome. Lo chiamano Thomas Cale, ha 14/15 anni, e gli addestratori, a conoscenza di un segreto immenso, lo vogliono piegare, più di ogni altro, al loro volere. Perchè Thomas Cale - che non ne è consapevole - non è come gli altri ragazzi del Santuario. Non è come nessuno sulla Terra. Di lui si parla nelle Scritture. Perchè Cale è colui che distruggerà l’intero genere umano. E’ nato con quel destino. E’ stato scelto per portare a termine quel compito. Ed è stato scelto da Dio. Thomas Cale, ragazzo particolarissimo, riservato, intelligente, affascinante, violento, sanguinario, senza cuore e senza compassione umana «(I can kill people as easy as you could break a plate)», un giorno apre la porta sbagliata al momento sbagliato ed è testimone di un atto terribile per cui dovrà decidere se andarsene o morire. Sceglierà di sopravvivere e scapperà dal Santuario insieme a due amici e a una ragazza. Tuffandosi in una vita che non ha mai vissuto prima. In mezzo alla gente. Quella gente che lui, la mano sinistra di Dio, un giorno, dovrà sterminare. |
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LA QUESTIONE MERIDIONALE
I primati dell'Italia meridionale. (di una volta)
Nei giorni della celebrazione dell'unità d'Italia, non è male ricordare cos'era
la parte di Italia che fu annessa al Piemonte, con la scusa di Fare l'Italia. Io
non rinnego l'unità d'Italia. Ma non voglio dimenticare cos'è è stato distrutto
in nome di quell'unità.
- Prima Ferrovia e
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Ordini Cavallereschi per assistenze, opere benefiche, donazioni, meriti
civili nelle scienze, arti e mestieri (Ordine Costantiniano, di S.
Gennaro, di S. Ferdinando, di Francesco I°);- Primi Editti in Italia contro il vassallaggio dei contadini e la tratta dei negri – Terre date in uso gratuito ai contadini dal Demanio - Minor numero di tasse (solo 5) di tutti gli Stati Italiani (passate dopo a 41); Minor carico di Tributo Erariale in Europa; Fondo di decima comunale per l’assistenza alle vedove e agli orfani; - Più alta percentuale di medici per abitanti in Italia – Più alto numero d’amnistiati politici in Italia – Più basso tasso di mortalità infantile d’Italia – Leva militare non obbligatoria; - Primo Stato d’ Italia per ricchezza (445,2 milioni su di un totale di 668 al momento dell’annessione: più del doppio della somma degli altri ! ). E questo sarebbe stato il paese ridotto alla miseria, affamato, incolto, con leggi “borboniche” e antiquate, anelante d’essere liberato dai “fratelli” savoiardi? La retorica risorgimentale, dimenticando e non citando quanto sopra, così sostiene non supportando le sue teorie con alcun dato, ma unicamente con romanzati racconti spacciati perfino sui libri di scuola come verità storiche! Questi
dati (tutti riscontrabili) sono stati occultati, poiché
creerebbero serio imbarazzo agli storici liberali ed ai cantori della
favola e del mito del Risorgimento. Nei fatti comprovati il Regno delle Due Sicilie inaugurò dalla seconda metà del ‘700 un periodo vitale di riforme che portò il Regno del Sud più avanti e, in alcuni casi almeno alla pari, degli altri grandi Stati d’Europa. Per cui l’argomento riguardante l’ex Regno delle Due Sicilie e la consequenziale storia del Sud è stato, con opinioni e valutazioni diverse, sfavorevoli e non (condivisibili o meno), ampiamente espresso da don Benedetto Croce ad altri. Esistono però anche numeri, cifre, dati, in quanto tali poco confutabili e/o manipolabili, rispetto ai quali – piaccia o no – esiste un’oggettività e non v’è opinione o punto di vista che tenga!”
