Ciao mammaRicordo il
giorno in cui ti incontrai per la prima volta, quarantasette anni fa:
eri una donna bellissima, non dimostravi più di trenta, trentacinque
anni (ora so che ne avevi quarantuno) ed eri già vedova da due anni.
Mi ricevesti in uno studietto di una grande casa, al primo piano di un
palazzo signorile a Torre del Greco; portasti due sedie accanto ad un
balcone, mi facesti sedere di fronte a te e, senza perderti in
preliminari, mi ponesti una sola domanda: la natura dei miei sentimenti
verso tua figlia.
Ti dissi che l'amavo con tutto me stesso e che intendevo sposarla non
appena le mie condizioni economiche me l'avessero permesso.
Non mi chiedesti quanto guadagnavo o quando prevedevo di poterlo fare,
non mi chiedesti impegni o promesse, dicesti solo: "Siete giovani, avete
tutto il tempo. Intanto è giusto che vi conosciate bene".
Eri una donna di spirito. Ricordo che, quando azzardai una battuta
sincera e un po' galante, dicendoti che speravo che tua figlia con gli
anni diventasse come te, mi rispondesti qualcosa come "Guagliò, nun fa
'o ruffiano, tanto soldi qua non ce ne stanno!"
E per quarantasette anni hai fatto parte della mia vita. Mai invadente
ma sempre presente nei momenti del bisogno.
Mi hai voluto bene come ad un figlio ed io sono stato felice di
chiamarti mamma, sicuro che la mia madre naturale non se la sarebbe
presa a male.
Hai voluto dimenticare di essere donna, fedele al ricordo di un amore
finito troppo presto, ma sei rimasta una mamma esemplare ed una nonna
adorata.
Tu sai che io non riesco a credere in una vita dopo la morte, ma vorrei
tanto sbagliarmi e pensare che, finalmente, ti sia riunita a quell'uomo
che hai amato tanto da continuare ad essergli fedele fino all'ultimo
respiro.
Mamma, mi ero messo a scrivere solo per salutarti e dirti grazie per
tutto quello che ci hai dato: io sono un uomo forte e so che mi hai solo
preceduto su una via che tutti dobbiamo percorrere, so che, senza di te,
la mia vita continuerà come al solito, solo con un vuoto in più.
Ma forse tanto forte non sono, altrimenti non si spiegherebbe perché
sono qui, che piango da solo, davanti al monitor di un computer.
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