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il CORRIERE FEDERALE |
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| Organo periodico di informazione della FEDERAZIONE | ||
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Numero 5 del 6 febbraio
2010 |
![]() L'antro della strega |
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Il potere delle erbe (dalla prima pagina) ![]() - NOCE MOSCATA: prosperità, denaro. La polvere può essere usata come incenso.
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INFUSI: |
I DECOTTI:
GLI OLII: |
Si procede nel seguente modo: in
un vasetto di vetro si mettono le erbe scelte, si versa l’olio a ricoprire il
tutto (olio rigorosamente puro di oliva) e si sigilla il vasetto. Il vasetto va
esposto alla luce della luna facendo attenzione che il luogo di esposizione sia
asciutto e quindi lontano da qualsiasi fonte di umidità. Allo stesso modo
esporlo anche alla luce solare badando bene che essa non sia totalmente diretta.
Trascorse due settimane di questo trattamento è possibile filtrare l’olio in un
altro vasetto e riporlo in attesa di utilizzarlo.
Ogni rituale va fatto solo a fin di bene, in maniera positiva ed ottimistica, ma non aspettatevi dei miracoli, ognuno di noi avrà il suo piccolo aiuto nella misura che gli spetta. Patna
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![]() a tavola |
![]() i consigli della nonna |
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Le nostre ricette
(dalla prima pagina) ![]() CALAMARI RIPIENI
Ingredienti:
8 calamari uno spicchio d'aglio una piccola cipolla una costola di sedano 100 g di pomodori pelati olio extravergine di oliva un bicchiere di vino bianco prezzemolo tritato sale, pepe Per il ripieno 200 g di mollica di pane leggermente raffermo un ciuffo di prezzemolo un rametto di rosmarino un uovo capperi sotto sale 2 spicchi d'aglio 50 g di parmigiano grattugiato 4 acciughe sotto sale un pizzico di peperoncino olio extravergine di oliva sale AVVISO AI LETTORI Tutti i lettori, anche non confederati, possono collaborare a questo giornale inviando i loro articoli con messaggio privato a Solitario* oppure all'indirizzo e-mail |
Preparazione: Mescolate il composto finché sara il più possibile omogeneo; quindi, aiutandovi
con un cucchiaio, riempite le sacche dei Cettinina di L'Oasi Virtuale. |
ACETO CHE MAGIA!! (dalla prima pagina)
Guardate quante proprieta' ha l'aceto..... l'avreste mai immaginato? |
TESSUTI MACCHIATI.
Tamponate le macchie con aceto bianco; di solito spariscono, ma fate prima una
prova su un punto nascosto. Se la vostra camicetta si è macchiata di deodorante,
lasciatela immersa in acqua e aceto prima del lavaggio. Anche le macchie di
calce sugli abiti da lavoro possono essere facilmente eliminate se sfregate con
aceto. Invece se l'impermeabile si è macchiato di fango fate asciugare bene, poi
raschiate via quanto potete del fango ormai secco e sfregate con acqua e aceto,
ripetendo l'operazione con una soluzione sempre più concentrata di aceto; quando
la macchia è scomparsa tamponate a più riprese con acqua pura e lasciate
asciugar prima di riporre.
TESSUTI COLORATI.