Salvatore Fergola, Arrivo
al Granatello del treno inaugurale, olio su tela Gianco da La Zattera |
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Gli strani viaggi di Lara Croft Racconto semifantastico delle avventure di una forumista Nona puntata |
![]() Il romanzo d'appendice |
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Provaci ancora,
Garbury! Dopo il fallimento dell'esperimento 'caveau+eletti', sembrava proprio che Greta Garbury fosse destinata a finire nel dimenticatoio. Avrebbe potuto riprendere a godersi la beata solitudine nel suo regno inaccessibile, dato che di far ritorno al villaggio non voleva sentirne, almeno finchè le cose non avrebbero funzionato come desiderava, e ciò era ancora ben lontano dal realizzarsi. Ma se pensate che una grande Diva come lei, avendo molto da dire e da insegnare al mondo, potesse rassegnarsi e relegare se stessa in un cantuccio dimenticato dal mondo, rinunciando all'attenzione e all'adorazione generale, a continuare a brillare nel firmamento come unica stella dell'universo, non conoscete la sua determinazione. Mentre al villaggio Blondie Skater guadagnava sempre più terreno (aiutata dalle rotelle dei suoi pattini), e si susseguivano ritorni e partenze, lei acquistava un appezzamento di terreno, con vista sul mare (l'estate era vicina), nel quale sarebbe presto nata la sua ultima creatura: la "Gossip Farm". Il nome di per sè non sembra celare alcunchè di entusiasmante, ma quel luogo sarebbe presto diventato il più chiacchierato dei dintorni. In quel periodo mi ero presa qualche 'mese sabatico', praticamente mi sono trasferita in un centro benessere a 50 stelle, servita e riverita, con una schiera di 'massaggiatori' (l'unica donna ero io) pronti a prendersi cura di me 24 ore su 24 (crepi l'avarizia!). Quando tornai, la nuova invenzione di Greta Garbury era già ben avviata, al suo fianco c'era Farcita.di.perle, ed io non avevo ricevuto nemmeno un bigliettino piccolo piccolo di avviso. Se non mi fossi fermata al bar del giovane Alienista, presso il villaggio, a bere un drink, naturalmente senza farmi notare nè riconoscere (sempre per la questione 'discarica'), ascoltando i discorsi degli avventori più affezionati, non ne sarei mai venuta a conoscenza. Certamente si trattò di una dimenticanza da parte di Garbury, dopo tutto l'età avanzava, e nonostante si difendesse ancora bene, ogni tanto qualche suo neuroncino faceva cilecca. Una volta che scoprii dove si trovava questa Gossip Farm, mi ci recai al volo e suonai al citofono (videocitofono), ma non credo che Garbury abbia guardato bene, oppure ha qualche problema di vista: Garbury: - Ah, finalmente è arrivato! Sono ore che l'aspetto! Ho il bagno allagato e ci è rimasta dentro un'amica, a momenti affoga! - disse in tono infastidito. Lara: - Garbury? Di che parli? Sono io, Lara. Mi fai entrare? - replicai scandendo bene le parole, dato che nel frattempo poteva aver accusato anche qualche disturbo all'udito. Garbury: - Ah, sei tu. Hai finito di rompere i c... ai morti? Dai, sali! - Entrai nella Gossip Farm, e mi resi conto che era la redazione di un giornale, ma senza la confusione dei vari giornalisti che vanno e vengono e che scrivono i loro articoli, eravamo solo in tre. Lara: - Ti sei data al giornalismo? - chiesi sorpresa. Garbury: - Non proprio. Scrivo soprattutto di quei fessi del villaggio, e dei vari personaggi dei dintorni. Li prendo in giro, mi diverto. - spiegò entusiasta. Mi sedetti su una scrivania accavallando le gambe, e presi un foglio del giornale, mi resi conto che Garbury aveva detto il vero, ma notai che c'era una punta di cattiveria in ciò che lei affermava essere 'bonaria presa in giro'. Probabilmente era solo una mia impressione, sebbene la Diva avesse più di un motivo per avercela con Zio Pivone e co., ma non fu questo ciò che mi lasciò perplessa. Notai che sin dal primo numero si parlava ampiamente di Blondie, e non certo in modo lusinghiero. Potevo capire che Garbury avesse qualche sassolino da sottrarre alle sue scarpe nei confronti di tanti, ma Blondie non le aveva mai fatto nulla. Un tempo era stata una 'crazyina' (nessuno è perfetto!), almeno dal suo punto di vista, ma ciò non l'aveva mai spinta ad infastidirla senza una vera ragione. |
Garbury si
era ben coperta le spalle, nei suoi articoli non usava mai i
nomi veri degli sbeffeggiati, ma dei soprannomi, ciò per evitare
eventuali querele.
Si faceva anche qualche riferimento a crazyjo e le sue affiliate, e in quel momento decisi che non sarebbe stata una cattiva idea restituire loro qualche tonnellata di quel fango, che da anni tentavano di scagliarmi addosso. Non comprendevo la presenza di Farcita, va bene che era rimasta una delle poche ad andare a genio a Garbury, ma con tutte le perle nere che aveva dentro, dubitavo fortemente fosse capace di tirarne fuori qualcuna di un colore più chiaro, ma in fondo ero lì per dare il mio contributo, e sarebbe stato valido. In passato non avrei mai collaborato con chi senza alcun motivo, avesse deciso di infastidire qualcuno a cui tengo, e certamente avrei fatto del tutto per difenderlo. Ma con il tempo avevo posto un freno alla mia impulsività, e avevo imparato ad impiegare meno tempo in battaglie perse in partenza, ciò nonostante un pizzico a disagio mi ci sentivo. Non dovevo alcuna lealtà a quelli del villaggio, visti