Forumismo
Organo periodico di informazione della Federazione e del forumismo
pagina 2 vai a pagina 1 vai a pagina 3vai a pagina 4 Anno II numero 3 del 21/02/2011
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La posta dei lettori


A proposito di Facebook

Ho letto il tuo articolo a pagina 2 del numero 2 di Forumismo.
Ecco, ritengo che "facebook" sia la negazione del concetto originario del web: mettere la conoscenza a disposizione di tutti in una condivisione aperta e in continuo movimento.
Per intenderci, quel che a loro modo fanno da anni realtà virtuali come "wikipedia" o "liberliber" e tante altre.

Facebook no, facebook è fidelizzazione dell'utenza come un qualsiasi supermercato con le sue "tessere fedeltà":

La condivisione e lo scambio anche ci saranno ma chiusi al suo interno, in quello che appare come un tentativo di egemonia del web.
Il paragone che mi viene in mente è una catena di supermercati che apre un punto vendita in ogni rione della città, scalzando gli altri negozi con le sue offerte speciali e l'apparente varietà o freschezza della merce offerta.
e quando non ci sarà più scelta e tutti gli altri avranno chiuso, tutti mangeranno quel che decide la loro dirigenza.

Il buffo è che anche te lo dicono, proprio nelle righe che hai evidenziato in grassetto:
CITAZIONE
Facebook è un social network in grado di raccogliere tutte le esperienze fatte dal popolo di internet sui vari siti, e di riportarle al suo interno, assicurandosi così che buona parte delle operazioni che prima si facevano sui più disparati siti adesso vengono svolte tutte su facebook

.- Prima offerta speciale: "sai con chi parli"
questa cattura le insicurezze e se ne fa beffe perché non è solo quel "chi" che vien messo spontaneamente a loro totale disposizione ma ben di più, una connessione su chi sei, cosa pensi, cosa mangi e così via per offerte speciali sempre più mirate.
E senza contare che tutto quel che conferisci diviene di loro proprietà. quindi anche tu.

.- Seconda offerta speciale: ritrovare chi "hai perso di vista". credo siano rari i casi n cui questo - non dico ha valore - sia davvero desiderato. potrà entusiasmare il neofita ma infine lascia il tempo che trova, proprio come le "cene di classe", una serata nostalgica sul "come eravamo" che difficilmente ha un seguito effettivo di ri-frequentazione".

.- Terza offerta speciale: su facebook (finalmente) puoi questo e quello.
:firufiru: Eggià, il web è stato inventato da facebook! non son mica vent'anni che un sacco di gente ci profonde il suo tempo per tutti!

E certo, come tu noti, "ha riscosso successo".
Quanto però è dovuto a una ben orchestrata campagna mediatica?
E con "secondlife", pur molto diverso nell'approccio, anzi opposto, non fu simile, almeno all'inizio?
In realtà penso che facebook, coadiuvato dai media, abbia solo colto l'onda nel momento giusto dell'accesso di massa a internet.

Ma "rivale"?
Nel tuo senso, solo se ragioni nella sua stessa ottica di fidelizzazione, d'altra parte questa è ormai talmente diffusa da apparire quasi naturale.
Invece nel senso che chiunque miri a un'egemonia è un nemico, anche sì.

Poi (non so se sia cambiato qualcosa, avevo occhieggiato parecchio tempo fa), è ancora più selettivo nei contatti che questi forum.
Infatti nelle faq dicono che ti chiedono l'età "per privilegiarti proponendoti quelli della tua generazione" (non saranno le parole esatte ma è il senso).
E non ti pare un'ulteriore chiusura a compartimenti pressoché stagni?
E ben più dell'assenza di gioventù in loco che lamenti.
"Gioventù" che poi non è davvero assente, solo disseminata nelle altre migliaia di forum del circondario.
E che viaggiando di link in link magari si sofferma ed elabora quel che trova.
Un'altra delle cose che facebook al suo esterno non permette, linkare.
Ulteriore sintomo di come consideri una proprietà sia l'utenza che la sua "produzione".
Eppure sta proprio nei link la possibile progressione del web e nostra, nella conoscenza che apportano.

ovviamente i link poco interessano ai "bimbominchia" che nomini ma la "k" non è tanto una loro caratteristica quanto un'abitudine abbreviativa causata dall'esiguo numero di battute permesso dai primi cellulari o siti (compreso facebook, mi dicono, per i commenti) e i "bimbominchia" di giovane han poco (forse non lo son neppure mai stati).