Aggiungete l'acqua dell'ultimo risciacquo qualche cucchiaio di aceto che
impedirà ai tessuti molto colorati di stingere o sbiadire. Roberta - MioCucciolo di |
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(dalla prima pagina) Le discussioni sulle problematiche di bioetica, che si svolgono entro l’orizzonte di società laiche e pluralistiche, rappresentano un’occasione di riflessione rispetto al valore delle proprie scelte, delle proprie azioni e delle conseguenze che esse generano attraverso l’esplicitazione di argomentazioni adeguate e razionali, inoltre rappresentano la possibilità di delineare nuovi orientamenti morali sostenendo la centralità del principio di responsabilità e autodeterminazione.Riprendendo il pensiero aristotelico, si evidenzia l’importanza del criterio di ragionevolezza applicato alle questioni etiche più che la tendenza a insistere su un tipo di esattezza che la natura dei casi non permette. Questa affermazione sottolinea che l’etica non può essere dogmatica, se non vuole essere violenta. L’autore delinea quindi l’importanza del concetto di scelta deliberata come atto volontario orientato a ciò che è buono e realizzabile per l’individuo. Poiché la volontà è funzione della facoltà desiderativa dell’anima, Aristotele in conclusione definisce la scelta deliberata come espressione di un desiderio deliberato individuale. Nel corso della storia si sono succedute diverse concezioni etiche che di volta in volta hanno privilegiato criteri e principi differenti, si assiste dunque ad un passaggio da modelli caratterizzati dal prevalere di una serie di assunti assoluti e aprioristici a modelli in cui vengono delineate delle regole derivate direttamente dall’esperienza. Weber (1958) effettua una distinzione tra due tipologie di concezioni etiche: la prima coinvolge un piano prettamente teorico e prevede che la riflessione morale si concentri essenzialmente sul discorso dei principi, la seconda si fonda su un piano pratico e rimanda alla riflessione sulle conseguenze delle azioni. Viene quindi delineato un conflitto insanabile tra un’etica dell’intenzione o del puro volere e un’etica della responsabilità che valuta le azioni in base alle conseguenze. L’etica prevalente nelle concezioni cristiane e religiose in genere, definita giusnaturalista, riconosce il valore delle legge naturale. È un’etica fondata prevalentemente sull’individuazione di obblighi e doveri che gli uomini posseggono per natura. La legge naturale precede il costituirsi di un’associazione sociale e politica e ne è indipendente. La trasformazione e il passaggio dell’uomo naturale all’uomo culturale svuota e rende estremamente complicato il rinviare ad una legge naturale per la soluzione di problematiche associate all’evoluzione e all’aumento di complessità della società. Nel XVII secolo si afferma l’etica contrattualistica come superamento e tentativo di soluzione della crisi dell’etica giusnaturalista. La natura umana non può rappresentare il fondamento della morale e il criterio etico diviene un accordo artificiale, una convenzione: un contratto. Successivamente, strettamente associata ad un tentativo di salvaguardare lo spazio di autonomia individuale dall’ingerenza del potere politico, si afferma l’etica dei diritti. Vengono rivendicati sul piano etico diritti alla libertà, alla vita, all’autonomia, alla resistenza. Le conseguenze dal punto di vista storico sono le varie dichiarazioni di diritti dell’uomo e del cittadino come negli Stati Uniti e in Francia. Criticata nel XIX secolo, l’etica dei diritti viene ripresa al termine della seconda guerra mondiale. Un’altra importante concezione etica è quella utilitaristica fondata essenzialmente sulla definizione di utilità ossia l’individuazione del bene che bisogna ottenere. Proprio la caratterizzazione del concetto di bene costituisce uno dei criteri per distinguere le |
varie forme di utilitarismo.
Nel XX secolo il
criterio di valutazione si sposta sulle preferenze individuali, non esiste più
un riferimento comune e oggettivo per la valutazione morale, bensì il
riconoscimento dell’uguale valore di tutte le preferenze di coloro i quali sono
coinvolti. Sarà etico quel corso di azione che riesce a massimizzare tutte le
preferenze, che possono tendere verso oggetti molto diversi tra di loro.
L’utilitarismo delle preferenze valorizza le esigenze di pluralismo e si
avvicina a una elaborazione che potremmo definire mista. Attualmente l’assistenza sanitaria diviene oggetto di riflessioni filosofiche e morali a causa di diverse motivazioni. Innanzi tutto le rapide e importanti innovazioni tecnologiche hanno spinto a riesaminare le assunzioni sottostanti a pratiche consolidate. In secondo luogo l’aumento dei costi dell’assistenza sanitaria ha dato origine a problemi riguardo l’allocazione delle risorse. Infine bisogna considerare che l’assistenza viene fornita in un contesto apertamente pluralistico e che aumentano i diritti di autodeterminazione pubblicamente riconosciuti. Secondo Enghelardt (1999) la bioetica si inscrive in una cultura laica e si configura come struttura laica di razionalità in un’era di incertezze. La bioetica per l’autore si sta sviluppando