Capito I
Ricordi
Oggi mi è capitato
tra le mani un libro Chris Stewart, ex batterista dei
Genesis, "Una casa tra i limoni". Anzi, per la
verità, non è capitato; me lo ha dato mia moglie
dicendo:
-Leggiti questo libro, ti piacerà. E di un pazzo
come te.
Ed infatti il libro narra di come il protagonista
decidesse di lasciare il "mondo civile" per
andarsene a vivere in una piccola fattoria sperduta, sui
monti dellAndalusia.
Ho cominciato a leggere svogliatamente: il desiderio di
lasciare il caos e lo stress delle città è molto comune
niente di nuovo
Ne so qualcosa per esperienza.
Dopo qualche pagina però la lettura si è interrotta e
la mia mente è andata ad una storia ormai quasi
dimenticata.
Avevo quarantasei anni e la gente mi considerava un uomo
di successo: avevo messo su, da zero, unazienda che
sembrava molto florida (conoscevo solo io la montagna di
debiti su cui era costruita), la mia famiglia (moglie e
tre figli) vivevano, se non nel lusso, in una tranquilla
agiatezza. Non mi mancava niente
Ed ero
profondamente infelice.
La mia natura (forse i famosi condizionamenti atavici)
era profondamente onesta. Questo vivere da ricchi quando
sapevo benissimo di non esserlo, mi manteneva in un
continuo disagio. Avevo sperato, massacrandomi di lavoro,
di poter portare lazienda in pari ma, man mano che
passava il tempo, mi rendevo sempre più conto che non ci
sarei riuscito: in un mondo dove dovevo misurarmi con
gente con tanto pelo sullo stomaco, che sfruttava i
dipendenti, evadeva le tasse, comprava merce rubata, si
incendiava i propri depositi per frodare le
assicurazioni, riciclava danaro sporco, ero il tipico
vaso di coccio
E vero, i miei dipendenti mi amavano, i fornitori
mi davano credito pressoché illimitato, i clienti erano
assidui ed affezionati
Ma i margini erano
forzatamente bassi e chiaramente insufficienti. Ogni
volta che rifacevo i conti (ed accadeva spessissimo)
consideravo seriamente lidea di chiudere tutto
Ma ormai davo da vivere a diciotto famiglie
Che
fare
mandarle tutte in mezzo ad una strada?
E così, ogni mattina, ritornavo ad un lavoro che, per
me, era un Calvario: dopo le quotidiane visite alle
banche, i contatti con i fornitori, le telefonate degli
estorsori, appena riuscivo a ritagliarmi un paio dore,
montavo sulla mia moto e me ne andavo in giro per le
campagne, sognando una vita bucolica ed un sano lavoro
manuale.
Un giorno lessi sul giornale un annuncio: "Sulle
colline di Agropoli, vendesi terreno trentamila mq, con
rudere, diciotto milioni." Telefonai solo per
curiosità ma il mio interlocutore era un ottimo
venditore e mi convinse ad andare a vedere il terreno.
Era sulla strada tra Agropoli ed Ogliastro, la vecchia
statale diciannove che, con un milione di curve,
attraversava tutto il Cilento, giungendo fino in Calabria.
Un chilometro prima di giungere ad Ogliasto, nascosto tra
la vegetazione, cera un cancelletto di legno marcio
dal quale si accedeva ad uno scosceso sentiero di terra
battuta: - Qui comincia la proprietà magnificò
il mio accompagnatore vede quella fila di querce
alla nostra sinistra? Comincia di là ed arriva fino a
quellaltra fila sulla destra. Tutta questa parte
che vediamo, a fronte strada è il confine superiore
Quello inferiore da qua non si vede
Ma ora
scendiamo giù
Cè anche un progetto già
approvato per un villino a fronte strada
- Ma io
del villino a fronte strada non sapevo che farmene
volevo vedere il rudere.
Ci avviamo quindi per il sentiero, scostando con le mani
i rami che lo avevano invaso. Dopo aver percorso il
viottolo per quattro/cinquecento metri, sbucammo in uno
spiazzo dove nascosta tra la vegetazione, sorgeva quella
che la mia guida chiamava pomposamente la casa.
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