Ancora una letterina...
Mia cara, come già in unaltra
occasione, ti scrivo su questo forum, sicuro che non mi
leggerai mai.
Comprenderai che la mia vita con te è già abbastanza
movimentata senza che vi sia bisogno di aggiungere altri
motivi di discussione.
Questo nostro viaggio in Calabria merita però qualche
piccola considerazione.
Allandata eravamo damore e daccordo e
sembravamo quasi una normale coppia di vecchi coniugi: Si
ascoltava la radio, si faceva qualche commento sugli
altri automobilisti o sui lavori in corso in autostrada.
Ricordavamo la battuta di un nipotino, discutevamo sullincapacità
di qualche amico di giocare al burraco, e così via
Poi è accaduto:
Non ho riconosciuto lAutogrill dove avevi deciso di
fermarti a fare colazione e sono passato oltre!
QuellAutogrill, e solo quello, aveva le pizzette
che non ti fanno male!
Sarei tornato indietro al primo casello (cosa vuoi che
siano 70/80 km. In più!) ma tu, giustamente, non hai
voluto.
Da quel momento, però, è cominciata la mia punizione:
mi sono fermato a tutti, ma proprio tutti, i locali di
ristoro incontrati lungo la strada (in verità non molti),
ma naturalmente, non te ne andava bene nessuno: questo (te
lo ricordi?) sa fare solo degli insipidi spaghetti a
filetto di pomodoro, questaltro è sporco, quello
è caro, quellaltro non mi ispira fiducia
Attanagliato dai morsi della fame ti ho convinto a
deviare dalla nostra strada per inoltrarci nel centro di
Diamante, dove ricordavo un certo panettiere che faceva
delle ottime pizzette.
Il buon uomo, però, ignaro della nostra tragedia, aveva
chiuso il negozio e se nera andato a pranzo (lui).
Ormai al limite della resistenza, eravamo pronti a
scambiarci le offese più sanguinose, trattenuti solo
dalla nostra buona educazione, quando è accaduto il
miracolo: siamo passati davanti ad un localino dallaspetto
accattivante, linsegna era STUZZICHERIA.
A quel punto luomo vero che si nascondeva in me (quello
che non deve chiedere mai) ha preso il sopravvento: Ho
fermato la macchina, sono sceso e ti ho detto: - Io vado
a mangiare qualcosa, tu fa come vuoi!-
Evidentemente soggiogata dalla mia personalità (o dalla
fame) mi hai seguito.
Cerano solo tre quattro tavolini ma, ad uno di
questi, una coppia divorava degli enormi e profumatissimi
piatti di spaghetti ai frutti di mare.
E stata la tua definitiva capitolazione: - Voglio
questi! hai esclamato e, finalmente, davanti a due
porzioni di ben di Dio, siamo tornati noi stessi.
Il soggiorno, fortunatamente, non ha storia. Non eravamo
in vacanza. I pittori avevano appena finito di dipingere
gli interni della nostra casetta al mare. Le pareti erano
immacolate ma, come era da prevedere, pavimenti, mobili,
suppellettili, infissi, erano piacevolmente spruzzati di
bianco.
Tu non sei una di quelle donne fissate per la casa, ma su
di una cosa non transigi: - Le pulizie devono essere
fatte in modo radicale, nessun estraneo sarà in grado di
ripulire la casa come possiamo fare io e te!
Abbiamo quindi trascorso tre meravigliosi giorni tra
spugnette e detersivi, consumando frettolosi spuntini sul
tavolino di cucina.
Dai balconi si vedeva il mare, sarebbe bastato scendere
sei scalini
ma, per noi, era lontano quanto lAntartide.
Quando finalmente abbiamo affrontato il viaggio di
ritorno ero felice, sia per la soddisfazione del lavoro
ben fatto, sia perché era finalmente finito.
