Il dubbio.
Ferragosto, le tre del pomeriggio.
Sono disteso sullamaca, nellunico angolo
fresco del mio piccolo giardino: il posto è ombreggiato
da una buganvillea, un glicine ed uno strano albero di
oleandro, ormai quasi trentennale. Dalla parte rivolta al
mare giunge una leggera brezza che mi asciuga il sudore e
mi fa cadere addosso, di tanto in tanto, qualche fiore
secco o una foglia morta: trascurabile fastidio.
Il silenzio è quasi totale, sono praticamente solo: mia
moglie riposa in camera, confortata dal condizionatore,
una figlia è sulla spiaggia col fidanzato, laltra
in mezzo al mare, in barca col marito di fresca nomina e,
dal mio posto, vedo in lontananza la vela multicolore.
Normalmente, in questa situazione, dormo.
Oggi invece non riesco a prender sonno: non faccio altro
che pensare a te ed al dubbio che, a causa tua, mi
tormenta. Lo so, sono indiscreto, ma omai è come una
malattia, e solo la conoscenza della verità potrà
curarla.
Allora - mi dirai Invece di metterti a scrivere,
chiedi quello che vuoi sapere e facciamola finta!
Con unaltra donna forse
Ma con te non oso
Confesso la mia debolezza: ho paura
Di cosa ho paura? Ma della tua micidiale capacità di
conversazione: Ormai ti conosco da troppi anni per
correre un simile rischio. E nota a tutti la triste sorte
degli incauti che ti hanno rivolto la parola e sono
rimasti agganciati senza scampo.
Nella nostra comitiva, di cui sei graditissima
componente, è ormai stabilito un patto di mutuo soccorso:
quando uno di noi resta agganciato, facciamo i turni per
inserirci nella conversazione e dargli il cambio. Ma non
voglio nemmeno mettere in pericolo degli amici.
Quindi ti scrivo, pregandoti di farmi avere una risposta
tassativamente scritta.
E veniamo al fatto.
Ieri sera abbiamo festeggiato insieme lonomastico
di Alfredo. Antonietta ha offerto a tutti gli amici una
meravigliosa cena: Aperitivi, coccioline con i
gamberetti, maccheroni alla siciliana, bocconcini di
tacchino al limone, contorni vari, macedonia di frutta,
gelati, ed altro ancora
Il tutto innaffiato con un
ottimo vino rosso toscano, del quale però non ho
approfittato, limitandomi a due o tre bicchieri. Al mio
tavolo erano tutti astemi e, il fatto che la bottiglia
sia finita non è assolutamente imputabile a me.
Dopo il gelato Antonietta, con la chiara intenzione di
prolungare la festa, ha fatto liberare dai tavoli il
centro del grande terrazzo e, disponendo sedie e poltrone
in circolo, ha pregato il gruppetto dei ragazzi di fare
un po di musica: evidentemente, in ricordo di tempi
ormai lontani, sperava che si aprissero le danze
Letà e lo stomaco pieno degli invitati non erano
certo di aiuto alliniziativa, se poi si aggiunge
che i cd dei ragazzi erano tutti di moderna musica da
discoteca, diventa comprensibile il triste spettacolo che
dava il grande cerchio di signore e signori comodamente
sistemati intorno ad un grande spazio vuoto, con una o
due ragazze che si agitavano, in lontananza, nellangolo
più buio.
Io me ne stavo in disparte: non avevo partecipato granché
alla conversazione, non essendo del mio umore migliore,
reduce comero dal recente litigio da
innamorati avuto con mia moglie. La situazione però
stava diventando imbarazzante e bisognava fare qualcosa.
Colsi così linvito che mia figlia mi faceva da
lontano, dimenandosi a tempo di musica e la raggiunsi: la
guidai al centro del terrazzo e cominciai anchio ad
imitare i suoi movimenti riuscendo a dare la precisa
impressione di uno scimmione impazzito poi, al grido di
vieni pure tu! Cominciai a trascinare in pista le persone
più giovanili o, almeno, meno acciaccate. La cosa ebbe
un certo successo ma non sarebbe potuta durare
Mi
misi allora a chiedere a gran voce qualche musica più
adatta allambiente, la mia insistente richiesta di
malinconico autunno purtroppo non fu
soddisfatta ma, alla fine, riuscirono a rimediare un
beguine de beguine.
Finalmente qualche coppia si avviò timidamente. Non
potevo smettere in quel momento, dovevo invitare una dama
e ballare guancia a guancia. Non volevo invitare mia
moglie per via del recente litigio e non volevo invitare
qualcuna della quale avrebbe potuto ingelosirsi
Poi
vidi te: chi vuoi che potesse essere gelosa di te? Non te
ne avere a male, lattrazione fisica è un fenomeno
del tutto soggettivo ed io, lo ammetto, non ti avevo mai
considerato donna
Allora, continuando nella mia parte di buffone, dopo aver
respinto gli inviti immaginari ricevuti dalle altre
signore, ti invitai a ballare.
- Questo è un ballo sentimentale ti dissi ad alta
voce, in modo che tutti potessero sentire posso
stringerti? Stringi pure rispondesti
ridendo e stando al gioco.
Ed io strinsi
Ma la mia stretta, che avrebbe dovuto
essere forte e spiritosa, si fermò a metà e diventò
discreta e leggera
Era accaduta una cosa del tutto
inaspettata: sentivo sul mio petto, attraverso la leggera
camicia estiva, la pressione di due seni turgidi e duri
come quelli di una sedicenne
Era piacevole averti
tra le braccia
Il ballo finì presto ed io continuai a fare il buffone
invitando uomini che si rifiutavano disgustati e donne
che mi snobbavano ridendo.
La cosa andò avanti per un po: tra il divertimento
generale, continuai a fare il pagliaccio, lasciando che
tutti pensassero che fossi ubriaco fradicio.
Ma la mia mente era altrove, il dubbio atroce aveva ormai
intaccato la mia serenità e mi tormentava la necessità
di sapere:
- Quei seni
Erano una
protesi?
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