Spica da Letizia Schmit

bivio

 

La strada non presa

 

  di Maria Antonietta 7rediroma

 

Lo aveva visto così bello e prestante gli occhi di taglio orientale, la pelle bruna i capelli neri con riflessi bluastri  un sorriso smagliante i denti bianchissimi e i due incisivi superiori leggermente distanziati, se ne innamorò, il classico colpo di fulmine. Si chiamava Edoardo.

Cosa non fece per farsi notare era una ragazza carina si, ma che non attirava certamente lo sguardo morboso dei ragazzi, in discoteca era una delle tante. Era la prima volta che provava un sentimento così forte, ogni volta che lo vedeva il cuore le saltava in gola, arrossiva visibilmente se i suoi occhi si posavano su di lei. Un giorno con sua grande sorpresa cominciò a corteggiarla, e dopo qualche tentennamento fissarono il primo di tanti altri appuntamenti.

Il loro amore cresceva ogni giorno di più e come in un puzzle le tessere andavano al loro posto, erano sereni, il rapporto era sincero, non cercavano di mostrare solo i lati buoni  del carattere, ma discutevano pacatamente quando si affacciava qualche atteggiamento che all’uno o all’altro non piaceva.

Avevano tanti amici si divertivano tra gite al lago, al mare  e lunghe sciate in montagna, qualche serata in discoteca e la ricerca di una intimità ancora molto casta, lei non aveva mai baciato nessuno era la sua prima esperienza.

Non era ancora sicura di  poter fare il  grande salto, ma il desiderio di fare l’amore  cresceva, c’era un po’ di paura e di vergogna nel dover affrontare un’ esperienza così grande, la prima della sua vita, ed anche se lui era molto paziente e ripeteva spesso “lo faremo quando sentirai di farlo”, il suo pensiero era sempre li. Come sarebbe stato, ne sarebbe uscita ferita o felice, come avrebbe superato la timidezza ed il pudore dell’avvicinarsi al primo rapporto d’amore.

Passarono altri giorni e si presentò l’occasione, la zia doveva partire e lasciò le chiavi di casa affinché curassero i fiori; era l’inizio della primavera,  la natura si stava risvegliando in tutta la sua bellezza, ed anche lei si sentiva pronta a donarsi a lui.

Fu un’esperienza bellissima, piena di dolcezza di tenerezza e di amore, il suo modo di posare le mani sul suo corpo, la penombra della stanza, la delicatezza con cui la preparò all’evento e il vortice dei vari sentimenti che provò fece si che quella giornata fosse la più bella della sua vita.

Passavano i giorni ad immaginare il loro matrimonio, a fantasticare sul viaggio di nozze, di come avrebbero voluto la casa, senz’altro con il giardino  perché se fossero venuti dei figli avrebbero potuto avere lo spazio per giocare, avere un cane.

La sera di capodanno la ritennero l’occasione giusta fu per far incontrare i genitori e festeggiare con loro l’arrivo del nuovo anno,  in quella casa l’atmosfera di gioia era palpabile, lei aveva preparato la tavola con una cura maniacale, la tovaglia di fiandra era di un tenue colore rosa,  i sottopiatti di argento, i bicchieri erano di cristallo dal flout  per l’aperitivo alla coppa per lo champagne, i segnaposto erano dei graziosi cestini di fine ceramica nei quali aveva posto dei ramoscelli di vischio ed ognuno aveva inciso il nome dell’ospite e la data.

Prima dello scoccare della mezzanotte, sulla tavola un cestello colmo di ghiaccio conteneva la bottiglia per il brindisi, lui mise un bellissimo valzer e dopo lo scambio di auguri mise nel suo dito uno splendido diamante per il fidanzamento. Fissarono la data del matrimonio, la stessa dei genitori di Edoardo il 1 dicembre.

