| Lei sapeva che non avrebbe dovuto esserci
nulla
Qualcosa però ne impediva lapertura
Spinse con maggior forza
Il battente di spostò di
qualche centimetro
E allora lo vide: Un piede nudo,
incrostato di fango. Spinse ancora e si insinuò nella
stretta apertura
Suo padre giaceva rannicchiato a
ridosso della porta
Ed uno squarcio gli
attraversava la gola. Desiderata conosceva la morte, erano brutti tempi, non era raro, per le campagne, imbattersi in un cadavere: i briganti uccidevano i viaggiatori i disertori spagnoli non erano da meno i soldati spagnoli uccidevano i briganti A volta i morti rimanevano sulla strada per giorni, prima che qualcuno si decidesse a rimuoverli. Rimase immobile, gelata, a guardare per qualche istante poi, dalla gola strozzata, le uscì un grido: - Tatella! E si precipitò fuori in cerca della madre. Fece di corsa il giro della misera abitazione, poi corse nel piccolo orto: la donna giaceva su un mucchio di letame in posa scomposta, le gambe divaricate, la veste sollevata fin sopra lombelico E cera sangue dappertutto. Desiderata aprì la bocca per urlare, ma non ne uscì alcun suono, le gambe le vennero meno, cadde nel sangue di sua madre e vi rimase priva di sensi La capanna era molto isolata e fu solo per caso che, il giorno dopo, passò il gabelliere per il suo giro di esazione. Desiderata era ancora priva di sensi e luomo pensò che fossero tutti morti. Era già rimontato a cavallo, quando il suo garzone, che lo seguiva sul carretto, notò un movimento quasi impercettibile e, sceso a vedere, si accorse che era viva. Richiamò concitatamente il suo padrone: - Questa è ancora viva! Gridò mentre tentava di sollevarla e di rianimarla. I suoi tentativi furono infruttuosi ma ebbe la certezza che la bambina respirava. - Vieni via! Non perdere tempo con questi cadaveri che già puzzano e ti prenderai una dissenteria! - No signore! E viva! E proprio viva! - Allora buttala sul carretto ed andiamo: la porteremo al castello. Luomo non era un tenero di cuore, e il mestiere che faceva non aveva certo contribuito ad intenerirlo, ma cerano le leggi del Signore a cui non poteva sottrarsi: avrebbe portato la bambina al castello e lavrebbe affidata a qualcuno. Ci sarebbe voluto un medico Ma chi lavrebbe pagato? Appena giunti, il gabelliere dovette recarsi a fare il suo rapporto allintendente del barone; lasciò quindi lincarico di sistemare la bambina al garzone: - Distendila sulla paglia in una stalla e cerca una donna che possa occuparsene. Ma non perderci troppo tempo, che ci sono i cavalli strigliare. Dopo di che, ritornò ai suoi problemi, dimenticandosi completamente della bambina. Il giovane trovò un angolo nella stalla degli asini, dietro alcune balle di fieno, abbastanza riparato dagli spifferi; ammucchiò un po di paglia e vi distese la bambina. La coprì con un vecchio sacco e uscì nella corte in cerca di una donna a cui affidare la piccola. La corte del castello era un largo spiazzo circondato da unaccozzaglia di capanne traballanti, stalle, depositi, e piccole botteghe di artigiani. La gente che vi viveva riusciva a procurarsi il minimo per sopravvivere offrendo i suoi servigi ai signori e litigandosi un tozzo di pane. Non era facile trovare una donna disposta, per niente, ad occuparsi della bambina. Il garzone camminava lentamente, a testa bassa, tentando di individuare, nella sua mente, una donna abbastanza timorata di Dio che accettasse di caricarsi di un fardello che, in quelle condizioni di vita, non era indifferente. Così, immerso nei suoi pensieri, finì senza accorgersene, nel bel mezzo di una feroce rissa. Quando si rese conto della situazione, tentò di allontanarsene; ma un energumeno, che urlando vibrava coltellate alla cieca, lo colpì alla gola recidendogli la carotide. Desiderata rimase in quella stalla senza che nessuno altro sapesse di lei. 2 |
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