|
A pesca
Giovedì scorso mi ha
telefonato:
Il porto di Baia Vi arriviamo in pochi minuti
e, posteggiata la macchina, entriamo nel negozietto di articoli da
pesca. Il negoziante è molto gentile e ci consiglia le attrezzature adatte per il pesce che si potrebbe eventualmente pescare in zona. Giovanni si fa preparare una lenza con un cucchiaino per pescare in superficie, Joseph compra una canna con mulinello ed un paio di terminali diversi: un piccolo rapala ed una piumetta. Io, furbo italiano, vedo delle lenze già preparate e penso: "Se sono state preparate per essere vendute in questa zona, qualcosa pescheranno" e ne scelgo una a casaccio, più che altro attirato dai colori vivaci delle piumette che ricoprono l'amo. Il conto è di cinquanta
euro. La solita lotta a chi deve pagare vinta dall'inglese: Ha tirato
fuori una carta di credito tutta splendente d'oro e argento che fa
vergognare i nostri poveri bancomat, e il negoziante vi si butta a
pesce!
Appena fuori del porto, sulla destra di chi ne esce, c'è un allevamento di mitili molto esteso: grossi bidoni ordinatamente allineati, sostengono tonnellate di cozze che, man mano che raggiungono la giusta pezzatura, vengono raccolte ed avviate al mercato. Naturalmente c'è da aspettarsi che, con tanto ben di Dio, arrivino i pesciolini a "spilluzzicare" ed è altrettanto naturale che, al seguito dei pesciolini, arrivino i "pescioloni" (nei nostri sogni, qualche bella spigola). Incrociamo per un'oretta intorno e tra i bidoni ma, dalle lenze filate a poppa, non arriva alcun segnale positivo. Le spigole, si sa, sono rarissime in queste acque e poi... per prenderle ci vogliono pescatori con i cosiddetti... Ci lasciamo quindi alle spalle il vivaio e facciamo rotta verso ovest, mantenendoci al centro del canale che divide dalla terraferma prima Procida e, più avanti, Ischia. Procediamo a quattro cinque
nodi di velocità. Ho sistemato le due lenze in modo che, se ci dovesse
essere qualche ferrata, i pezzi di sughero intorno a cui sono avvolte
(parzialmente perché il resto è in acqua) lascino svolgere liberamente
altra lenza e, muovendosi, ci segnalino la lieta novella... Joseph tiene
invece in mano la canna, facendola sporgere verso l'esterno, per evitare
che la sua lenza si vada ad Gabbiani che volano in cerchio su di una zona e si tuffano in cerca di cibo.
Ci sono ottime possibilità
che, oltre ai predatori che vengono dall'alto, Ci dirigiamo rapidamente verso la zona indicata dagli amici gabbiani che, al nostro arrivo, si allontanano non senza protestare vivacemente. Distratto dallo spettacolo
dei gabbiani non mi accorgo che uno dei sugheri ha cominciato a
saltellare sul pagliolo cedendo lenza. Tiro rapidamente in barca il
malcapitato, tra le grida di giubilo di tutto l'equipaggio.
Rimetto la lenza in mare e ritorniamo sul posto. Siamo sicuri che dove c'era un pesce ce ne sono altri ma, o non è vero, o abbiamo sbagliato a ritrovare il posto, o i pesci non lo sanno. Continuiamo a peregrinare
trascinando lenze per quasi due ore: niente. Joseph comincia a disunirsi
ed urla nel suo simpatico italiano:" Pescio, dove stai voi?". Io
comincio a pensare che abbiamo catturato l'unico pescetto rimasto a
mare... Lo soppeso e penso:"sarà trecento grammi, forse quattrocento...
Prenderlo ci è costato centomila lire di ammennicoli... più la
benzina... Ad un tratto avvistiamo il volo di una nuvola di gabbiani qualche miglio davanti a noi, mettiamo il motore al massimo e ci precipitiamo verso quel miraggio. Ma una volta più vicini, ci accorgiamo che non sono in caccia ma semplicemente accattoni: ci sono due pescherecci che incrociano, a poca distanza l'uno dall'altro scaricando in mare intere cassette di materiale, forse pesciolini sottomisura, o pulitura delle stive. Siamo delusi, ma tanto vale rimanere in zona, sempre nella speranza che, se sopra ci sono i gabbiani, sotto potrebbero esserci i predatori. Ma in verità, non siamo molto fiduciosi.
Ad un tratto uno dei sugheri
comincia a saltellare energicamente sul pagliolato ed io mi precipito a
recuperare... Questa volta sento una maggiore resistenza, buon segno... Salpo il più velocemente
possibile la mia lenza, mentre Giovanni tiene l'altra in tensione
Dopo il "pescio" di Joseph ritorna la calma e non riceviamo più alcun segno di vita per una buona mezz'ora. Ormai si è fatto tardi e decidiamo di rientrare: recuperiamo le nostre attrezzature ma convincere il nostro amico inglese a smettere è un'impresa veramente ardua: vuole ancora pescare, incurante della fame e del fresco che comincia a farsi sentire. Alla fine però ci riusciamo
con la promessa di ritornare
Chi ha detto che gli inglesi sono flemmatici?
|
|
| torna a "pensieri" | home |