Corsi e ricorsi

(il topper)

Il topper, per chi non lo conoscesse, è un barchino a vela di tre metri e quaranta, una superficie velica di cinque metri e venti e quarantatré chili di peso.
Lo comprai venti anni fa e me lo portai in Calabria, dove ho una casetta sulla spiaggia.
Lo presi soprattutto per il suo peso: potevo tirarmelo dietro come un cagnolino dentro e fuori dall’acqua, senza l’aiuto di nessuno. Per questa affinità col cagnolino lo chiamai Fido.
Era divertentissimo, con un alito invisibile di vento, mi permetteva di passeggiare lungo la spiaggia o di fare il bagno al largo, suscitando la rabbia dei soliti soloni che avevano sentenziato: “Non c’è vento, non ti muoverai dal bagnasciuga!”.
Con un po’ di vento poi, era divertentissimo: filava più di un motoscafo!
In quel tempo non ero ancora molto esperto, avevo fatto un corso alla Lega Navale ma, quanto a pratica, ero pressoché a zero.
Naturalmente, conscio dei miei limiti, lo usavo con molta prudenza, fino al giorno…
Fino al giorno in cui arrivarono degli amici. Il mare era mosso, il vento molto forte e, naturalmente, la barchetta era in secca sulla spiaggia.
Uno di loro mi disse di essere molto bravo, di aver vinto anche delle regate su derive, e che avrebbe gradito di provare il Topper. In un primo momento rifiutai categoricamente ma poi, quando tutti gli altri mi rassicurarono sulla sua effettiva abilità, finii con l’acconsentire.
Ed infatti il tizio, armata la barchetta nello specchio d’acqua dietro la scogliera, partì come un razzo tra l’ammirazione di tutti. Fuori degli scogli, lo vedemmo sfrecciare avanti e indietro cinque o sei volte, poi rientrò tranquillamente, giunse vicino a noi e, con una manovra perfetta, bloccò la barca con la prua al vento.
A questo punto non seppi resistere e, nonostante l’impegno a dissuadermi di tutti i presenti, volli provare anch’io.
La partenza fu velocissima e senza problemi, fuori dagli scogli le onde erano piuttosto alte ed il vento ancora più forte. Non so se fu la mano del santo protettore degli incoscienti, ma me la cavai abbastanza bene: le virate riuscirono tutte quasi perfette e, naturalmente, mi guardai bene dalle strambate.
Al rientro, quando raggiunsi la zona di mare piatto dietro la scogliera, non seppi resistere alla tentazione di fare un po’ di teatro: avevo il vento laterale, cazzai la scotta al massimo e, sporgendomi fuori bordo per quanto possibile, puntai alla spiaggia con la velocità di un treno… Quando ormai tutti gli spettatori credevano che gli sarei finito addosso, spostai di scatto la barra a dritta per mettere la prua al vento…
In un attimo mi ritrovai in acqua, mentre la barca decollava e, dopo un volo di un centinaio di metri, si andava a distendere sulla scogliera.
Evidentemente ero arrivato troppo veloce, avevo virato troppo bruscamente restando nella mia posizione sbilanciata, e Fido era diventato un aeroplano!
C’è un mio amico (forse un po’ invidioso delle mie capacità di velista) che non perde l’occasione di raccontare questo episodio a tutti i nuovi amici.
Ora l’ho pubblicato, così gli risparmio ulteriori fatiche.
Per alcuni anni il topper fu il mio compagno dell’estate, vento o non vento, ci passavo su intere giornate, salvandomi dalla noia della spiaggia.
Poi comprai un flying junior di occasione e, felice di disporre anche di un fiocco e di uno spinnaker, cedetti Fido ad un amico.
In seguito presi il primo piccolo cabinato… Poi uno più grande… Poi uno più grande ancora e dimenticai completamente il piacere delle derive.
Quest’anno sono tornato ancora una volta su quella spiaggia, non possiedo una barca, l’ombrellone mi stava uccidendo…
L’amico al quale avevo ceduto il topper si è mosso a compassione: “perché non ti prendi un po’ il barchino? Sono anni che non lo uso più… E’ abbandonato in soffitta.”
Mentre stava ancora parlando, ero nella sua soffitta: ho dissotterrato il mio vecchio amico pezzo per pezzo. La vela, ormai all’estremo, l’ho rabberciata alla buona con la carta gommata, lo scafo l’ho medicato con qualche chilo di silicone, ho sostituito un agugliotto del timone con un chiodo a pressione…
Ed ora sono di nuovo in mare… Certo, il mio Fido non è più quello di prima… Ma nemmeno io.

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