A pesca


Questa foto è ricavata da un filmino girato nel 1968.
Il soggetto è mio figlio Giovanni, che oggi è un po' più grandicello, ha due bambini ed una barca sua.

Giovedì scorso mi ha telefonato:
- Papà, vuoi venire a pescare?
- Quando?
- Domani.
- Ma ho tutte le mie attrezzature in Calabria...
- Anch'io... Compreremo qualche lenza al negozietto vicino al molo...
- Ok, a che ora passi a prendermi?
- Alle nove va bene?
- D'accordo... A domani!

Alle nove in punto Giovanni è sotto il mio palazzo. In macchina c'è anche Paolo, il mio primo nipotino, e Joseph, il cognato inglese di Giovanni, in visita a Napoli per qualche giorno.


La barca è ormeggiata a Baia, un piccolo gioiello nella ridente zona dei Campi Flegrei.


Il porto di Baia

Vi arriviamo in pochi minuti e, posteggiata la macchina, entriamo nel negozietto di articoli da pesca.
La nostra intenzione è di andare a traina: preferiamo rischiare di non prendere niente, anziché pescare sul fondo i soliti pescetti da zuppa.

Il negoziante è molto gentile e ci consiglia le attrezzature adatte per il pesce che si potrebbe eventualmente pescare in zona.

Giovanni si fa preparare una lenza con un cucchiaino per pescare in superficie, Joseph compra una canna con mulinello ed un paio di terminali diversi: un piccolo rapala ed una piumetta. Io, furbo italiano, vedo delle lenze già preparate e penso: "Se sono state preparate per essere vendute in questa zona, qualcosa pescheranno" e ne scelgo una a casaccio, più che altro attirato dai colori vivaci delle piumette che ricoprono l'amo.

Il conto è di cinquanta euro. La solita lotta a chi deve pagare vinta dall'inglese: Ha tirato fuori una carta di credito tutta splendente d'oro e argento che fa vergognare i nostri poveri bancomat, e il negoziante vi si butta a pesce!
Un'ultima sosta al bar, per comprare alcuni tranci di pizza e qualcosa da bere e, finalmente, siamo a bordo.


Appena fuori del porto, sulla destra di chi ne esce, c'è un allevamento di mitili molto esteso: grossi bidoni ordinatamente allineati, sostengono tonnellate di cozze che, man mano che raggiungono la giusta pezzatura, vengono raccolte ed avviate al mercato.

Naturalmente c'è da aspettarsi che, con tanto ben di Dio, arrivino i pesciolini a "spilluzzicare" ed è altrettanto naturale che, al seguito dei pesciolini, arrivino i "pescioloni" (nei nostri sogni, qualche bella spigola).

Incrociamo per un'oretta intorno e tra i bidoni ma, dalle lenze filate a poppa, non arriva alcun segnale positivo. Le spigole, si sa, sono rarissime in queste acque e poi... per prenderle ci vogliono pescatori con i cosiddetti...

Ci lasciamo quindi alle spalle il vivaio e facciamo rotta verso ovest, mantenendoci al centro del canale che divide dalla terraferma prima Procida e, più avanti, Ischia.

Procediamo a quattro cinque nodi di velocità. Ho sistemato le due lenze in modo che, se ci dovesse essere qualche ferrata, i pezzi di sughero intorno a cui sono avvolte (parzialmente perché il resto è in acqua) lascino svolgere liberamente altra lenza e, muovendosi, ci segnalino la lieta novella... Joseph tiene invece in mano la canna, facendola sporgere verso l'esterno, per evitare che la sua lenza si vada ad
imbrogliare con le altre due.
I nostri sensi sono tesi a riconoscere qualsiasi segno sul mare che possa far pensare all'esistenza di pesci predatori, ed alla fine li vediamo: gabbiani!

Gabbiani che volano in cerchio su di una zona e si tuffano in cerca di cibo.

Ci sono ottime possibilità che, oltre ai predatori che vengono dall'alto,
siano presenti quelli che vengono dal basso... (poveri pescetti...)

Ci dirigiamo rapidamente verso la zona indicata dagli amici gabbiani che, al nostro arrivo, si allontanano non senza protestare vivacemente.

