Conviene allevare
lumache.
Cincinnato, dopo mille vittorie, si
ritirò in campagna. Io lo feci dopo un milione di
sconfitte.
Possedevo un pezzetto di terra sulle colline del Cilento,
con un rudere che avevo reso abitabile e, in verità,
abbastanza confortevole.
Ci andai da solo: avevo quarantasei anni ed ero convinto
che la mia vita sociale fosse definitivamente
finita.
Portai con me pochi risparmi e la ferma determinazione di
mantenermi lavorando la terra.
Comprai un piccolo trattore con tutti gli accessori e una
motozappa, mi abbonai ad una rivista dagricoltura,
e mi misi a studiare tutti i libri che riuscivo a trovare.
Ero convinto che quello che facevano dei poveri contadini
ignoranti, sarei certamente riuscito a farlo meglio,
affrontando la cosa in modo scientifico.
Poi, conoscendo i miei vicini, mi resi conto che
lavoravano la terra per Hobby: quelli che non erano
vecchi pensionati, avevano altre attività e si
dedicavano alla campagna il sabato e la domenica. Ogni
tanto si notava qualche particolare iniziativa, ma era
gente che impiantava nuove colture per beneficare dei
contributi statali, colture che venivano poi
immediatamente soppiantate da altre per arraffare ancora
contributi.
Ma ormai ero lì ed ero fermamente intenzionato a
rimanerci.
I vicini mi guardavano con un sorriso di compatimento
e mi lasciavano fare.
Appena arrivato, fui adottato da Matteo, un vecchio
pensionato che, quando non andava in paese a trovare
unamica, era mio compagno inseparabile:
si sedeva su di una pietra, o su qualche vecchio tronco,
e mi guardava lavorare.
Quando decisi di impiantare un orticello sul piccolo
pezzo di terra vicino ad un pozzo, stette ad osservare
mentre lo dissodavo col trattore e, successivamente,
mentre creavo i solchi con la motozappa e mettevo a
dimora le piantine.
Alla prima pioggia, lacqua scorrendo nei solchi (che
avevo erroneamente scavato nel senso della pendenza) si
portò via tutto il mio lavoro e Matteo finalmente parlò:-
I solchi non andavano scavati così, hai sbagliato!
- Grazie Matteo! E me lo dici adesso?
- E che ne so! Tu leggi tanti libri. Credevo fosse un
modo nuovo!
Ma parliamo delle lumache.
Sulla rivista dagricoltura avevo visto più di un
articolo molto favorevole allelicicoltura: il
mercato delle lumache era in grossa espansione, la
richiesta era in aumento, i prezzi erano convenienti e lallevamento
non richiedeva una particolare specializzazione.
Sulla rivista, trovai lindirizzo di un grosso
elicicultore del nord. Naturalmente mi misi subito alla
ricerca di un libro che mi desse altri ragguagli.
Man mano che approfondivo largomento, la cosa mi
sembrava sempre più fattibile: bastava recintare un
pezzetto di terreno, coltivarci alcuni ortaggi, e
buttarci dentro le lumachine appena nate. Nel giro di
qualche mese le lumache sarebbero state grandi e pronte
per la vendita. Non cera da arricchirsi, ma il
reddito previsto era ottimo.
La cosa mi convinceva, presi contatto quellallevatore
del nord, che poteva anche fornire le lumachine, e lo
andai ad incontrare alla Fiera dellAgricoltura di
Verona.
Era un signore gentilissimo ed entusiasta e, nonostante
avessi avuto limpressione che, contrariamente a
quello che pensavo fosse il suo interesse, incoraggiasse
troppo la nascita daltri concorrenti, mi fidai.
Quel signore si disse disposto a fornirmi le lumachine
non appena fossi stato pronto; mi diede una serie di
consigli sullorganizzazione, raccomandandomi di far
analizzare il terreno per accertarmi che avesse il giusto
grado dacidità.
Appena ritornato in sede feci subito analizzare il
terreno e, ricevuto un responso positivo, mi misi
immediatamente a lavorare al recinto.
Avevo scelto un bel pezzo di terreno quasi pianeggiante e
vicino ad un pozzo, facile da irrigare e con pochissimi
alberi. Era allestremo confine della mia piccola
proprietà. A valle cera una stradina interpoderale
oltre la quale poi il livello del terreno ricominciava a
scendere rapidamente.
Mi misi quindi allopera, sempre sotto lo sguardo di
Matteo che, in verità, mi aveva accompagnato a comprare
i pali e le reti per il recinto. In un eccesso di
loquacità mi aveva anche avvertito che i pali, prima di
essere interrati, andavano bruciati alla punta, per
evitare che marcissero sotto terra.
Fu un lavoro sfibrante: piantare i pali, fissarvi la rete
in modo che partisse da almeno trenta centimetri sotto
terra (perché le lumache, oltre ad arrampicarsi alle
reti, scavano anche sotto). Fortunatamente avevo sempre
il conforto morale di Matteo che, seduto poco lontano,
approvava.
Finalmente venne il momento di preparare il terreno e
piantare gli ortaggi. Mi ci misi di buona lena, già
immaginando quella bella ed ordinata distesa tutta verde
e brulicante di tanti bei soldoni semoventi.
Avevo quasi finito quando dovetti sospendere qualsiasi
attività perché cominciò a piovere.
Piovve incessantemente per molti giorni. La mia unica
soddisfazione era di andare a vedere ogni mattina il mio
capolavoro: le piantine appena messe apparivano verdi e
rigogliose grazie alla pioggia - Non tutti i mali vengono
per nuocere pensavo impaziente di ordinare il
primo stock di lumachine.
Poi, una mattina, andai come al solito a vedere la mia
opera e non la trovai più. Al suo posto cera un
dirupo! Il terreno era completamente franato a valle,
portando con se il mio lavoro e tutti i miei sogni.
Fu allora che ripensai alla mia povera mamma e a ciò che
mi diceva sempre di mio padre:
- Se tuo padre si mettesse a fare i cappelli,
nascerebbero i bambini senza testa! - Povero papà
pensai e vero che non avevi soldi da lasciarmi. Ma
era proprio necessario che mi lasciassi la tua sfiga?
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