i precedenti, e non avevo, in quel momento, alcun desiderio di stabilirmici per qualche tempo. Così, finchè non avessi avuto qualche importante missione da compiere in giro per il mondo, avrei scritto per la Gossip Farm. Nei vari articoli c'erano spesso delle foto, che Garbury non otteneva da Firula Spike, ma bensì da un famoso paparazzo di cui non svelerò il nome. Chiesi a Garbury come mai aspettasse un idraulico, dato che in una struttura nuova, trovavo davvero insolito che si verificassero certi guasti. Mi spiegò che era solo una bugia, si stava esercitando per poter essere convincente, anche quando non esprimeva verità, ma versioni leggermente o parecchio distorte di essa. Non so quanto fosse da attribuire alla sua abilità il fatto che avevo creduto all'allagamento del bagno, dato che il connubio tra quest'ultimo e Farcita mi sembrava assolutamente scontato, così come l'eventuale intasamento dovuto alla sua 'ingombrante' presenza. Lo sciacquone non era abbastanza potente. Comunque, Garbury poteva fare quel che voleva, di sicuro non avrei seguito il suo esempio nel distorcere i fatti, non era nel mio stile, somigliava anzi in maniera impressionante a quello di crazyjo e la sua codaccia di crazyine, bugiarde da competizione. Ma allora pensavo ancora ci fosse qualche differenza tra le due antagoniste. Ben presto avrei scoperto quanto mi sbagliassi. (continua) Lara Croft di Frammenti Nel prossimo numero Arrivi, partenze e ritorni |
POLPETTONE undicesima puntata. Capitolo IV Don Giulio Attraversando numerose sale ed una serie di stretti corridoi, giunsero alle cucine: entrarono prima in un vasto ambiente con al centro un lungo tavolo di legno massiccio. Alle pareti, grandi armadi con le ante di vetro, contenevano un assortimento di stoviglie da lasciare senza fiato: centinaia di piatti d’argento o di finissima porcellana, coppe di cristallo o d’argento, grandi vassoi, piatti da portata, pregiatissimi boccali e anfore dipinte. Da qui si accedeva alla cucina vera e propria: una sala leggermente fumosa, in cui erano affaccendati quattro uomini ed una diecina di donne giovani: gli uomini erano intorno ad una grande vasca intenti a lavare una pila enorme di stoviglie, le donne, ai fornelli,chiacchieravano e ridevano tra loro. Una delle pareti era completamente occupata da un camino in cui dieci uomini sarebbero agevolmente entrati in piedi, un forno, una catasta di legna tagliata e disposta ordinatamente, ed alcune ceste piene di carbone. La parete adiacente ospitava una fila di fornelli con alcuni tegami ed un paio di pentoloni che emanavano sbuffi di vapore e profumi da resuscitare un morto. Al centro, ad un tavolo col piano in marmo, una prosperosa popolana impastava energicamente una quantità industriale di pasta di farina bianchissima. - Dove
sta donna Carmela ? – Domandò Micco entrando. Ritornò quasi subito: Entrando nella dispensa Gennaro per poco non sveniva: in quella stanza c’era ogni ben di Dio, gli scaffali di legno che rivestivano le pareti contenevano di tutto: pane, conserve, frutta, ortaggi, otri piene d’olio o di vino, vasi di sugna e, dal soffitto, pendevano salami, prosciutti, pezzi di lardo, soppressate, ceppi di pomodori, cipolle, aglio, peperoncini… - Che c’è guagliò, sei rimasto incantato? Qua ci sta solo quello che serve tutti i giorni, le provviste stanno in cantina se no si perdono… In questa stanza fa troppo caldo. – Donna Carmela era un donnone dall’aspetto gioviale, il capo coperto da una linda cuffia bianca, il seno enorme a mala pena nascosto da un grembiule pieno di macchie. Era occupata a confezionare delle salsicce infilando, con una specie di imbuto, piccoli pezzi di carne in un intestino di maiale. |
- Don
Dummì, in che vi posso servire? - E a
voi niente? – Scherzò la donna. I due giovani furono fatti accomodare alla grande tavola dell’anticucina ed una graziosa ragazza portò del pane, un piatto di zuppa di ceci e del vino. Gennaro ingoiava tutto voracemente. Quel pane poi era una rarità: a Napoli il popolo, quando poteva, mangiava le "palate", un’imitazione di pane in cui la farina faceva solo una comparsa, soffocata dalle sostanze più strane, aggiunte perché la palata raggiungesse il peso minimo previsto dalla legge. La giovane si mangiava con gli occhi Gennaro, lo riempiva di attenzioni, gli versava continuamente l’acqua o il vino, chinandosi verso di lui in modo da esibire il notevole contenuto della già generosa scollatura. Micco
sorrideva tra se, vedendo l’amico sempre più accaldato ed intimidito, e
pensò di alleggerire la tensione parlando alla ragazza: Gennaro avrebbe voluto sparire sotto il tavolo: si sentiva le guance bollenti per il rossore, senza parlare del turbamento che gli procurava la continua esposizione di quei seni… Come Dio volle il pranzo finì e,
finalmente i due giovani lasciarono le cucine per raggiungere le stalle. Micco non seppe più contenere una
risata, gli diede un’affettuosa spinta: Anche Gennaro scoppiò a ridere e i due amici, sganasciandosi dalle risate e spingendosi a vicenda, giunsero finalmente alle stalle. Solitario.(continua al prossimo numero) |
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Vieni ache tu. Salta sul trenino dei confederati. | ||
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I Confederati |
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