| Giallo senza mistero | Takaroa |
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... Giacomo era sconvolto, se avesse avuto quell’uomo tra le mani lo avrebbe strangolato. Ma era una persona ragionevole, doveva trovare una soluzione civile. Tentò di rassicurare la ragazza: - Stai tranquilla cara, ora gli parlo io, vedrai che lo convincerò a lasciarti tranquilla, gli darò tutti i soldi che vorrà… - No papà per favore… Ti ucciderà… E ucciderà anche me… - Non ti preoccupare. Non ucciderà nessuno. Senza esitare ancora, Giacomo uscì rapidamente e si recò all’ufficio di Carlo: - Carlo, spiegami che sta succedendo, senza mentire altrimenti metto a soqquadro tutto l’ufficio! - Ma… Signor Giacomo… Si calmi… Sono cose tra me e Lucilla… - Un cazzo! Mia figlia è dimagrita di trenta chili. Che le hai fatto? - Io? Niente! E’ tutta contenta che ha trovato la dieta giusta! - Non fare lo stronzo! Parla o, quanto è certo Iddio, ti rivolto questa scrivania addosso… |
... Prima però bisogna che vi dica qualcosa in più su Takaroa: Takaroa non e' una comune barca, fatta di vetroresina, legno e metalli vari. Takaroa, nascosto da qualche parte - forse in sentina - ha un cuore. Ormai ne sono convinto: uomini che amano la propria barca sono abbastanza comuni, ed io - inutile nasconderlo - sono certamente fra questi. Ma barche che ricambiano questo sentimento non credevo che ne esistessero. Takaroa certamente mi ama, ed e' gelosa e dispettosa come potrebbe esserlo una donna. Se la curo e la coccolo, se sto molto spesso con lei, diventa dolcissima: e riesce ad indovinare i miei desideri portandomi dove voglio solo leggendomi nel pensiero. Ma, se per un po' la trascuro e la lascio sola, diventa antipatica ed infida: si mette a dispetto! Allora anche prendere una boa diventa difficile... Si ferma due metri prima, o arriva sulla boa che sembra ferma, e invece prosegue sparata. Se cerco di manovrare a marcia indietro si diverte a fare quello che vuole , infischiandosene di tutti i miei calcoli sull'effetto dell'elica. Quel giorno però' entrando nel porto di Ustica, il nostro rapporto era idilliaco, inoltre chissà per quale miracolo, c'era un posto libero in banchina proprio al centro! Era l'ora della passeggiata ed il molo era gremito di villeggianti. Takaroa ed io ci sentivamo osservati da mille occhi curiosi ed interessati... Volevamo fare bella figura. Puntammo la prua dritto verso l'ormeggio, ci fermammo sul punto preciso dove volevamo gettare l'ancora, poi, con attenta manovra avanzammo lentamente, con tutta la barra a dritta, fino a disporci con la poppa un po' laterale all'ormeggio. Quando ingranai la marcia indietro Takaroa spostò il sedere... Pardon la poppa, nella giusta direzione e quindi, preso l'abbrivio, andò a fermarsi, bella dritta, a mezzo metro dalla banchina.... |
Ricordi di guerra |
Ma voi... |
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... Il sabato indossavo sempre la mia divisa di figlio della lupa e mi pavoneggiavo in giro per il paese sotto gli sguardi ammirati ed invidiosi dei ragazzini. L'otto settembre del quarantatré, era di mercoledì, ed avevo sette anni e mezzo. Avevo appena ricevuto la mia nuova divisa di balilla ed ero molto orgoglioso del fazzoletto azzurro che portavo al collo al posto delle fasce bianche incrociate della divisa precedente. Quando, al sabato, uscii per la solita passeggiata, fui fermato da un giovane che mi strappò dal petto la "M" di Mussolini e la gettò in mezzo alla strada: - Il Duce non c'è più - disse - E' ora di finirla con queste pagliacciate! - Ritornai a casa con le lacrime agli occhi e raccontai tutto a mia madre che esclamò: "Era ora! Togliti questa divisa". Nei giorni successivi i miei amici che, chissà come, ne sapevano sempre più di me, mi spiegarono cosa era successo: un certo maresciallo Badoglio aveva chiesto l'armistizio ai nostri nemici che non erano più nemici. Ora i nemici erano i tedeschi. Ero troppo piccolo o troppo stupido per capire: cresciuto nel mito dell'amor di Patria, della bandiera e della lealtà, non riuscivo ad accettare l'idea che gli italiani, di cui ero tanto fiero, avessero potuto fare un'azione del genere ai nostri amici, rivoltandosi contro di loro dopo aver combattuto fianco a fianco, ed alleandosi con quelli che ci avevano bombardato, che avevano ucciso i nostri compatrioti e distrutto le nostre case. |
I ... - Mio signore - gli dissi cadendo in ginocchio sulla scotta del fiocco - perdonami per aver dubitato di te! - E così rimasi in ginocchio nel pozzetto, mentre la scotta, rimasta sotto il mio ginocchio destro proprio all'altezza del nodo savoia, mi tormentava la rotula, senza che avessi il coraggio di accennare al minimo movimento per liberarmi. E intanto la mia testa era un vulcano: il Signore che decide di apparire proprio a me! Perché proprio a me? E una vocina maligna (forse il Diavolo) mi mormorava nell'orecchio: - Ora Questo ti fa spuntare una sorgente giusto al centro del pozzetto! O pretenderà che Gli fai costruire una Chiesa sullo specchio di poppa! O peggio, vorrà che vai raccontando in giro la Lieta Novella, e passerai i tuoi ultimi anni in manicomio! Dire che ero spaventato è veramente poco! Ma il Signore se ne restava in silenzio, il nodo sotto il ginocchio premeva, non era una situazione da prolungare ancora per molto: - Mio Signore - dissi con un filo di voce - Perché fra tanti milioni di uomini hai deciso di apparire proprio a me? Non sono mai stato particolarmente pio, l'ultima volta che sono entrato in una chiesa è stato più di vent'anni fa, e solo per incassare una fattura dal parroco (che quello, se non ci fossi andato di persona, non avrebbe mai pagato!). Non ho donato tutti i miei beni ai poveri (me li avrebbero tirati in faccia!), insomma, perché hai scelto me? - Non lo sai che il Signore ama i semplici? - mi rispose con voce condiscendente - E tu fra i semplici sei il più semplice di tutti, direi che sei quasi... - Signore! - mi permisi di interromperlo - ricordati che sei sulla mia barca e sei un ospite! |
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