Povero illuso, non immaginavo che i problemi erano appena
cominciati
Scusa cara, per ora ti saluto
ma, appena possibile,
tornerò sullargomento
Seconda parte: La
vendetta
E lunedì mattina, una bella
giornata di sole, poco traffico.
Sono contento: mi aspettano un paio dore di guida
piacevole
la macchina è perfettamente a punto, mi
sento bene
Partiamo verso le dieci, hai anche portato la
bottiglietta col caffè. Faremo una tirata dritto fino a
casa.
La strada litoranea che da Belvedere Marittimo porta fino
a Praia a mare si snoda davanti al cofano della mia
macchina
E quasi deserta
una goduria
Canticchio una filastrocca inventata sul momento, il
motore sussurra che è una meraviglia. Tutto perfetto
Dopo qualche chilometro raggiungiamo un camioncino. E
più lento ma procede rigorosamente sulla sua destra, la
carreggiata opposta è completamente libera
Sorpasso.
Non dici niente, ma ti aggrappi al bracciolo come se
fossi sulle montagne russe
Mi sforzo di non farci caso e continuo ad andare
120/130 chilometri allora
La strada è larga,
asciutta, libera
Raggiungo rapidamente un furgone
la carreggiata
opposta è libera
siamo su di un rettilineo
si intravede un puntino lontano lontano
è un
Ape che viene in senso contrario
prevedo che sarà alla nostra altezza tra un paio di
giorni
Metto la freccia a sinistra e mi accingo al semplicissimo
sorpasso
- No! Esclami Non sorpassare!
Continuando a canticchiare allegramente rinuncio
Seguo il furgone fino a quando, accortosi forse del mio
problema, svolta in una traversa e mi lascia libera la
strada.
Ringrazio la buona sorte e riprendo ad andare
Dopo qualche chilometro compaiono, trecento metri davanti
a noi, tre macchine che procedono più lentamente
Vedo, con la coda dellocchio, che protendi la mano
come a volerle tenere lontane
Poi, visto che non ci
riesci, mi dici:
- Frena!
- Perché?
- Non vedi le macchine?
- Ma sono ancora lontanissime!
- Ma tu perché devi correre così?
- Cara, guarda che dobbiamo fare quasi trecento
chilometri, vorrei arrivare a casa in giornata
- Ed io ci vorrei arrivare viva
Da come si sono messe le cose capisco che la passeggiata
è rovinata
Sono abbastanza contrariato anzi,
diciamo la verità, sono incazzato nero.
La filastrocca non la canto più
mi accendo una
sigaretta
- Ancora una sigaretta? Ma adesso lhai spenta!
Non le rispondo, medito la vendetta
Rallento fino a 70 chilometri allora e resto dietro
le tre macchine
mantengo una distanza di sicurezza
esagerata
le vetture che sopraggiungono ci
sorpassano tutte molto agevolmente.
Dopo Praia comincia la superstrada della valle del Noce,
sono circa settanta chilometri di curve. Li percorro
tutti dietro un camion, a sessanta allora.
Nella macchina incombe un silenzio di tomba.
Quando finalmente giungiamo a Lagonegro ed imbocchiamo la
Salerno Reggio Calabria, strada che percorro abitualmente
a 160/180, mi metto disciplinatamente sulla destra e
procedo attenendomi scrupolosamente ai limiti di velocità
(80/90 con qualche brevissimo tratto a 120/130).
Dopo due ore siamo ancora a metà del percorso.
La Salerno-Caserta è una strada a sei corsie, senza
curve e senza traffico. Mi metto disciplinatamente a 120.
Su una strada così, procedendo a 120, si ha la
sensazione di stare quasi fermi
Finalmente non ce la fai più e sbotti:
- Ma non puoi andare un poco più veloce?
- Più veloce di così? Stiamo andando a 120!
Insomma siamo arrivati a casa in quattro ore,
completamente distrutti
Si, cara, mi sono vendicato.
Ma ora te lo posso dire: E stata proprio una
vendetta del c
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