Nostalgia

Certamente il progresso è una gran bella cosa…
Oggi si va in America in meno di un’ora…
Quando ero bambino ricordo che ci voleva più di un mese di mare.
Allora desideravo tanto andare in America…
Ora non più.
Ricordo l’apparecchio radio dei miei genitori: una grossa scatola cubica, con al centro un rettangolino luminoso con tante scritte piccole piccole… La sera tutta la famiglia si raccoglieva intorno a questa meraviglia della tecnica per ascoltare le commedie in religioso silenzio. Io ne ero incantato, ricordo che pensavo: - Come sarebbe bello poter vedere, in questo rettangolino, come al cinema, anche le persone che recitano...
Ora non lo penso più.
E ricordo le strade della mia città: grandi, larghe, dove ci si spostava a piedi e, al massimo, quando mio padre era in soldi, col tram. Di tanto in tanto passava un’automobile… Io la seguivo con lo sguardo ipnotizzato fino a che mi era possibile. E vedevo quell’uomo al volante come un essere di un’altra razza… una razza superiore… E sognavo che, un giorno, avrei posseduto un’automobile anch’io…
Ora non lo sogno più.
E, veniamo al dunque. L’impianto elettrico della nostra casa: I fili elettrici erano delle treccine dorate che correvano lungo le pareti, sostenuti dagli “isolatori”, Gli interruttori erano dei grossi aggeggi di ceramica, con al centro un nottolino girevole. Sporgevano subito accanto alla porta, all’ingresso di ogni camera. Allora li accettavo come un normale accessorio: bastava sporgere una mano oltre la porta, e si accendeva la luce…
Poi vennero quelli più moderni. Al posto del nottolino girevole era una levetta: in alto la luce si accendeva, in basso si spegneva… Una trovata geniale, il massimo della funzionalità!
Ero contento così, mi stava bene, potevi entrare od uscire da una camera pensando ad un’altra cosa… senza doverti concentrare sull’interruttore.
Ora non più!
Ora gli impianti sono “a norme”. I fili non sai più dove sono, passano nelle pareti e, se vuoi appendere un quadro, devi essere un ingegnere, o almeno un geometra; studiare sulla carta lo schema dell’impianto, oppure devi piantare il chiodo sperando che il Signore te la mandi buona e non resti fulminato, attaccato al muro, al posto del quadro…
Ma la cosa veramente terribile sono gli interruttori: non sporgono più! Al loro posto è una piastrina incassata nel muro difficile da individuare al buio e, quando finalmente la trovi, devi indovinare quale delle tante levette, anch’esse perfettamente incassate, devi premere… Perché, oltre tutto, c’è anche la pretesa di comandare, da una camera, le luci di quelle accanto!
Ed allora, se entro in cucina, individuata la piastrina degli interruttori, mi devo fermare a pensare: Non devo premere il primo perché spegnerei la luce del corridoio, non devo premere il secondo: è una presa di corrente, non devo premere il terzo: è semplicemente un coperchio per un vano libero caso mai un domani…, il quarto ed il quinto sono buoni: comandano la luce centrale e quella sui fornelli, il sesto ed il settimo non ricordo a che servono... dovrei andare a vedere.
In camera da letto tutta la faccenda è complicata dalle luci sui comodini. Se stai leggendo a letto, devi essere ben sveglio quando decidi di smettere e metterti a dormire, altrimenti rischi, invece di spegnere la lucetta sul tuo comodino, di illuminare a giorno la camera, con le conseguenze che qualsiasi uomo sposato può immaginare,,,
Per non parlare della solita “comodità” di poter comandare le luci delle camere accanto…
Ieri sera mi sono ritirato alle due, la casa era immersa nel sonno, sono entrato scalzo e al buio per non disturbare… Ho pensato: - Accenderò la luce solo nello spogliatoio… - Ma l’elettricista pazzo aveva pensato proprio a tutto: ho illuminato la camera di mia figlia che sembrava la Rinascente la vigilia di Natale!
E mia figlia, come si dice a Napoli, non è dolce di sale…

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