Che giornata indimenticabile, lei in un turbinio di tulle  con un vestito di alta sartoria color avorio, sotto braccio di suo padre entrò nella chiesa piena di invitati ed addobbata con fiori bianchi e rosa che avevano un profumo inebriante; dal grande organo le note della marcia nuziale si levò in tutta la sua magnificenza, Edoardo ai piedi dell’altare molto emozionato non vedeva l’ora che arrivasse vicino a lui  e quando lo raggiunse  le baciò la mano e si posizionarono per la cerimonia.

Tutto era come avevano immaginato, anche il sole splendeva partecipando a quella festa d’amore e di letizia.

Tornarono dal viaggio di nozze che si protrasse per 35 giorni, aveva dei strani malesseri, un po’ di nausea,  era  rimasta incinta

Non sapeva cosa fare, come dirlo al marito, quale sarebbe stato il modo migliore per annunciargli che stava per diventare padre?

Per scaramanzia aspettò un po’ cercando di nascondergli le nausee che la aggredivano tutte le mattine, ed al secondo mese andò senza dire niente, a fare la prima ecografia.

Il giorno di San Valentino, quando andarono a festeggiare, le diede il regalo, un biberon e i fotogrammi dell’esame ecografico  con ben visibile il frutto del loro amore. Non stavano più nella pelle per quanto erano felici, lei cominciò a fantasticare sul nome da dare, della stanzetta da preparare, il parco giochi in giardino, chissà perché era convinto che sarebbe stato un bel maschietto, scelse anche il nome Riccardo.

La gravidanza procedeva bene, erano al settimo cielo, il sesso ancora non si vedeva, ma lui cominciò a portare a casa ogni giorno qualcosa di azzurro, una tutina un peluche, un lenzuolino.

Andarono  per una visita di controllo dal ginecologo, fece un’altra ecografia il papà ascoltò rapito il  battito del cuore del piccolo e al fotogramma del visetto  esclamò “mi somiglia” e scatenò l’ilarità del  medico, che poi con molta professionalità consigliò una amniocentesi, mettendoli alcorrente che l’esame poteva creare dei problemi.

Si presero qualche giorno di tempo poi  andarono insieme, e si sottopose all’esame, da li a dieci giorni avrebbe avuto il risultato.

Ma avvenne una tragedia impensabile, Edoardo stava tornando  a casa ed ebbe un incidente gravissimo ed entrò in coma che a detta dei medici vista la gravità poteva essere irreversibile.

Fu colta dalla disperazione, ma pensando all’esserino che portava in grembo, ed aiutata anche dai genitori di entrambi, cercò di essere serena e sperare che i medici si fossero sbagliati e che il suo amore potesse uscire da quel tunnel buio nel quale era precipitato. 

A volte la vita ti riserva delle amare sorprese, e ti pone di fronte a degli ostacoli che non avresti mai immaginato di dover superare.

Accompagnata dalla mamma andò a ritirare il responso dell’amiocentesi, e li un’altra tragedia il bimbo sarebbe nato Down.

Il medico, sapendo le condizioni del padre, consigliò un aborto terapeutico, un bimbo con quella patologia sarebbe stato difficile crescerlo da sola, ma lei si rifiutò.

Pensò che se il marito fosse morto lei sarebbe rimasta proprio sola, che quel bimbo anche se Down rappresentava tutto,  i  sogni di una vita lunga e felice si erano già infranti a causa del coma, e a quel bambino non avrebbe mai rinunciato. Non avrebbe mai intrapreso quella terribile strada di non dare al suo bambino la possibilità di affacciarsi alla vita.

Passarono i mesi, il marito non dava segni di ripresa, lei sempre li vicino al suo letto, malgrado i medici la sconsigliassero, gli parlava del loro bimbo, era sicura che lui la sentisse le faceva ascoltare la musica che era stata la colonna sonora del loro amore, cercava di dargli  la forza di reagire al coma.