Distratto dallo spettacolo dei gabbiani non mi accorgo che uno dei sugheri ha cominciato a saltellare sul pagliolo cedendo lenza.
Giovanni, che è al timone, me lo fa subito notare e corro a recuperare velocemente. Sento un certo peso, anche se non noto una particolare resistenza: qualcosa ci dev'essere, ma di taglia molto piccola.
Grido ai miei compagni: "Sperate!". So che bisognerebbe recuperare le altre lenze per evitare che l'eventuale preda, con i suoi movimenti le faccia ingarbugliare, ma il recupero mi sembra troppo facile, non mi pare che il pesce abbia la possibilità di muoversi lateralmente, e lascio correre.
Solo quando è a pochi metri dalla poppa vediamo la piccola macchia argentata che si avvicina trascinata rapidamente senza tentare alcuna resistenza.

Tiro rapidamente in barca il malcapitato, tra le grida di giubilo di tutto l'equipaggio.
Vi sembrarà strano, ma non potete immaginare il momento di pura felicità che un piccolo pesce può donare ad un un bambino, due adulti ed... un vecchio!

Rimetto la lenza in mare e ritorniamo sul posto. Siamo sicuri che dove c'era un pesce ce ne sono altri ma, o non è vero, o abbiamo sbagliato a ritrovare il posto, o i pesci non lo sanno.

Continuiamo a peregrinare trascinando lenze per quasi due ore: niente.
Paolo mi chiama continuamente: "Nonno questa è più pesante!". Vado sempre a controllare per accontentarlo, ma so che, se non si muovono i sugheri sul pagliolo, non ci sono novità.

Joseph comincia a disunirsi ed urla nel suo simpatico italiano:" Pescio, dove stai voi?". Io comincio a pensare che abbiamo catturato l'unico pescetto rimasto a mare... Lo soppeso e penso:"sarà trecento grammi, forse quattrocento... Prenderlo ci è costato centomila lire di ammennicoli... più la benzina...
E' praticamente un pesce da tre-quattrocentomila lire al chilo...
E lo guardo con nuovo rispetto...

Ad un tratto avvistiamo il volo di una nuvola di gabbiani qualche miglio davanti a noi, mettiamo il motore al massimo e ci precipitiamo verso quel miraggio. Ma una volta più vicini, ci accorgiamo che non sono in caccia ma semplicemente accattoni: ci sono due pescherecci che incrociano, a poca distanza l'uno dall'altro scaricando in mare intere cassette di materiale, forse pesciolini sottomisura, o pulitura delle stive.

Siamo delusi, ma tanto vale rimanere in zona, sempre nella speranza che, se sopra ci sono i gabbiani, sotto potrebbero esserci i predatori. Ma in verità, non siamo molto fiduciosi.

Ad un tratto uno dei sugheri comincia a saltellare energicamente sul pagliolato ed io mi precipito a recuperare... Questa volta sento una maggiore resistenza, buon segno...
Sto per dire a Giovanni di ritirare l'altre lenza quando anche il suo sughero si mette a ballare. Ne abbiamo presi due!

Salpo il più velocemente possibile la mia lenza, mentre Giovanni tiene l'altra in tensione ed aspetta che il mio pesce sia a bordo.
Quando giunge a pochi metri dalla poppa finalmente la vedo: una piccola ricciola. Anche lei ci vede, ed inizia una serie di volteggi tentando di scappare in profondità. Ma il suo destino è segnato e finisce inesorabilmente a pagliolo. Mentre la stessa sorte tocca alla sua compagna, anche Joseph vede piegarsi la sua canna e comincia a darsi da fare. Ma poi la sua espressione cambia: non sente più alcuna resistenza e, difatti, tira a bordo la lenza senza più la parte terminale, spezzata di netto. Rapidamente sostituisce il terminale e, finalmente, anche lui ha la soddisfazione di tirare a bordo un bel "pescio".

Dopo il "pescio" di Joseph ritorna la calma e non riceviamo più alcun segno di vita per una buona mezz'ora. Ormai si è fatto tardi e decidiamo di rientrare: recuperiamo le nostre attrezzature ma convincere il nostro amico inglese a smettere è un'impresa veramente ardua: vuole ancora pescare, incurante della fame e del fresco che comincia a farsi sentire.

Alla fine però ci riusciamo con la promessa di ritornare presto.
Il mare è appena increspato da una leggera brezza, l'orizzonte si è colorato di un rosso incredibile e, finalmente, iniziamo la lunga e veloce planata verso una tavola imbandita che, per prendere vita, aspetta solo noi.

 

Chi ha detto che gli inglesi sono flemmatici?

 

 

 

 

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