come lingua franca in un mondo che si interessa dell’assistenza sanitaria ma non possiede una concezione etica comune oggettivamente riconosciuta. La bioetica rappresenta dunque uno sforzo filosofico che trae origine prevalentemente da interessi pratici, rappresenta uno strumento necessario per la gestione delle implicazioni morali associate alle scelte individuali. Secondo l’autore comunque il termine bioetica racchiude anche problemi che ricadono al di fuori dell’etica sanitaria nel senso stretto di indagine dei problemi morali sollevati dall’assistenza sanitaria e dalle scienze bioemediche. Vengono compresi, infatti, problemi concernenti valori non morali relativi a ciò che dovrebbe esser sottoposto a cura e problemi ontologici concernenti il momento in cui inizia e termina l’esistenza delle persone. La funzione primaria della bioetica consiste essenzialmente nel fornire una guida morale, nel senso di dare istruzioni riguardanti il carattere probabile del mondo morale e il senso morale delle scelte in campo biomedico. Obiettivo dunque comune a quelli delle discipline umanistiche, obiettivo che si traduce nel fornire una comprensione della condizione umana attraverso un rigoroso esame delle idee e valori che reggono e guidano il senso del mondo e le attività umane. Jung (1973) sottolinea questo importante rapporto tra morale e conoscenza sostenendo che nei contenuti dottrinali delle religioni è possibile scorgere le stesse fantasie e sogni che animano la vita mentale dei suoi pazienti. Nella loro morale l’autore intravede uno sforzo analogo a quello compiuto dai pazienti che, quando guidati dalla loro intuizione o dalla loro ispirazione, cercano il modo di trattare le forze della loro psiche. La religione e la moralità, così come la biologia e l’empirismo delle scienze naturali, rappresentano tentativi di comprensione della psiche umana accostandosi ad essa o a partire dal regno interno o attraverso il mondo esterno. La bioetica laica si propone di individuare un insieme di concezioni che possano essere giustificate di fronte a tutte le comunità morali, tradizioni e ideologie particolari; essa deve funzionare come logica del pluralismo, come strumento che consente una pacifica negoziazione delle intuizioni morali (Engelhardt, op.cit.). Deve fornire un quadro neutrale all’interno del quale vengono elaborate delle risposte deboli, condizionate, che lascino fastidiose aree di incertezza. Questo secondo Callahan (1981) non deve essere valutato come il perseguimento di un’etica minimalistica ma bensì come riconoscimento dei limiti della ragione laica. L’etica laica non è dunque antireligiosa ma antidogmatica e pluralista, si fonda sulla |
possibilità di tener conto delle diverse
posizioni senza scadere in un banale relativismo etico. Nel contesto attuale ci si confronta, dunque, con dei linguaggi sempre più intesi come codici aperti e imperfetti. La lingua, infatti, rappresenta un codice in formazione, in metamorfosi, un sistema dischiuso di massime, più che di regole e in traduzione costante. Le buone metafore per la sua intelligibilità sono quelle biologiche e chimiche, non quelle fisiche, che consentono di definire la lingua come un composto e non un agglomerato (Fabbri, 2003). All’interno di un siffatto scenario risulta fondamentale, dunque, l’affermazione di un pensiero complesso che consenta di reintrodurre l’incertezza in una conoscenza che era partita verso la conquista della certezza assoluta, di un pensiero multidimensionale che integri e sviluppi la formalizzazione e la quantificazione ma che tuttavia non si rinchiuda in esse (Morin, 1985). Bisogna trovare la strada di un pensiero dialogico, come possibilità di utilizzazione di principi e argomenti complementari o antagonisti, che consenta l’articolazione tra immaginazione e controllo, empirismo e razionalismo (Morin, op.cit.). Il fine della conoscenza non sarà, dunque, quello di chiudere, ma quello di aprire il dialogo con l’universo. Il che significa non soltanto strappare all’universo ciò che può venir determinato in maniera chiara, con precisione ed esattezza, come erano le leggi di natura, ma entrare anche in quel gioco tra chiarezza e oscurità che è appunto la complessità (Morin, op.cit.: p.59) l manifesto della bioetica laica considera il progresso e la conoscenza come valore etico fondamentale e nella conoscenza rintraccia la fonte principale del progresso umano. Poiché il progresso è fatto dagli uomini ed anche la stessa natura è un concetto culturale e non un’entità fissa, il principio che fonda le scelte è l’autonomia e l’autodeterminazione. Un secondo principio posto in evidenza dal manifesto è rappresentato dal rispetto delle convinzioni religiose, rispetto che non deve far dimenticare che dalla fede religiosa non derivano di per sé prescrizioni e soluzioni. Altro elemento fondamentale si fonda sulla necessità di garantire agli individui una maggiore qualità della vita e quindi determinare il superamento della durata di vita come criterio fondamentale dominante nella terapia medica. La qualità della vita risulta definibile in base ai principi dell’autonomia, autodeterminazione e rispetto della dignità