Arrivò il giorno del parto non fu molto doloroso, il bimbo nacque senza difficoltà con parto naturale, ancora tutto bagnato dal liquido amniotico lo posarono sul suo ventre, lo sentì vagire e fu presa da una commozione estrema pianse tanto, poi quando lo ebbero vestito e lo prese  in braccio le sembrò di stringere il mondo, lo baciò con una tenerezza ed un amore che stupì i medici e gli infermieri. Stava accogliendo il suo bambino con delle parole d’amore bellissime che commossero i presenti, era un inno alla vita.

Iniziò subito a parlare con Riccardo,  gli raccontò di suo padre, di quanto fosse felice che lui arrivasse, delle speranze e delle aspettative che avevano avuto, poi lo attaccò al seno che la bocca del bimbo cercava avidamente, fu una gioia infinita, non importava che fosse diverso, per lei era bellissimo, ed in effetti lo era, il suo viso non aveva marcatamente i lineamenti della patologia di cui era affetto, anche i medici se ne accorsero.

Appena poté alzarsi, dal momento che era nello stesso ospedale del marito, prese il bimbo e lo portò da lui, lo posò sul letto e dolcemente  sussurrò: Riccardo ti presento il tuo papà.

Passarono i mesi, il bimbo cresceva, non dava grossi problemi, era molto buono, mangiava e dormiva, cominciava ad interagire con le cose che erano intorno, e lei ringraziava Dio di averle dato quel magnifico dono, intanto pregava perché avvenisse il miracolo del risveglio, e per questo tutti i giorni andava in ospedale portando con se il bimbo, e prendendogli la manina gli faceva accarezzare il viso del papà mentre diceva… svegliati sono Riccardo

Aveva 7 mesi quando il neurologo gli fece la visita per appurare i danni, lei era trepidante nell’attesa di sapere quale fosse il livello, ma il dottore la rassicurò dicendo  che il bimbo, per la sua patologia era al di sopra della media intellettiva e le risposte neurologiche agli stimoli  erano buone. Doveva dedicargli molto tempo ma sarebbe stato quasi nella norma dei bambini senza patologie.

Un giorno venne chiamata dall’ospedale, le si gelò il sangue, aspettava il peggio da un momento all’altro, l’infermiera le disse di andare subito in ospedale, perché il marito stava dando segni di risveglio.

Prese il bimbo, chiamò i genitori di entrambi lo avvolse nella copertina celeste che gli aveva comperato il papà, e con un taxi , non avendo la forza di guidare andò al nosocomio.

Arrivò trafelata, facendosi largo tra il capannello di medici riuscì a vedere gli occhi di lui, erano aperti e si guardava intorno, riuscì ada avvicinarsi   le porse il bimbo, lui accennò ad un sorriso.

Era tornato alla vita, la strada da percorrere sarebbe stata lunga, faticosa, ma insieme al piccolo  ce l’avrebbero fatta, tutto quel dolore passato si tramutò in un pianto liberatore. Tornò la felicità

Maria antonietta 7rediroma  da Tema libero


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libro
              Una vita da precario
                  
e altri racconti

                                di

                         Solitario

 
          Editore Boopen - 192 pagine - € 10


iooraSolitario è lo pseudonimo con cui l'autore è conosciuto su alcuni forum dello sconfinato mondo del web. Nato a Napoli 18 febbraio 1936, dopo una vita in cui ha sperimentato innumerevoli lavori, una volta in pensione, si è dedicato alla scoperta di Internet, dove ha fondato alcuni forum  con alterne fortune. Oggi gestisce una piccola federazione di forum ed un giornale on line “Forumismo”  di cui si è scherzosamente definito “Direttore irresponsabile”.  In età matura ha scoperto il piacere di raccontare e di raccontarsi. Felicemente sposato, ha tre figli che gli hanno regalato sei meravigliosi nipoti. Ama la sua moto, la vela e l'equitazione.

Recensione di Lara Croft

Una vita da precario è un libro che racconta storie di vita vissuta che, inevitabilmente, finiscono per fornire una sorta di specchio dell'autore. Uno specchio della cui immagine riflessa egli stesso non ha alcuna paura, denotando il carattere di un uomo forte, deciso, caparbio, ma non per questo meno sensibile, che ha vissuto cercando di coniugare senso del dovere e passione.
Uno spirito talvolta insofferente, quello del protagonista, da ricercare soprattutto nell'incapacità di scendere a compromessi che cozzano violentemente con i propri principi, specialmente nel lavoro, dove non sono pochi coloro che, pur di migliorare il tenore di vita o semplicemente per non voler correre il rischio di rimettersi in gioco, svendono al miglior offerente valori importanti, ammesso che li possiedano.
Il linguaggio è scorrevole, semplice, ma con quel tocco di originalità e senso dell'umorismo che rendono assai più piacevole qualsiasi lettura. L'autore mostra una straordinaria capacità descrittiva, oltre alla credibilità derivante dall'aver vissuto più o meno in prima persona ciò che racconta.
Essendo un "lupo di mare" e, come tale, avendo un forte desiderio di libertà, di lasciarsi alle spalle tutto ciò che vi è di poco poetico nella vita quotidiana, risulta assai più abile nel trasmettere, attraverso le sue parole, la grande emozione che si può provare vivendo una profonda, affascinante, eccitante e sconfinata passione, anche solo mettendo piede su una barca o dirigendo lo sguardo verso l'orrizzonte, dove il blu è il colore dominante.
Un sognatore, ma anche una persona con tante sfaccettature, quindi complessa, la cui storia può insegnare qualcosa a chiunque, fosse anche solo ricordare che nella vita sono le cose semplici ad aver maggior valore, che spesso l'importante è il viaggio e non necessariamente la meta. Senza dimenticare che dedicarsi a ciò che più si ama (e lottare per non rinunciarci) dà un senso ad ogni esistenza.

Una vita da precario è ordinabile in libreria oppure on line presso l'Editore.

Recensione di pv

Recensiro' un libro.
Per ora ho letto le prime due pagine: titolo e ringraziamenti.
E non ci siamo.
I ringraziamenti: puoi pure ringraziare mammeta, soreta, mogliettina, annessi e connessi ma se non ringrazi NOI , i tuoi compagni di forum per lustri, cominciamo veramente male.
Il titolo: da ravanarsi i marroni.
Come gia' detto a qualsivoglia scrittore dilettante da vit a mio cognato, se non sei giobbe covatta o la litizzetto non venderai se ti va bene piu' di cento copie.
Sempre che il titolo sia allettante.
Se mio cognato scrive un eccelso libro e lo intitola "Dicotomie " , quello che posso consigliargli e' cambiarlo in " Come essere cornuto, scoparsene altre due e vivere felice".
Eccomunque Dicotomie non ha venduto manco una copia...
E il TUO titolo va cambiato in : "Mo' che sto per schiatta' vi racconto i cazzi miei.
Testamento di un napoletano con la pistola scarica."
La napoletanità. L'essenza di questo libro.
Perche' compriamo un libro di un napoletano? Perché' e' scritto in napoletano.
Ovvero, perche' e' scritto in italiano ma e' infarcito di luoghi comuni, colore e frasi fatte napoletane.
Peraltro e' legge universale della fisica e della medicina che nessuno al mondo sara' sopravvissuto dopo aver visto Napoli. Tutti indistintamente sono morti e quelli che non sono ancora morti moriranno.
Se incontriamo uno di Caserta che gli diciamo?
Ahh il castello vicino a Napoli?
E uno di Avellino?
Sempre dalle parti di Napoli stai?
Ecche ce ne frega di un napoletano che scrive in italiano corretto?
Almeno il titolo lo napoletanizzi.
Ora passiamo al contenuto.
Ora... appena passo alla pg 3....
Sublime: l' epopea di un patriarca dai primi giorni di scuola al meritato riposo.
Eterno.
Chiunque l' abbia conosciuto non potrà che rivivere episodi entusiasmanti della vita del nostro eroe. Dal primo sfioramento adolescenziale del seno dell' amata con eiaculazione entro 7 secondi, alla pasticca viola senescenziale che te lo fa durare per almeno un quarto d' ora.
Per chi non ha mai, scientificamente, versato una lira di contributo e oggi sguazza nel tripudio dei 750 euri mensili a sbafo.
Per un libertino anarcoide che in punto di morte ritrova l' affetto di figli, nipoti che gli hanno succhiato sempre anche l' anima.
Le amanti gli avevano succhiato altro.
La vita vissuta sul crinale tra il conformismo più' becero e il giustiziere del pomeriggio.
Vita vera, vissuta, palpata da tutti quelli che lo hanno conosciuto, amato, odiato, ignorato.
458 in tutto.
Agli altri 60 milioni non glie ne può frega' de meno.