della persona umana. Una vita puramente vegetativa, una vita di sofferenza e senza alcuna speranza, è la negazione della vita umana. Il quarto principio è assicurare a ogni individuo l’accesso alle cure mediche che siano dello standard più alto possibile, relativamente alla società nella quale vive ed alle risorse disponibili. La bioetica laica può fornire gli strumenti necessari per l’acquisizione di una competenza a convivere tra soggetti che presentano convinzioni differenti e che assumono ruoli specifici (Engelhardt, op.cit.). Questa disciplina prefigura, infatti, la possibilità di tracciare uno spazio di dialogo tra paradigmi, metodi e teorie diverse e a volte contrastanti. Viene dunque riconosciuto il valore della tolleranza e della libertà individuale. Non esiste dunque un’etica universalmente condivisa ma risulta possibile essenzialmente un’etica procedurale basata su una negoziazione di valori tra i soggetti coinvolti. “Il prezzo della libertà è costituito dalla tragedia e dalla differenza” (Engelhardt, op.cit.), dalla tragedia perché i singoli nella loro libertà effettueranno delle scelte non sempre accettate e sostenute dagli altri. Tali scelte porteranno all’affermazione di una caotica differenza di concezioni morali alternative rendendo a volte impossibile un’azione comune in molti campi. L’ambiguità della vita morale risulta quindi fortemente intrecciata alla capacità di tollerare tale tragedia e diversità (Engelhardt, op.cit.). Il valore del concetto di libertà è riscontrabile nel pensiero kantiano secondo il quale la |
legge morale riguarda la determinazione della volontà, essa
prescrive cosa sia giusto e cosa si debba volere. L’autore dunque sottolinea il
valore della volontà come espressione di una facoltà primaria di soggetti
razionali. Il fondamento della moralità non può che essere a priori, ricavato
dalla ragione, è la ragione che detta le leggi di determinazione della volontà.
La legge morale ha quindi un valore universale e oggettivo. Secondo l’autore
l’elemento di connessione tra legge morale e volontà è rappresentato dalla
libertà intesa in senso positivo come autonomia. La moralità in quanto autodeterminazione della volontà secondo una legge universale, presuppone libertà, dunque “è la legge morale di cui diventiamo consci (appena formuliamo le massime della volontà) ciò che si offre per primo e che ci conduce direttamente al concetto di libertà, in quanto la ragione presenta quella legge come un motivo determinante che non può essere sopraffatto dalle condizioni empiriche perché del tutto indipendente da esse” (Kant, 1991). Il luogo dell’etica non sarà, dunque, il luogo della legge, ma bensì quello della libertà; non può essere infatti il luogo della prescrizione perché, per definizione, un comportamento imposto non può neanche essere considerato da un punto di vista etico. È possibile delineare tre principi fondamentali della bioetica che hanno la funzione di sostenere la struttura etica all’interno di un contesto caratterizzato dal pluralismo laico: il principio di autonomia, il principio di beneficenza e il principio di giustizia.. Per quanto riguarda il principio di autonomia l’autorità per le azioni che coinvolgono altri, in una società laica pluralistica, è derivata dal libero consenso di coloro che sono coinvolti. Per quanto riguarda, invece, il principio di beneficenza il fine dell’azione morale coincide con il conseguire i beni ed evitare i mali. Entro i confini del rispetto dell’autonomia non è possibile stabilire alcun senso morale particolare a preferenza dei sensi alternativi. Il principio di giustizia si riferisce all’esistenza di un diritto a ricevere uguali trattamenti nonché uguale rispetto e considerazione, l’allocazione delle risorse deve essere fatta in modo equo e in accordo alle necessità mediche (Engelhardt, op.cit.). Secondo Pessina (2002) effettuare una scelta non significa necessariamente risolvere un problema , a volte è proprio una determinata scelta a risollevare dilemmi e riflessioni in merito alla bontà di una determinata azione. L’autore sottolinea, dunque, la difficoltà ad individuare i criteri in base ai quali poter determinare la ragionevolezza di un’azione. Una scelta sarà moralmente risolutiva soltanto quando attua un bene, un valore, che si è individuato come ciò che doveva essere fatto. Quindi viene sottolineata la necessità di scoprire i valori umani attraverso una ricerca che tenga conto anche dei fattori non sempre uguali, le circostanze, e la possibilità di trovare le radici della nostra umanità e di riscoprire nel vincolo dell’amore il punto di forza di ogni autentica riflessione sul bene dell’uomo. In conclusione i concetti di libertà, di autonomia, autodeterminazione e di rispetto della diversità rappresentano dei costrutti chiave nella gestione e risoluzione di dilemmi etici particolarmente complessi e profondi, come la gestione della vita e della morte in ambito medico, all’interno di scenari caratterizzati dal pluralismo di valori e dalla presenza di principi e criteri normativi deboli e dai confini sfumati. Medea Bioetica e psicologia scrivi a Medea |
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