Siamo spiacenti, se avete già ordinato il libro non potete disdire l'ordine.

 La miniaturizzazione come pericolo ( ossia sui Toy, Teacup, Mini, Micro, Nani, Mosca )mini "POCKET" E "TEA-CUP" DOGS La moda dei cani miniaturizzati
di Valeria Rossi
“Ho uno yorkshire toy” è sempre stata una della frasi-simbolo della “cuggineria” popolare in tema cinofilo.
Infatti solo i più sprovveduti credono ancora che lo yorkshire abbia taglie diverse: in realtà esiste un unico standard che prevede un peso massimo di 3,178 kg.
I cani più piccoli sono yorkshire piccoli (e non nani o toy), mentre quelli più grossi non sono "yorkshire giganti", ma cani fuori taglia e fuori standard.
Punto e basta.
Purtroppo ciò che sembra semplicissimo sulla carta non lo è nella realtà dei fatti.
Provate infatti a cercare “yorkshire toy” su un qualsiasi motore di ricerca...e verrete letteralmente “sotterrati” da annunci come questo:
“Allevo e dispongo cucciolate di:
SPITZ piccolo bianchi e rossi;
YORKSHIRE toy e nani, nero focati e acciaio.
Cuccioli di circa 50/60/70 gg, maschi e femmine, sverminati e vaccinati, microcippati, con e senza pedigrèe LOI.”
Ale’! Con pedigree, senza pedigree, toy e nani, neri focati...e che altro?
Sembrava che la fantasia dei cagnari non potesse esprimersi più di così.
E invece, purtroppo, c’è riuscita.
Prima di andare oltre vorrei premettere che c’è una SOLA razza da compagnia in cui si trovano effettivamente diverse taglie: ed è il barbone.
Il suo Standard infatti distingue: grande mole (il cosiddetto “barbone gigante”), medio, nano e toy (o miniature).
Tutti gli altri (chihuahua,yorkshire, maltesi, bolognesi, shih-tzu eccetera) hanno una sola taglia.
Purtroppo cagnari e negozianti si guardano bene dal fare riferimento allo Standard, visto che solitamente dispongono solo di cani atipici e fuori taglia: quindi rifilano impunemente ai clienti yorkshire toy, maltesi nani e shih-tzu giganti, facendoli passare per razze pregiatissime e ovviamente costosissime.
Il fatto è che ormai, per la fantasia popolare, cominciava a mancare una dote assai ricercata: la rarità!
Perché non ci vuole più nulla ad avere uno “yorkshire toy” o un “maltese nano”! Caspiterina...basta aprire una qualsiasi rivista o navigare in internet per sfogliare centinaia di annunci che non propongono praticamente altro!
Così la fantasia malata dei cagnari ha fatto il “salto di qualità”.
E pochi giorni fa, nella sala d’attesa del mio veterinario, ho avuto l’onore di incontrare una signora che teneva in braccio qualcosa che a prima vista mi è sembrato un grosso topo a pelo lungo: focalizzando meglio lo sguardo ho deciso che no, non era un topo, ma un cane...insomma, “quasi” un cane. Un piccolissimo meticcio con seri problemi di nanismo e di rachitismo.
Non poteva pesare più di un chilo, presentava drammatici occhi a palla (irritati e arrossati) e aveva le zampe clamorosamente storte, per tacere della cifosi che lo faceva apparire ingobbito anche da sdraiato.
Se mai mi fosse nato un povero cucciolo malformato come quello, credo proprio che l’avrei soppresso alla nascita.
Ma prima che avessi il tempo di fare una gaffe clamorosa, perché era mia intenzione chiedere alla padrona se il tentativo di tenerlo in vita fosse un atto di pietoso coraggio, la signora aveva già notato il mio interesse per il top...pardon, cane. Ed era già partita in tromba con il pistolotto.
Visto che meraviglia?
Visto che piccolo? (embe’...sì...)
E poi la domanda da cento milioni di dollari: “Scommetto che non sa cos’è!”
Ora, trent’anni di esperienza cinofila non mi avranno insegnato moltissimo...ma una cosa l’ho imparata di certo: ho imparato a non rispondere MAI a una domanda come questa.
Perché se ti azzardi a rispondere quello che pensi davvero (e cioè: “certo che lo so: è un meticcio”) ti sei fatto un nemico per la vita.
Anche in questo caso, quindi, non ho trovato di meglio che inalberare il classico sorriso ebete da “no, non lo so, non mi intendo AFFATTO di cani e aspetto solo che lei mi spieghi tutto” e tenere il becco chiuso (oltretutto ero lì con la mia gatta, e nulla poteva lasciare intendere che capissi qualcosa di cani).
Ho scoperto così che il top...pardon, cane aveva dieci mesi, pesava 950 grammi e apparteneva a una razza rarissima, di recente creazione.
La signora l’aveva comprato in negozio (ma va’? chi l’avrebbe mai detto) pagandolo millecinquecento euro (e qui ho avuto un momentaneo mancamento). Ho scoperto che sì, era un po’ caro..ma ne valeva la pena perché era un soggetto rarissimo (e due) e preziosissimo.
La suspence cresceva, ma con noi in sala d’aspetto c’era una terza persona: un signore che – a differenza di me – conosceva benissimo i cani, e che a quel punto intervenne: “Ma è uno yorkshire toy, no? Ce l’ha anche mia figlia!”
E finalmente l’orgogliosa proprietaria poté giocare la sua carta vincente: NOOOOO, non era un semplice yorkshire toy!
Scherziamo? Quelli ormai ce li hanno tutti! (con occhiatina di palese commiserazione al signore, e per estensione anche alla figlia).
Il SUO cane da millecinquecento euro era (rullo di tamburi) un teacup yorkshire!
Il cane che sta dentro una tazza da tè!A quel punto stavo ormai facendo sforzi inumani per tenere la bocca chiusa e non esplodere... ma per fortuna in quel momento si aprì la porta dello studio e la signora entrò dal medico, lasciandomi a rimuginare da sola su questa nuova moda del cane miniaturizzato.

Quando arrivò il mio turno, prima ancora di tirar fuori la mia gatta dal trasportino domandai al veterinario cosa pensasse del cliente che era appena uscito.

“Cosa vuoi che ne pensi? – mi rispose – E’ uno scherzo della natura!”
“Ma gliel’hai detto, alla padrona?”
Lui mi guardò con un sorrisetto ironico: “Io con questo lavoro ci campo. – rispose – Quanti clienti credi che avrei ancora, se dicessi a ognuno di loro cosa penso dei loro yorkshire nani, dei dobermann giganti e di tutto il resto? Tira fuori la gatta, va’”.
Tirai fuori la gatta.
Capisco anch’io quando è il momento di stare zitta.

Solo che...se la gente che sa qualcosa di cani, per quieto vivere, tace; se i veterinari tacciono per non perdere i clienti; e se il resto del mondo è composto da gente che “non” sa nulla di cani, quindi non ha idea dei problemi che si nascondono dietro a tutti questi cani pocket, teacup e affini... chi caspita glielo spiega, agli aspiranti acquirenti di cuccioli, che dove “piccolo” va bene, talora “piccolissimo” può significare guai?
Potrebbe dirglielo un Giudice, se mai approdassero al ring di un’esposizione: ma il 99% dei proprietari di cani, in expo, non ci andrà mai.
Quindi...che succede?
Succede che la signora di cui sopra se ne va felicemente in giro per il mondo presentando a tutti il suo teacup yorkshire come cane rarissimo e pregiatissimo...e invogliando altri neofiti disinformati ad imitarla nell’acquisto di topi malriusciti.
E infatti, un paio di mesi dopo l’incontro che vi ho raccontato, navigando in rete mi sono imbattuta in questo accorato appello:
TEACUP YORKSHIRE!?! Il GRIDO di tutti gli Allevatori, che amano e selezionano seriamente questa stupenda razza, e' ormai un appello non ascoltato da troppa gente!
Chi per convenienza affaristica...chi per egocentrismo, chi perché desidera a fianco a sé non un cane, ma un giocattolo...avvalla sempre più questa distorta immagine di uno Yorkshire Terrier che addirittura ormai si vuole mettere dentro ad una TAZZA da THE!
Che fare per fermare tutto ciò?
Vi preghiamo di non fomentare ciò che distrugge una razza, portandola ad avere oltretutto gravi problemi di salute!
Vi prego ascoltateci, lo Yorkie è un cane bello solo se ben equilibrato nelle sue misure!
E poi 3Kg di cane...ma che cosa sono...non è forse già minuscolo?
Scommetto che pesa di più la borsa della vostra spesa, non e' vero? AIUTATECI, GRAZIE!
Chi ha scritto queste parole?
Un gruppo di allevatori.
Già immagino la reazione di chi penserà:“Ma certo! Gli allevatori fanno la guerra a questi splendidi cagnolini...perché devono vendere i loro!”
Ma non è questa la realtà.
Infatti, se i cani pocket, teacup e quant’altro fossero cani NORMALI e SANI...i Club di razza non avrebbero alcun problema a riconoscerli e ad inserirli nello Standard.
Che fastidio gli darebbe? Gli allevatori avrebbero una possibilità di vendita in più... e questo normalmente non dà proprio fastidio a nessuno.
Se i microcani NON sono riconosciuti, un motivo c’è: anzi, ce n’è una lunga serie, consistente in tutti i problemi di salute legati al nanismo.
Eccone un elenco:
-dentature deboli e incomplete (non c’è abbastanza spazio in bocca) e conseguenti problemi di alimentazione;
- occhi globosi, sporgenti, facilissimi ad infiammazioni e irritazioni e - per alcune razze - predisposti al distacco della retina;
- fontanella del cranio aperta anche nell’adulto, con conseguente estrema delicatezza del cranio stesso (in pratica il cane può morire cadendo da venti centimetri di altezza);
- schiene ingobbite (cifosi);
- zampe corte e storte
- rachitismo
- lussazione della rotula
- epilessia
- difficoltà di monta per i maschi
- difficoltà di parto per le femmine, che richiedono quasi immancabilmente il cesareo: solo che anche operare un cane di queste dimensioni diventa un’impresa improba.
(- Io aggiungerei, parlando della Razza Chihuahua, che spesso i soggetti troppo piccoli sono soggetti che presentano idrocefalia, con conseguenti crisi d’ equilibrio di origine chiaramente neurologica e mancanza di ossigenazione nel sangue e/o crisi di ipoglicemia ).
Perfino il carattere ne risente: forse proprio perché si sentono costantemente in pericolo, i cani troppo piccoli sono spesso nevrastenici, abbaioni e anche mordaci.

Serve altro?
Eppure tutto questo “sfacelo” non basta a tenere a bada un pubblico che sembra letteralmente “affamato di miniaturizzazione”: diversi allevatori mi hanno detto che se per caso provano a spiegare a un cliente in cerca di “teacup dogs” che in realtà va cercando guai, questo quasi si offende (oppure pensa che gli stai raccontando frottole solo perché NON HAI il cane che lui vorrebbe, e speri di rifilargli un “immane mostro” come un yorkie da tre chili).
Continua sul sito cinofilo “ Ti presento il cane”
http://www.tipresentoilcane.com/Archivio/Leggi.php?id=Allevamento&Mese=Febbraio&anno=2003
P.S :Il testo dell’ articolo è invariato se non per una postilla da me posta tra i problemi di salute potenzialmente annessi al nanismo.
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